La Nuova Sardegna

Il genio di Peter Brook a Cagliari e Sassari

di Grazia Brundu
Il genio di Peter Brook a Cagliari e Sassari

Al Massimo e al Comunale in scena “Battlefield”, l’ultima opera di uno dei grandi maestri del teatro del Novecento

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SASSARI. Il corteggiamento è durato due anni, ma ne è valsa la pena. Alla fine Aurora e Nicola Simeone, padre e figlia, doppia generazione alla guida del Teatro del Sale hanno segnato una bella doppietta. Anche grazie al supporto della Fondazione di Sardegna. “Battlefield”, il lavoro più recente di Peter Brook, regista cult, sperimentatore e teorico della scena, maestro indiscusso del teatro del Novecento, arriva a Cagliari (domani e domenica al Massimo) e a Sassari (il 14 e il 15 febbraio al Comunale). Durante «un tour che tocca solo altre quattro città italiane», sottolineano i Simeone, organizzatori del festival “L’isola del teatro & l’isola raccontata”, all’edizione numero quindici. L’orgoglio è comprensibile, perché non capita tutti i giorni di essere inclusi in un circuito che, dal debutto di “Battlefield” nel 2015, è passato per i teatri più prestigiosi del mondo.

L’ultimo lavoro del regista inglese (a quasi 93 anni pare stia lavorando a una nuova regia) si concentra su un episodio di uno dei poemi epico-religiosi più importanti dell’India, il Mahabharata, la cui versione più antica risale al IV secolo a.C. e che racconta la guerra sanguinosa tra due fazioni di cugini, i Pandava e i Kaurava. Sull’epopea indiana Peter Brook aveva già costruito, nel 1985, uno spettacolo omonimo, allestito tra le pareti di una cava per il Festival di Avignone. Un lavoro monumentale in tre parti, lungo nove ore, interpretato da una ventina di attori di diverse nazionalità (per l’Italia,Vittorio Mezzogiorno) e diventato subito leggenda. “Battlefield”, alla lettera “campo di battaglia”, scritto da Brook insieme a Jean-Claude Carrière e Marie-Hélène Estienne è un condensato di novanta minuti. Come il lavoro degli anni Ottanta riflette sul tema, purtroppo nel frattempo mai archiviato, della guerra. Scrive lo stesso regista nella presentazione della pièce: «Volevamo parlare di cosa succede dopo una battaglia. Da entrambe le parti i capi si pongono un interrogativo: chi ha vinto dice “la vittoria è una sconfitta” e quelli che hanno perso ammettono che avrebbero potuto impedire quella guerra. Nel Mahabharata hanno almeno la forza di porre queste domande. Il nostro vero pubblico è Obama, Hollande, Putin (nel 2015 non c’era ancora Trump, ndr). La domanda è: come vedono i loro oppositori?».

A segnare una continuità con il “Mahabharata” del 1985, sul palco di “Battlefield” in arrivo a Cagliari e Sassari resta «il musicista giapponese Toshi Tsuchitori, autore delle musiche, presente in scena, – anticipano i direttori del Teatro del Sale – mentre il resto del cast è formato da quattro straordinari interpreti: Karen Aldridge, Edwin Lee Gibson, Jared McNeill e Larry Yando», che recitano in inglese con sopratitoli in italiano a cura di Luca Delgado. I costumi sono di Oria Puppo, il disegno delle luci di Philippe Vialatte, dal 1985 membro del Théâtre des Bouffes du Nord, la compagnia fondata da Brook nell’omonimo teatro parigino, che firma la produzione di “Battlefiled”. E proprio le luci, numerosissime, dissimulate in maniera impeccabile, contribuiscono in maniera decisiva alla riuscita di uno spettacolo che, spiega Nicola Simeone, «richiede tredici ore di montaggio eppure sembra semplicissimo nella sua pulizia formale». Per rendere perfetto l’evento manca solo la presenza di Peter Brook. «Noi comunque – dice Simeone – un posto in sala glielo riserviamo in tutte le date. Non si sa mai».

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