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Il caso

di Andrea Massidda
Il caso

SASSARI. Due registi famosi esclusi dal contributo regionale per il cinema e una polemica che, ora dopo ora, si fa sempre più accesa. Anche perché i bocciati in questione sono il talento cagliaritano...

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SASSARI. Due registi famosi esclusi dal contributo regionale per il cinema e una polemica che, ora dopo ora, si fa sempre più accesa. Anche perché i bocciati in questione sono il talento cagliaritano Giovanni Coda (che ha già annunciato di fare ricorso) e addirittura il premio Oscar Paolo Sorrentino, le cui richieste di finanziamento sono state respinte nei giorni scorsi dalla commissione tecnico-artistica che ha il compito di distribuire i 2 milioni di euro della legge regionale finalizzata alla realizzazione di sceneggiature e alla produzione di lungometraggi, cortometraggi e opere prime. Se Coda minaccia battaglie legali e sul suo profilo Facebook scrive «i miei titoli sono stati letteralmente falsificati dalla Commissione», a fare scalpore è soprattutto l’esclusione dell’autore de “La grande bellezza”, che attraverso la casa di produzione Indigo ha chiesto alla Regione Sardegna 500mila euro per girare la pellicola “Loro”, su Silvio Berlusconi. Istanza rigettata sostanzialmente anche con questa motivazione: «L’ambientazione in Sardegna di una piccola parte della storia è puramente marginale e non consente di dare una valutazione oggettiva che abbia come riferimento l’identità regionale, che poco si evince». In altre parole, sembra di capire, il film di Sorrentino non avrebbe quasi niente a che fare con la Sardegna. E pazienza se Berlusconi per vent’anni ha trasformato la sua villa di Porto Rotondo in una filiale di Palazzo Chigi. Per non parlare del fatto che il lungometraggio su di lui farà davvero il giro del mondo e che l’immagine della Sardegna, magari col marchio dei Quattro mori sui titoli, avrebbe potuto garantire all’isola un enorme ritorno d’immagine.

Insomma, abbastanza per sapere che cosa ne pensa l’assessore regionale alla Cultura Giuseppe Dessena, rintracciato ieri sera al telefono. «In questo momento mi trovo a casa e non ho la documentazione per esprimermi – dice, tagliando corto –, comunque sia la legge demanda le decisioni a una commissione e se la valutazione è stata questa non posso entrare nel merito. Detto ciò – continua Dessena – considero Sorrentino un grande regista e ho pubblicamente apprezzato le sue opere cinematografiche».

Così la politica, dunque. Ma qual è, invece, l’opinione dei registi sardi? Salvatore Mereu (che nel 2004 con “Ballo a tre passi” vinse la sezione “Settimana internazionale della critica” alla 60ª Mostra del cinema di Venezia, ma anche il David di Donatello come miglior regista esordiente), preferisce parlare della legge. «La trovo ottima – commenta – da difendere con il coltello tra i denti: se esiste una fioritura del cinema in Sardegna lo si deve anche a questo straordinario strumento». Sulla vicenda delle due bocciature eccellenti, soltanto poche parole: «Una commissione esprime le proprie opinioni e se si accettano le regole del gioco bisogna accettare anche i verdetti, proprio come quando si partecipi a un festival».

Gianfranco Cabiddu, fresco di David di Donatello per la migliore sceneggiatura adattata con il suo film “La stoffa dei sogni”, si augura invece che la questione venga affrontata con un’approfondita discussione anche a livello istituzionale. «Dopo dieci anni – sostiene – mi sembra il caso che si faccia un bilancio serio di questa legge, anche per capire in quale direzione bisogna andare. A mio avviso – aggiunge – è esagerato assegnare 45 punti su 100 per il carattere di sardità di un’opera. E poi è più sardo un film che racconta il bunker di Berlusconi in Costa Smeralda o quello sul pastore che legge nell’ovile la Divina Commedia? Chiediamocelo tutti».



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