Allen scaricato anche da Colin Firth
di Alessandra Baldini
Dopo le nuove accuse di Dylan Farrow molti attori tagliano i ponti con il regista
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NEW YORK. Dopo il ritorno di fiamma delle accuse della figlia adottiva Dylan Farrow, per Woody Allen è davvero finita? “A Rainy Day in New York” potrebbe essere l’ultimo film per il regista di Manhattan dopo che un coro di divi, da ultimo Colin Firth, che fu diretto da Woody in “Magic in the Moonlight” del 2014, lo hanno scaricato.
«Non lavorerò più con lui», ha annunciato al Guardian l’attore premio Oscar per il “Discorso del Re”. Per Firth la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata proprio l’intervista di Dylan: ieri per la prima volta la giovane donna è andata in televisione a denunciare molestie subite da bambina. Allen, che aveva negato le accuse 25 anni fa, è tornato a smentire anche ieri. L’esodo delle star ha indotto giornali come i britannici Telegraph e Guardian e negli Usa l’Atlantic e People a chiedersi se la carriera di Woody Allen sia finita. Firth si è accodato ad altri colleghi, tra cui Rebecca Hall, Timothee Chalamet, Mira Sorvino, Rachel Brosnahan, Natalie Portman e Greta Gerwig che si sono dissociati dal regista. La Hall e Chalamet si sono impegnati a donare i compensi di “A Rainy Day in New York” a organizzazioni come “Timès Up” nate sulla scia delle accuse di molestie e stupri contro l’ex produttore Harvey Weinstein. A Hollywood avere attori famosi nel cast dei propri film è la garanzia di riuscire a finanziare i propri progetti e tuttavia, secondo l’Atlantic, potrebbe essere difficile d’ora in poi per Woody assicurarsi negli Usa e in Europa i fondi necessari a mantenere il prolifico ritmo di un film all’anno.
Il Guardian ipotizza che proprio “A Rainy Day in New York” potrebbe essere per Allen il canto del cigno, «se mai troverà’ un distributore». Le accuse «minano la sua legacy», scrive il quotidiano londinese secondo cui, a fronte dei fan più sfegatati che non gli faranno mai mancare l’appoggio, molti vip di Hollywood si sono convinti che il regista non è più intoccabile: prendere le sue parti, come fece l’ex compagna Diane Keaton nel 2014 quando ad Allen fu conferito il Golden Globe alla carriera, potrebbe essere poco opportuno nel nuovo clima creato dopo le accuse di decine di donne a Weinstein e ad altri divi.
«Non lavorerò più con lui», ha annunciato al Guardian l’attore premio Oscar per il “Discorso del Re”. Per Firth la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata proprio l’intervista di Dylan: ieri per la prima volta la giovane donna è andata in televisione a denunciare molestie subite da bambina. Allen, che aveva negato le accuse 25 anni fa, è tornato a smentire anche ieri. L’esodo delle star ha indotto giornali come i britannici Telegraph e Guardian e negli Usa l’Atlantic e People a chiedersi se la carriera di Woody Allen sia finita. Firth si è accodato ad altri colleghi, tra cui Rebecca Hall, Timothee Chalamet, Mira Sorvino, Rachel Brosnahan, Natalie Portman e Greta Gerwig che si sono dissociati dal regista. La Hall e Chalamet si sono impegnati a donare i compensi di “A Rainy Day in New York” a organizzazioni come “Timès Up” nate sulla scia delle accuse di molestie e stupri contro l’ex produttore Harvey Weinstein. A Hollywood avere attori famosi nel cast dei propri film è la garanzia di riuscire a finanziare i propri progetti e tuttavia, secondo l’Atlantic, potrebbe essere difficile d’ora in poi per Woody assicurarsi negli Usa e in Europa i fondi necessari a mantenere il prolifico ritmo di un film all’anno.
Il Guardian ipotizza che proprio “A Rainy Day in New York” potrebbe essere per Allen il canto del cigno, «se mai troverà’ un distributore». Le accuse «minano la sua legacy», scrive il quotidiano londinese secondo cui, a fronte dei fan più sfegatati che non gli faranno mai mancare l’appoggio, molti vip di Hollywood si sono convinti che il regista non è più intoccabile: prendere le sue parti, come fece l’ex compagna Diane Keaton nel 2014 quando ad Allen fu conferito il Golden Globe alla carriera, potrebbe essere poco opportuno nel nuovo clima creato dopo le accuse di decine di donne a Weinstein e ad altri divi.
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