i vincitori
Ermal e Fabrizio: «Nessuna rivalsa, siamo troppo felici»
SANREMO. E alla fine hanno vinto loro. In barba alle polemiche, alle accuse di “autoplagio”, alla sospensione per un giorno, ai pronostici e alla tradizione che chi entra Papa esce cardinale. Ermal...
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SANREMO. E alla fine hanno vinto loro. In barba alle polemiche, alle accuse di “autoplagio”, alla sospensione per un giorno, ai pronostici e alla tradizione che chi entra Papa esce cardinale. Ermal Meta e Fabrizio Moro possono ben dire “Non mi avete fatto niente”, come il titolo della loro canzone e godersi l'aria fresca che tira dal piazzamento più alto del podio.
L'amarezza dei giorni scorsi ha lasciato spazio alla soddisfazione, la tensione si è sciolta finalmente in un sorriso. «Ci siamo sentiti feriti, attaccati ingiustamente – racconta Meta a caldo –. Ma in questa vittoria non c'è rivalsa. Il rancore non serve, ci siamo chiariti e tanto basta. Ai pronostici non abbiamo mai pensato, avremmo avuto l'ansia da prestazione». Con Moro ad aggiungere: «C'è talmente tanta gioia e felicità che ora non c'è spazio per altro. Sono abituato a superare gli ostacoli e a trasformarli in energia positiva». Ma gli strascichi polemici alla fine li hanno aiutati? «Potendo scegliere, avremmo preferito che tutto ciò che è successo, non fosse capitato. Siamo contenti, per noi certo, ma soprattutto per il messaggio che volevamo trasmettere». La collaborazione tra i due è cosa recente. Si sono incrociati un anno fa proprio sul palco dell'Ariston e rincorsi tra un live e l'altro durante l'estate, per poi mettersi al lavoro sul brano presentato al festival in autunno. «E la cosa più bella di tutta questa storia è che ho trovato un nuovo amico», dice Fabrizio, mentre Ermal, confermando che il progetto non si ferma «e continueremo a scrivere insieme, perché è quello che sappiamo fare», spiega che «la stretta di mano si è trasformata in un abbraccio». Giurano, all'unisono, di aver capito che la vittoria era davvero arrivata, solo quando Baglioni ha fatto i loro nomi. «Pensavo che saremmo arrivati terzi, io gli ultimi due anni sono stato abbonato al terzo posto, pensavo che avrei replicato anche stavolta. Il primo pensiero è stato per mia madre, che era in sala». Soddisfazione invece è ciò che è balenato subito nella mente di Moro: «ma non per la gara, ma per quel senso di responsabilità nei confronti di Ermal, del progetto, di tutti quelli che hanno lavorato con noi».
L'amarezza dei giorni scorsi ha lasciato spazio alla soddisfazione, la tensione si è sciolta finalmente in un sorriso. «Ci siamo sentiti feriti, attaccati ingiustamente – racconta Meta a caldo –. Ma in questa vittoria non c'è rivalsa. Il rancore non serve, ci siamo chiariti e tanto basta. Ai pronostici non abbiamo mai pensato, avremmo avuto l'ansia da prestazione». Con Moro ad aggiungere: «C'è talmente tanta gioia e felicità che ora non c'è spazio per altro. Sono abituato a superare gli ostacoli e a trasformarli in energia positiva». Ma gli strascichi polemici alla fine li hanno aiutati? «Potendo scegliere, avremmo preferito che tutto ciò che è successo, non fosse capitato. Siamo contenti, per noi certo, ma soprattutto per il messaggio che volevamo trasmettere». La collaborazione tra i due è cosa recente. Si sono incrociati un anno fa proprio sul palco dell'Ariston e rincorsi tra un live e l'altro durante l'estate, per poi mettersi al lavoro sul brano presentato al festival in autunno. «E la cosa più bella di tutta questa storia è che ho trovato un nuovo amico», dice Fabrizio, mentre Ermal, confermando che il progetto non si ferma «e continueremo a scrivere insieme, perché è quello che sappiamo fare», spiega che «la stretta di mano si è trasformata in un abbraccio». Giurano, all'unisono, di aver capito che la vittoria era davvero arrivata, solo quando Baglioni ha fatto i loro nomi. «Pensavo che saremmo arrivati terzi, io gli ultimi due anni sono stato abbonato al terzo posto, pensavo che avrei replicato anche stavolta. Il primo pensiero è stato per mia madre, che era in sala». Soddisfazione invece è ciò che è balenato subito nella mente di Moro: «ma non per la gara, ma per quel senso di responsabilità nei confronti di Ermal, del progetto, di tutti quelli che hanno lavorato con noi».
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