LA STORIA - Forbici, rasoio e chitarra: ad Alghero l’ultimo “Barber”
Angelo Maresca racconta come e perché nella città catalana è nata la tradizione dei coiffeur che compongono canzoni popolari
ALGHERO. Quando Alghero stava ancora dentro quella che oggi è la città vecchia, la barberia era il centro dell’universo. Prima dei bar, il luogo di ritrovo era quello. Dal barbiere passava di tutto. Gli algheresi che vivevano nelle campagne, o fuori città per lavoro, se volevano sapere come girasse il mondo (ammesso che a qualche algherese sia mai interessato cosa succede lontano dalla Riviera del Corallo) andavano lì a cercare notizie.
La domenica mattina, quando tutto chiudeva, i barbieri erano aperti. I forestieri e i ricchi si mischiavano nelle vecchie botteghe tra via Columbano e piazza Civica con il popolo, tra racconti, risate e storie inventate di sana pianta. Niente che non succedesse anche altrove. Niente che non succeda ancora oggi. A rendere così caratteristici e unici quei posti era la musica. Tra un taglio di capelli e una rasatura, tra una battuta e un aneddoto, ma anche nel bel mezzo di un racconto, i barbieri cantavano. Improvvisavano, componevano, davano un ritmo a ogni storia.
Questa leggenda è arrivata sino a oggi in maniera un po’ sbiadita. Il mito dei “barbieri cantanti” è quasi in estinzione. E tra un po’ nessuno saprà più come è nato, perché, chi ne sia stato il più autorevole esponente, di questa schiera di barbieri che hanno fatto la storia della canzone algherese. Tutto questo ad Angelo Maresca, ultimo superstite di una tradizione che si perde nel tempo e resiste ancora, dispiace un po’. “Lo Barber”, come è conosciuto da tutti il titolare del salone da uomo di largo San Francesco, autore, interprete e chitarrista, non si è mai sentito come il discendente di una stirpe in via di sparizione. Ma se si ferma a pensarci, si dispiace anziché compiacersi di questo status che dovrebbe gratificarlo. «Che peccato, finisce che questa tradizione si perde e con lei rischia di perdersi anche questa lingua meravigliosa, poetica, musicale».
Il primo gennaio Angelo Maresca ha fatto 74 anni. Nasconde la calvizie sotto un borsalino scuro e lascia che qualche capello bianco gli copra il collo. La sua vita si è sempre divisa tra due grandi passioni, la musica e il lavoro di barbiere. Le ha coltivate insieme, contemporaneamente, nello stesso posto. Merito di sua madre. «Mio padre era pescatore, a volte mi portava con lui, ma mamma si è imposta», racconta signor Angelo in attesa del primo appuntamento pomeridiano. Si toglie il cappello e per non sentirsi troppo nudo inforca la chitarra e strimpella, chiudendo di tanto in tanto gli occhi appresso a qualche verso d’amore per Alghero. «Mamma non voleva che facessi lavori pericolosi, quello del pescatore all’epoca lo era – ricorda “lo barber” – lei era sarta e mi portò con lei, provai, ma a stare piegato mi veniva mal di testa». Il babbo stava fuori anche per dieci giorni di fila, quando era la stagione della pesca, e sapeva che sacrifici aveva chiesto alla moglie. Così, quando Angelo Maresca chiese di andare a fare il ragazzo di bottega da qualche barbiere, il padre acconsentì. «Non voglio far piangere altre donne per colpa mia», disse, dando il suo benestare. A sette anni “lo barber” iniziò a respirare quell’aria, andava a fare delle piccole commissioni in cambio di qualche spicciolo per il cinema della domenica. «A casa non c’erano soldi, così a quindici anni ho iniziato a lavorare davvero, ho fatto la mia prima barba», dice Angelo Maresca con il sorriso perso nei ricordi.
Ha iniziato alla bottega di Salvatore Masala, detto “Pomodoro”, in via Gilbert Ferret. Poi è stato da Gerolamo Biosa in via Principe Umberto, e da Raimondo Cossu, sassarese, in via Manzoni. Alla fine è arrivato in via Columbano, da “Buttiguetta”, Mario Melis. «Aveva un complessino, in negozio c’era sempre la chitarra – spiega Maresca – è stato lui a spiegarmi perché questo fosse così frequente nelle barberie algheresi». In pratica, «i barbieri avevano un’associazione di mutuo soccorso e di assistenza sociale tra loro, e il mutuo soccorso aveva anche la banda musicale, perciò tutti i barbieri studiavano musica per suonarci», ricorda. «“Alguer Mia”, da molti considerato l’inno di Alghero, l’ha scritta il barbiere Antonio Dalerci, e “La Cardenera” è di Giuseppe Loi, noto “Musconi”, anche lui barbiere, così come Antonio Cao, autore di “Pais me”, e Badalotti, che ha scritto “Miñona Murena”», snocciola lui tutto d’un fiato. «Ma erano barbieri anche i cantanti Angelino Caria, detto “Battorina”, Giovanni Gavini, detto “Pasteta”, e suo figlio Berto», continua.
In via Columbano, a servizio da “Buttiguetta”, Angelo Maresca diventa “Lo Barber”. Inizia a strimpellare la chitarra, e nei lunghissimi pomeriggi di quell’apprendistato di vita e di lavoro scrive la sua prima canzone: “Al carrer de la pretura”. Da lì in poi non ha mai smesso di radere barbe e scrivere canzoni, di tagliare cappelli e cantare, incidendo un disco proprio l’anno scorso con otto brani tradizionali e dieci suoi, e partecipando a inizio anno al progetto “Mans manetes”, una sorta di libro-disco che la Piattaforma per la lingua sta distribuendo in tutte le scuole, utilizzando le filastrocche e le ninnenanne per bambini come strumento didattico per l’insegnamento dell’algherese. «Nel 1967 ho aperto la mia bottega in via XX settembre e nel 1981 mi sono trasferito qui, in largo San Francesco», è l’ultima riflessione.
Mario Palomba, che lo affianca dal 1983 ma che non canta e non suona – «altrimenti i clienti scappano», si schernisce – lo ascolta e annuisce. Sua moglie Carmelina, 71 anni, e suoi figli Maurizio e Marina, 45 e 43 anni, hanno sempre dovuto dividerlo con queste due passioni. E sarà così ancora a lungo. «Sto preparando un nuovo disco – annuncia “lo barber – e naturalmente ci sarà anche un rap».
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