La Nuova Sardegna

Antonio Marras veste un racconto di Patrizia Sardo

di Angiola Bellu
Antonio Marras veste un racconto di Patrizia Sardo

La moglie dello stilista ispira la nuova collezione Tanto nero, pizzi e gioielli: viaggio verso il musical

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MILANO. “Per Grazia Ricevuta”: è tratto da un racconto firmato da Patrizia Sardo Marras, il titolo della sfilata di Antonio Marras Autuno-Inverno 2018/19, andata in scena ieri alla Settimana della Moda milanese. Lo stilista si conferma narratore di sentimenti, suscitati dalle storie racchiuse nella Storia.

Il filo noir della storia. «Volevo mettere in luce la mia parte un po’ più nera – ci racconta, a margine dell’evento andato in scena negli spazi dell’ex-Cinemeccanica – nel senso che il nero è il filo conduttore di tutta la storia». Gli abiti, bellissimi, sono infatti perlopiù neri, hanno voile impalpabile, pizzi e gioielli, in contrasto con materiali “maschili” come il tweed e i gessati. Nel nero spiccano poetici dettagli rosso brillante. Sensualità morbida e mai sfacciata, quella della collezione Marras. «Ci sono le mia caratteristiche – continua lo stilista di Alghero – il mio Dna: il melange di materiali, l’assemblaggio di pezzi differenti che magari sembrerebbe pesante. Questa volta mi metto a nudo; riguardo quello che ho fatto fino ad oggi, reinterpretandolo, correggendolo, modificando proporzioni e volumi, e facendo sì che tutto quello che ho fatto fino ad ora, nasca oggi a nuova vita».

Il racconto del viaggio. E’ una collezione intima e il tono è un po’ più sussurrato, più lunare. La malinconia è un voile che copre gambe nude, gambe che viaggiano – scarpe basse maschili, eleganti – verso l’altrove. Passerella emozionante, atmosfere cinematografiche e retrò; una performance che racconta il viaggio. Il viaggio di sempre, quello d’avventura, guerra e immigrazione. Il viaggio per mare: il più antico e mai superato modo di viaggiare. Un pianista dal vivo e navigazioni transatlantiche, naturalmente declinate in tre classi.

Il pittore del Sultano. Ma tutto è iniziato da una voce di Wikipedia, come ci racconta Patrizia Sardo Marras: «Antonio un giorno mi ha portato una voce di Wikipedia che parlava di un certo John Marras, un miniaturista che – partito nel 1772 dalla Francia – è arrivato a New York prima, e poi a Costantinopoli, dove diventò capo degli affari del dipartimento delle belle arti e pittore del sublime Sultano. Ho pensato che avrebbe potuto essere un antenato di Antonio e ho iniziato a costruire questa storia. Ho immaginato che lui si arruolasse, si imbarcasse su un vascello e arrivasse in Sardegna in un momento clou, intorno al 1790, quando eravamo ben colonizzati. Lui è arrivato a Cagliari per un giorno e si è innamorato di una sarda di nome Bonaria. Ho fatto in modo che questa fosse una discendete della bella di Sanluri che a sua volta aveva sconfitto l’avversario a furia d’amore qualche centinaio di anni prima. Bonaria si è rifugiata ad Alghero, città permissiva e accogliente. Terra colonizzata dagli aragonesi. Lì ha trovato asilo, lì è rimasta fino ad arrivare alla generazione precedente a quella di Antonio».

Commercianti di sogni. E qui il racconto dà via alla sfilata, parla di un viaggio più recente, tema peraltro molto attuale: l’emigrazione dei nostri nonni verso l’America. Vanno in scena le tre classi del transatlantico per le Americhe. «Antonio ha immaginato la prima, la seconda e la terza casse – racconta Patrizia Sardo Marras – quello che succedeva nelle varie classi rappresenta il mondo, sia pur in maniera schematica». Dalla terza classe, in cui i modelli e i performer vestono giacche smontate, infeltrite e rimodellate, impreziosite da pizzi e ricami e tenute in vita da una corda, si passa alla seconda, in cui vano in scena “commercianti e donne sognanti” vestiti di eleganti patchwork di tessuti madras, pelliccia e jacquard, fino alla prima classe, luogo di uomini d’affari e contesse, che portano nel loro bagaglio sul transatlantico abiti drappeggiati, gonne plissettate, asimmetriche, trasparenti.

Abiti da gran sera, con strass fiocchi e pietre preziose. Al finale si arriva in America, che li accoglie con la sua contaminazione culturale: bomber intarsiati, i cappellini da baseball in principe di Galles, giacconi imbottiti e felpe che forse richiamano quelle logore che portano i migranti del Ventunesimo secolo, quando li vediamo in Tv appena arrivati sulle coste italiane, rocambolescamente, attraverso il mare : «Il viaggio – spiega Marras – oggi purtroppo ci racconta di persone in condizioni terribili. Non possiamo dimenticare di quelli che sono i viaggi di questo momento storico, soprattutto per noi che stiano nel Mediterraneo, spettatori involontari di questa tragedia».

La sfilata è un musical. La sfilata termina con una sorta di “sogno americano” forse più felliniano che hollywoodiano. Coppie elegantissime – che ballano come Ginger e Fred–, come in un musical. Non manca nel racconto un omaggio ironico e affettuoso ad un Marras realmente esistito nella persona di Antonino Marras detto “Zietto”, lo zio “signorino” di Antonio – fratello elegantissimo del padre – che ha lasciato in eredità il suo guardaroba al nipote. «Abbiamo immaginato – racconta Patrizia Sardo – che Zietto, tornando da un viaggio per mare, sia incappato in una tempesta incredibile e abbia chiesto la grazia a Nostra Signora di Bonaria, la protettrice della Sardegna e dei naviganti, facendo il voto di non sposarsi mai».

Per Grazia Ricevuta, Zietto e la sua nave si sono quindi salvati.

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