Viva il coworking, 4 artisti sassaresi: «Quanto ci piace lavorare insieme»
Fabio Canessa
Professionisti e amici in uno spazio condiviso. Riflessioni, spunti e una birra a fine giornata
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Assassini. Si chiamano così, per gioco ovviamente. Sul primo che ha tolto fuori il nome c’è discussione, ma è subito chiara l’origine di quello che è diventato un “marchio” – Gli Assassini Creative Studio, come indicato anche nella pagina Facebook – quando per andare a trovarli si percorre via Pettenadu e, arrivando davanti al portone d’ingresso del palazzo che ospita il loro ufficio, lo sguardo cade sull’insegna della trattoria (L’Assassino) che si trova esattamente a fianco. Sono quattro e tutti sassaresi. Ognuno specializzato in un campo diverso: Giampiero Bazzu realizza video, Bruno Enna è autore di sceneggiature di fumetti, Antonio Lucchi li disegna, Gianni Tetti scrive romanzi. Professionisti conosciuti che da tre anni condividono lo stesso ambiente di lavoro, pur portando avanti attività diverse e indipendenti.
Una gita a Marceddì. Giampiero, Gianni e Antonio sono amici da molto tempo. E ormai un po’ di anni fa si erano ritrovati anche a collaborare per il cortometraggio “La gita”, diretto da Bazzu, vincitore del concorso Visioni Italiane. Da un’altra gita, fatta insieme nell’Oristanese, è nato il progetto di dividere lo stesso spazio lavorativo. «Avevamo letto che ci doveva essere un incontro con Chuck Palahniuk – raccontano – e ci siamo organizzati per andare. Alla fine lui non c’era e abbiamo ripiegato per un pranzo a Marceddì». Cozze, muggini e salta fuori l’idea di provare a condividere l’ufficio. «In realtà ci avevamo già pensato – specifica Tetti – ma essendo molto amici c’era anche la paura che non potesse funzionare, che magari avremmo finito per perdere tempo il più delle volte. Invece non è stato così, al contrario è diventato uno stimolo per tutti. Anche grazie a Bruno che è arrivato subito dopo. Stavo collaborando con il fratello Stefano e mi ha detto era alla ricerca di uno spazio. Si è aggiunto e ci ha portato la sua grande professionalità».
I vantaggi del coworking. Lavorare all’interno di un gruppo è meglio che da soli, anche se fai un lavoro solitario. Su questo sono tutti d'accordo. L’esperienza del coworking è utile e va ben oltre una semplice scelta economica legata alla necessità di trovare uno spazio. Competenze e talenti convergono nello stesso luogo e questo offre, pur lavorando alla fine ognuno davanti al proprio computer, una grande possibilità di confronto che dà una spinta alla creatività. «Per un periodo – sottolinea Bruno Enna – ho lavorato in uno studio di ingegneri edili, persone simpaticissime ma con le quali non avevo particolari argomenti di conversazione. Qui invece c’è un bell’interscambio, tutti abbiamo sempre qualcosa da rimpallarci dal punto di vista creativo e possiamo mettere l'esperienza personale a disposizione degli altri». Aggiunge su questo aspetto Antonio Lucchi: «Quando fai un lavoro creativo dopo un po’ non riesci più a vedere le cose dalla giusta distanza e avere un professionista vicino aiuta. Non necessariamente seguendo il suo consiglio, ma confrontarsi può smuovere delle cose o rafforzare delle certezze».
Il ritmo lavorativo. Insomma, anche se ognuno lavora alle sue cose, il fatto di condividere uno spazio dà forza. E voglia di continuare in una strada difficile come quella della creatività in Sardegna. «Per quanto mi riguarda – evidenzia Giampiero Bazzu – la cosa è nata anche dalla volontà di avere dei ritmi lavorativi che da soli è facile perdere. Qui si segue un ritmo simile a un lavoro normale: mattina, pomeriggio, sera, con le pause». Sicuramente più difficile organizzarsi in questo modo lavorando da casa. «Il fatto di dover uscire e andare in un posto di lavoro – aggiunge Lucchi – dà il giusto ritmo. E quando torni a casa riesci a staccare veramente, a pensare ad altro».
Nel cuore di Sassari. Per arrivare allo studio, devono immergersi nella città. L’appartamento che li ospita si trova a due passi da piazza Tola e dal balcone che dà su via Satta si può vedere in lontananza il Corso. Un aspetto, quello di lavorare nel cuore di Sassari, che ha anche un valore simbolico. In particolare per Gianni Tetti, la cui produzione letteraria è molto legata alla città. «Tante cose nascono dall’osservazione della realtà che mi circonda. Sono un voyeur, anche qua al minimo rumore mi affaccio alla finestra». Centro che è poi facile da raggiungere «e capita spesso – raccontano – vengano a trovarci persone impegnate come noi nel campo creativo a sottoporci degli elaborati. È diventato anche centro di incontro, dove portare e scambiare idee».
Il libro degli oracoli. Un ambiente ideale. Dove l’aspetto professionale non nega anche momenti di relax e divertimento. Scherzi, qualche schitarrata, la visione di un film in pausa pranzo, una birra ogni tanto per chiudere la serata prima del rientro a casa. Con decisioni che, raccontano con il sorriso, passano spesso per “Il libro degli oracoli”. Per fare un esempio, salta fuori la domanda se pubblicare o meno un recente video che hanno fatto tra loro. Antonio Lucchi apre a caso il volume e legge: «Le stelle ti dicono sì, purché il mattino dopo tu possa essere orgoglioso di te stesso». Sono tutti d’accordo, per questa volta allora è meglio lasciare stare.
Una gita a Marceddì. Giampiero, Gianni e Antonio sono amici da molto tempo. E ormai un po’ di anni fa si erano ritrovati anche a collaborare per il cortometraggio “La gita”, diretto da Bazzu, vincitore del concorso Visioni Italiane. Da un’altra gita, fatta insieme nell’Oristanese, è nato il progetto di dividere lo stesso spazio lavorativo. «Avevamo letto che ci doveva essere un incontro con Chuck Palahniuk – raccontano – e ci siamo organizzati per andare. Alla fine lui non c’era e abbiamo ripiegato per un pranzo a Marceddì». Cozze, muggini e salta fuori l’idea di provare a condividere l’ufficio. «In realtà ci avevamo già pensato – specifica Tetti – ma essendo molto amici c’era anche la paura che non potesse funzionare, che magari avremmo finito per perdere tempo il più delle volte. Invece non è stato così, al contrario è diventato uno stimolo per tutti. Anche grazie a Bruno che è arrivato subito dopo. Stavo collaborando con il fratello Stefano e mi ha detto era alla ricerca di uno spazio. Si è aggiunto e ci ha portato la sua grande professionalità».
I vantaggi del coworking. Lavorare all’interno di un gruppo è meglio che da soli, anche se fai un lavoro solitario. Su questo sono tutti d'accordo. L’esperienza del coworking è utile e va ben oltre una semplice scelta economica legata alla necessità di trovare uno spazio. Competenze e talenti convergono nello stesso luogo e questo offre, pur lavorando alla fine ognuno davanti al proprio computer, una grande possibilità di confronto che dà una spinta alla creatività. «Per un periodo – sottolinea Bruno Enna – ho lavorato in uno studio di ingegneri edili, persone simpaticissime ma con le quali non avevo particolari argomenti di conversazione. Qui invece c’è un bell’interscambio, tutti abbiamo sempre qualcosa da rimpallarci dal punto di vista creativo e possiamo mettere l'esperienza personale a disposizione degli altri». Aggiunge su questo aspetto Antonio Lucchi: «Quando fai un lavoro creativo dopo un po’ non riesci più a vedere le cose dalla giusta distanza e avere un professionista vicino aiuta. Non necessariamente seguendo il suo consiglio, ma confrontarsi può smuovere delle cose o rafforzare delle certezze».
Il ritmo lavorativo. Insomma, anche se ognuno lavora alle sue cose, il fatto di condividere uno spazio dà forza. E voglia di continuare in una strada difficile come quella della creatività in Sardegna. «Per quanto mi riguarda – evidenzia Giampiero Bazzu – la cosa è nata anche dalla volontà di avere dei ritmi lavorativi che da soli è facile perdere. Qui si segue un ritmo simile a un lavoro normale: mattina, pomeriggio, sera, con le pause». Sicuramente più difficile organizzarsi in questo modo lavorando da casa. «Il fatto di dover uscire e andare in un posto di lavoro – aggiunge Lucchi – dà il giusto ritmo. E quando torni a casa riesci a staccare veramente, a pensare ad altro».
Nel cuore di Sassari. Per arrivare allo studio, devono immergersi nella città. L’appartamento che li ospita si trova a due passi da piazza Tola e dal balcone che dà su via Satta si può vedere in lontananza il Corso. Un aspetto, quello di lavorare nel cuore di Sassari, che ha anche un valore simbolico. In particolare per Gianni Tetti, la cui produzione letteraria è molto legata alla città. «Tante cose nascono dall’osservazione della realtà che mi circonda. Sono un voyeur, anche qua al minimo rumore mi affaccio alla finestra». Centro che è poi facile da raggiungere «e capita spesso – raccontano – vengano a trovarci persone impegnate come noi nel campo creativo a sottoporci degli elaborati. È diventato anche centro di incontro, dove portare e scambiare idee».
Il libro degli oracoli. Un ambiente ideale. Dove l’aspetto professionale non nega anche momenti di relax e divertimento. Scherzi, qualche schitarrata, la visione di un film in pausa pranzo, una birra ogni tanto per chiudere la serata prima del rientro a casa. Con decisioni che, raccontano con il sorriso, passano spesso per “Il libro degli oracoli”. Per fare un esempio, salta fuori la domanda se pubblicare o meno un recente video che hanno fatto tra loro. Antonio Lucchi apre a caso il volume e legge: «Le stelle ti dicono sì, purché il mattino dopo tu possa essere orgoglioso di te stesso». Sono tutti d’accordo, per questa volta allora è meglio lasciare stare.
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