Tempio si commuove per Faber
La “prima” del film sulla vita di Fabrizio De André, in platea i suoi storici amici galluresi
TEMPIO PAUSANIA. Sardegna, comune di Tempio Pausania, 27 agosto 1979. Un commando armato e incappucciato irrompe nella tenuta di Fabrizio De André, in località “L’Agnata”, e sequestra a scopo di estorsione il cantautore genovese insieme con la compagna Dori Ghezzi, poi diventata sua moglie. Faber aveva scelto quell’angolo incantevole della Gallura per viverci di musica e agricoltura anche con i suoi due figli Cristiano e Luvi, rinnegando in qualche modo le ambizioni professionali e borghesi che il padre riponeva nei suoi confronti. «Questo luogo è ciò che al buon Dio consiglierei di regalarci come Paradiso», diceva. E non si rimangiò mai quelle parole, nonostante tutto. Comincia così il film “Il principe libero” – produzione di Rai Fiction e di Bibi, presentato ieri in trecento sale italiane e in onda su Raiuno il 13 e 14 febbraio prossimo – che racconta attraverso vari flashback la vita di uno dei più grandi poeti/menestrelli del Novecento, autore di capolavori come “Marinella”, “Bocca di rosa”, “Crêuza de mä”, “Princesa” e mille altri brani entrati nella storia della musica italiana, creatore di personaggi rimasti nell’immaginario collettivo nazionale.
In platea, al Teatro del Carmine, molti degli amici sardi con i quali De André trascorse gran parte della sua vita. A cominciare da Mario Rosati, figlio del capitano Vincenzo, il comandante della compagnia dei carabinieri di Tempio, ormai scomparso, che più di tutti contribuì a liberarlo dei suoi rapitori. «Il ruolo di mio padre – dice Mario – è toccato all’attore Ciro Esposito che, devo dire, è stato bravissimo a interpretarlo, dopo aver parlato con me delle ore, aver guardato e riguardato le foto, studiato i documenti dell’epoca. Non ha tralasciato alcun particolare e anche quando l’avevo visto recitare sul set ho capito quanto si fosse immedesimato. Sono contento – aggiunge –, mio padre s’impegnò per la liberazione di Fabrizio come se dovesse liberare me, suo figlio». E infatti la famiglia De André restò legata ai Rosati da una profonda amicizia. Faber regalò a Mario una chitarra spagnola che vale una fortuna, ma anche un immenso affetto.
Seduto in platea c’è pure Franco Maciocco, segretario della Fondazione De André, amico dell’artista da quando arrivò in Sardegna, tanto che dai suoi racconti potrebbero nascere altre due pellicole. Il film – durata più di tre ore – oltre a poter contare su una naturale colonna sonora strepitosa – ripercorre la vita di De André (interpretato da Luca Marinelli) sin dall’infanzia a Genova. E in sala, specie nelle scene che riguardano l’isola, non sono pochi a sciogliersi in lacrime. Si commuovono anche Tonino Pirrigheddu e la moglie Patrizia Cannas, titolari del cinema, che conobbero bene sia Fabrizio che Dori Ghezzi (interpretata da Valentina Bellé). «Il fatto è che questo film racconta una storia vera che in parte abbiamo vissuto – spiega Patrizia –, non riusciamo a vederlo come una fiction. Personalmente mi sono emozionata nelle scene del sequestro, quei quattro mesi passati nel cosiddetto “Hotel Supramonte”. Come narra la pellicola – aggiunge – Dori venne liberata prima di Fabrizio, e il loro successivo incontro effettivamente fa venire il nodo alla gola. È la storia di un grande amore». La pensa così anche Antonio Atzena, che con Faber condivise bicchieri di ottimo vino e interminabili sfide a ping pong. Un altro grande legame, come tanti che De André si costruì a Tempio.
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