Infanzia e felicità Le belle parole di Tove Jansson
Tolstoj ne era convinto e ne dà testimonianza nel celebre incipit di Anna Karénina (1878): solo l’infelicità può chiedere di essere raccontata in un romanzo, se è vero che ognuno la patisce a suo...
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Tolstoj ne era convinto e ne dà testimonianza nel celebre incipit di Anna Karénina (1878): solo l’infelicità può chiedere di essere raccontata in un romanzo, se è vero che ognuno la patisce a suo modo, mentre la felicità resta uguale per tutti, in regime di costante monotonia, appagante per coloro che la celebrano mentre la vivono, ma del tutto priva di attrattiva, al netto magari dell’invidia, per chi si trova nel ruolo di spettatore.
Non la pensava così Tove Jansson, la narratrice di lingua svedese nata a Helsinki nel 1914 e morta nel 2001, figlia d’uno scultore e di un’illustratrice, la quale era solita ripetere che mai avrebbe cominciato a scrivere senza l’infanzia felice che le era toccata in sorte. Se l’abbiamo potuta conoscere in Italia, si deve soprattutto al lavoro della casa editrice Iperborea che, negli anni, ci ha proposto numerosi sui romanzi. Torna ora con la Postfazione di Carmen Giorgetti Cima, alla sua tredicesima edizione, una piccola e deliziosa opera di culto, Il libro dell’estate (1972), che va a comporre un naturale dittico con Il libro dell’inverno (1998). Ho parlato d’infanzia e felicità: che, nel loro connubio, costituiscono appunto la cifra vera di questo romanzo ambientato in un’isola dell’arcipelago finlandese.
Non la pensava così Tove Jansson, la narratrice di lingua svedese nata a Helsinki nel 1914 e morta nel 2001, figlia d’uno scultore e di un’illustratrice, la quale era solita ripetere che mai avrebbe cominciato a scrivere senza l’infanzia felice che le era toccata in sorte. Se l’abbiamo potuta conoscere in Italia, si deve soprattutto al lavoro della casa editrice Iperborea che, negli anni, ci ha proposto numerosi sui romanzi. Torna ora con la Postfazione di Carmen Giorgetti Cima, alla sua tredicesima edizione, una piccola e deliziosa opera di culto, Il libro dell’estate (1972), che va a comporre un naturale dittico con Il libro dell’inverno (1998). Ho parlato d’infanzia e felicità: che, nel loro connubio, costituiscono appunto la cifra vera di questo romanzo ambientato in un’isola dell’arcipelago finlandese.
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