Fake news e poteri criminali contro la libertà di stampa
di Antonio Meloni
Il dibattito promosso dalla Nuova nell’ambito del “Progetto scuola”. L’incontro tra gli studenti e Albanese, giornalista nel mirino della ’ndrangheta
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SASSARI. Che siano le minacce della criminalità organizzata o il caos generato dall’avvento delle nuove tecnologie, il sistema dell’informazione vive una stagione difficile. Sfumata l’immagine romantica del giornalista senza paura, fare giornalismo, oggi, è diventata un’attività quanto meno insidiosa. Parlare di queste cose con gli studenti delle superiori è come sfatare un mito, ma anche suscitare un dibattito appassionato legato alla necessità di salvaguardare il principio di democrazia garantito finora da un’informazione libera e non paludata.
Lo ha fatto senza retorica una squadra di giornalisti riuniti, ieri, nella sala convegni del quotidiano La Nuova Sardegna, di fronte a una cinquantina di studenti dei licei Azuni, Spano, Canopoleno e del polo tecnico Devilla. Il programma della mattinata, coordinata dalla giornalista Daniela Scano, era inserito nel ciclo di incontri previsti dal progetto “Scuola” della Nuova che coinvolge gli istituti superiori di Sassari e hinterland. Tema delicato, incentrato sugli ostacoli che oggi, più che mai, impediscono ai giornalisti di fare il loro mestiere, quello di raccontare i fatti senza condizionamenti, consapevoli di rendere un servizio per il progresso civile del Paese.
La vicenda travagliata di Michele Albanese, giornalista calabrese, da quattro anni sotto scorta per essere stato minacciato dalla criminalità organizzata, ha offerto ai ragazzi ampia materia di riflessione. Tanto più che a raccontare i fatti è stato lui stesso, grazie a un collegamento Skype con la sala convegni del quotidiano. A chi gli ha chiesto quanto coraggio serve per fare il mestiere e se sia consapevole del fatto che se allora avesse voltato lo sguardo altrove, ora, non si troverebbe in quella condizione, il cronista ha risposto senza esitazione di non conoscere altro modo di fare il giornalista. Lui, che, per usare le sue parole, vive nel cuore della criminalità, «dove si gioca la champions league della ’ndrangheta, dove si trova la testa dell’organizzazione perché – ha spiegato Albanese – qui decidono i programmi, ma gli affari li fanno altrove».
Rispondendo alle tante domande degli studenti, Albanese ha raccontato la sua vita blindata, le tante necessarie limitazioni alla sua libertà e a quella dei suoi familiari, ma non ha avuto un secondo di esitazione quando ha concluso dicendo: «Non siate distratti, non vivete la vita da spettatori. C’è un solo modo per essere liberi davvero, quello di difendere sempre la verità».
Temi accennati in apertura dal direttore della Nuova Antonio Di Rosa quando ha rimarcato le tante difficoltà incontrate oggi da chi voglia fare giornalismo d’inchiesta, specie nelle realtà periferiche dove le distanze sono molto ravvicinate e la libertà di stampa non è per niente facile da difendere. Raffaele Lorusso, segretario nazionale della Fnsi (Federazione nazionale della stampa italiana), il sindacato dei giornalisti, ha ricordato che in questo momento, in Italia, 19 giornalisti, fra cui Albanese, sono sotto scorta e 167 costantemente “attenzionati”, cioè sotto vigilanza attiva, da parte dalle forze dell’ordine, solo per avere fatto il loro mestiere. «Una cosa è certa – ha concluso Lorusso – il giornalista minacciato non può essere lasciato solo perché non è in gioco solo la sua libertà o quella della stampa, a essere minacciata è la sopravvivenza della democrazia». Sulla stessa sintonia, Alessandra Costante (segreteria Fnsi), ha affrontato il tema attuale delle fake news: «Esito – ha detto – dell’abbandono della cultura della conoscenza a vantaggio di quella della convenienza», secondo cui è meno faticoso accontentarsi di una sola versione che nella gran parte dei casi è quella distorta. Infine Francesco Birocchi, presidente regionale dell’ordine dei giornalisti, ha spiegato ai ragazzi, tra le altre cose, il ruolo di vigilanza dell’Ordine sull’operato del singolo cronista a garanzia della bontà di un’informazione sempre più indispensabile per la crescita civile e la tenuta della democrazia.
La mattinata è trascorsa piacevolmente grazie anche alle performance delle studentesse del liceo coreutico “Azuni” e di un intermezzo musicale di Jasmin Ghera, giovanissima e talentuosa trombettista del Conservatorio.
Lo ha fatto senza retorica una squadra di giornalisti riuniti, ieri, nella sala convegni del quotidiano La Nuova Sardegna, di fronte a una cinquantina di studenti dei licei Azuni, Spano, Canopoleno e del polo tecnico Devilla. Il programma della mattinata, coordinata dalla giornalista Daniela Scano, era inserito nel ciclo di incontri previsti dal progetto “Scuola” della Nuova che coinvolge gli istituti superiori di Sassari e hinterland. Tema delicato, incentrato sugli ostacoli che oggi, più che mai, impediscono ai giornalisti di fare il loro mestiere, quello di raccontare i fatti senza condizionamenti, consapevoli di rendere un servizio per il progresso civile del Paese.
La vicenda travagliata di Michele Albanese, giornalista calabrese, da quattro anni sotto scorta per essere stato minacciato dalla criminalità organizzata, ha offerto ai ragazzi ampia materia di riflessione. Tanto più che a raccontare i fatti è stato lui stesso, grazie a un collegamento Skype con la sala convegni del quotidiano. A chi gli ha chiesto quanto coraggio serve per fare il mestiere e se sia consapevole del fatto che se allora avesse voltato lo sguardo altrove, ora, non si troverebbe in quella condizione, il cronista ha risposto senza esitazione di non conoscere altro modo di fare il giornalista. Lui, che, per usare le sue parole, vive nel cuore della criminalità, «dove si gioca la champions league della ’ndrangheta, dove si trova la testa dell’organizzazione perché – ha spiegato Albanese – qui decidono i programmi, ma gli affari li fanno altrove».
Rispondendo alle tante domande degli studenti, Albanese ha raccontato la sua vita blindata, le tante necessarie limitazioni alla sua libertà e a quella dei suoi familiari, ma non ha avuto un secondo di esitazione quando ha concluso dicendo: «Non siate distratti, non vivete la vita da spettatori. C’è un solo modo per essere liberi davvero, quello di difendere sempre la verità».
Temi accennati in apertura dal direttore della Nuova Antonio Di Rosa quando ha rimarcato le tante difficoltà incontrate oggi da chi voglia fare giornalismo d’inchiesta, specie nelle realtà periferiche dove le distanze sono molto ravvicinate e la libertà di stampa non è per niente facile da difendere. Raffaele Lorusso, segretario nazionale della Fnsi (Federazione nazionale della stampa italiana), il sindacato dei giornalisti, ha ricordato che in questo momento, in Italia, 19 giornalisti, fra cui Albanese, sono sotto scorta e 167 costantemente “attenzionati”, cioè sotto vigilanza attiva, da parte dalle forze dell’ordine, solo per avere fatto il loro mestiere. «Una cosa è certa – ha concluso Lorusso – il giornalista minacciato non può essere lasciato solo perché non è in gioco solo la sua libertà o quella della stampa, a essere minacciata è la sopravvivenza della democrazia». Sulla stessa sintonia, Alessandra Costante (segreteria Fnsi), ha affrontato il tema attuale delle fake news: «Esito – ha detto – dell’abbandono della cultura della conoscenza a vantaggio di quella della convenienza», secondo cui è meno faticoso accontentarsi di una sola versione che nella gran parte dei casi è quella distorta. Infine Francesco Birocchi, presidente regionale dell’ordine dei giornalisti, ha spiegato ai ragazzi, tra le altre cose, il ruolo di vigilanza dell’Ordine sull’operato del singolo cronista a garanzia della bontà di un’informazione sempre più indispensabile per la crescita civile e la tenuta della democrazia.
La mattinata è trascorsa piacevolmente grazie anche alle performance delle studentesse del liceo coreutico “Azuni” e di un intermezzo musicale di Jasmin Ghera, giovanissima e talentuosa trombettista del Conservatorio.
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