“Il faro”, gli avventurosi anni Trenta
di Fabio Canessa
Il nuovo racconto di Paco Roca ambientato nella Spagna lacerata dalla guerra civile
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Quando pubblicava per la prima “Il faro”, nel 2006, Tunué era appena nata. Il disegnatore di quel libro, Paco Roca, sarebbe diventato in seguito l'autore di punta della casa editrice che di recente ha fatto uscire una nuova edizione del volume firmato dal grande fumettista spagnolo all'inizio della sua carriera. Inserito nella collana di graphic novel di Tunué chiamata Prospero's Book, “Il faro” (cartonato, 96 pagine, 14.90 euro) porta il lettore nella seconda metà degli anni Trenta, in quella Spagna lacerata dalla Guerra civile ricordata nell'introduzione con l'inserimento anche di alcune immagini simbolo come la Guernica di Pablo Picasso e la foto del miliziano colpito a morte di Robert Capa. D'altronde è giusto ricordare come l'interesse per la storia, per la memoria individuale e collettiva, rappresenti una costante nel lavoro di Roca.
Il protagonista è Francisco, un giovane soldato repubblicano che braccato dai nazionalisti riesce a fuggire raggiungendo un isolato promontorio dominato da un faro. Qui, ferito, perde i sensi e viene soccorso dal guardiano: l'eccentrico Telmo. Il ragazzo, disilluso e abbruttito dalla guerra, e il vecchio, ottimista e sognatore. L'incontro di due mondi sul quale Paco Roca costruisce un racconto che rappresenta anche un omaggio alla letteratura marinaresca con i vari riferimenti a Moby Dick, Long John Silver, Ulisse, Sinbad, Gulliver. Mare che simboleggia in fondo la libertà, di vivere e immaginare, che Francisco riscopre con l'aiuto di Telmo dopo aver conosciuto gli orrori di una guerra nella quale si è trovato a combattere senza aver «idea di cosa stesse succedendo, né sapevo chi fossero Azana o Franco». La fantasia del guardiano del faro gli restituisce la voglia di sognare nuovi mondi possibili come l'isola di Laputa dove «gli abitanti vivono in pace gli uni con gli altri».
Non siamo certo ai livelli dei suoi capolavori successivi sempre pubblicati in Italia da Tunué - da “Rughe” (noto anche grazie alla riuscita trasposizione animata) al più recente “La casa” - ma anche in questa breve storia si riconosce la mano del fumettista spagnolo capace di trovare sempre il giusto equilibrio tra testi e disegno. A vantaggio di una narrazione allo stesso tempo dinamica e riflessiva, realistica e poetica.
Il protagonista è Francisco, un giovane soldato repubblicano che braccato dai nazionalisti riesce a fuggire raggiungendo un isolato promontorio dominato da un faro. Qui, ferito, perde i sensi e viene soccorso dal guardiano: l'eccentrico Telmo. Il ragazzo, disilluso e abbruttito dalla guerra, e il vecchio, ottimista e sognatore. L'incontro di due mondi sul quale Paco Roca costruisce un racconto che rappresenta anche un omaggio alla letteratura marinaresca con i vari riferimenti a Moby Dick, Long John Silver, Ulisse, Sinbad, Gulliver. Mare che simboleggia in fondo la libertà, di vivere e immaginare, che Francisco riscopre con l'aiuto di Telmo dopo aver conosciuto gli orrori di una guerra nella quale si è trovato a combattere senza aver «idea di cosa stesse succedendo, né sapevo chi fossero Azana o Franco». La fantasia del guardiano del faro gli restituisce la voglia di sognare nuovi mondi possibili come l'isola di Laputa dove «gli abitanti vivono in pace gli uni con gli altri».
Non siamo certo ai livelli dei suoi capolavori successivi sempre pubblicati in Italia da Tunué - da “Rughe” (noto anche grazie alla riuscita trasposizione animata) al più recente “La casa” - ma anche in questa breve storia si riconosce la mano del fumettista spagnolo capace di trovare sempre il giusto equilibrio tra testi e disegno. A vantaggio di una narrazione allo stesso tempo dinamica e riflessiva, realistica e poetica.
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