La Nuova Sardegna

Migrazioni, rileggiamo Hawthorne

Una riflessione sull’immigrazione guardando agli Usa, crogiuolo di razze, negli anni in cui il problema era all’ordine del giorno. Che, tra il 1892 e il 1924, quando si fissarono le quote d’ingresso,...

1 MINUTI DI LETTURA





Una riflessione sull’immigrazione guardando agli Usa, crogiuolo di razze, negli anni in cui il problema era all’ordine del giorno. Che, tra il 1892 e il 1924, quando si fissarono le quote d’ingresso, ha avuto come porta d’accesso, per 16 milioni di immigrati da ogni dove, Ellis Island, l’Isola delle lacrime. Creata sulla foce del fiume Hudson nella baia di New York, con la resulta di quanto estratto dalla terra per la costruzione della metropolitana, fu chiusa definitivamente nel 1954, per essere trasformata prima in carcere, quindi in monumento nazionale, poi ospitando l’Immigration Museum.

Isola delle lacrime, si diceva: se è vero che, in quei 32 anni di ispezioni e accesso regolato, di interrogatori assillanti, di quarantene, furono circa 3000 i suicidi. Colpisce il cerimoniale dell’accoglienza: con quelle lunghe ore di controlli giudiziari e sanitari culminanti nel pasto – sempre quello – di pane e aringhe. Chissà quanto contò la memoria di quel che si racconta nel capolavoro di Nathaniel Hawthorne, “La lettera scarlatta” (1850), nell’uso d’apporre col gesso, sulla schiena degli immigrati, vocali o consonanti, a indicare quelli bisognosi d’ulteriori approfondimenti medici e sanitari. La X la lettera più temuta e più atroce: disturbi mentali.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Il raid

Undici furgoni a fuoco nella notte: attentato contro un’azienda logistica del sud Sardegna – Le indagini

Le nostre iniziative