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Molestie sessuali, per la Weinstein Company arriva l’ora della bancarotta

di Alessandra Baldini
Molestie sessuali, per la Weinstein Company arriva l’ora della bancarotta

NEW YORK. Per la Weinstein Company suona la campana della bancarotta: la società che faceva capo all'ex boss di Miramax, Harvey Weinstein, farà ricorso alla procedura del Chapter 11 per proteggersi...

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NEW YORK. Per la Weinstein Company suona la campana della bancarotta: la società che faceva capo all'ex boss di Miramax, Harvey Weinstein, farà ricorso alla procedura del Chapter 11 per proteggersi dai creditori dopo che le trattative di vendita con un gruppo di investitori sono naufragate. «Ammettiamo che è un risultato infelice per i dipendenti, i creditori e le vittime, ma il consiglio di amministrazione non ha scelta», si legge in una nota.

Il gruppo di investitori, guidato da Maria Contreras Sweet, ex capo della Small Business Administration sotto Barack Obama, e di cui faceva parte il miliardario dei supermercati Ron Burkle (un amico di Bill Clinton e di Weinstein) aveva offerto di pagare 275 milioni di dollari per la società e di assumersi altri 275 milioni di dollari di debiti, ma il negoziato si era interrotto quando, due settimane fa, l'attorney general dello stato di New York, Eric Schneiderman, aveva fatto causa alla Weinstein a tutela delle decine di donne che hanno accusato Harvey di molestie e stupri. Weinstein, che ha prodotto film premio Oscar come «Shakespeare in Love», «The Artist» e «Il discorso del Re» ha negato di aver mai costretto ad atti sessuali le donne che lo hanno denunciato. Come parte dell'accordo, i potenziali acquirenti avevano promesso di raccogliere almeno 40 milioni di dollari da destinare a un fondo per risarcire le vittime, ma l'intervento di Schneiderman aveva bloccato tutto. Ora, col ricorso al Chapter 11, verrà messo a punto un piano per pagare i creditori.

«Speravamo di arrivare a un'intesa per salvare beni societari e posti di lavoro», si legge nel comunicato del board di cui fa parte anche Bob Weinstein, il fratello di Harvey: «Oggi queste discussioni si sono chiuse e un ordinato processo di bancarotta è l'unica strada possibile per massimizzare quel che resta del valore della societa». Il board ha anche diffuso una lettera inviata alla Contreras e a Burkle in cui si definisce «illusoria» la proposta di acquisto e si scarica la colpa del fallimento dell'intesa accusando il gruppo di aver imposto nuove condizioni col rischio di aggiungere «molti mesi e oltre» alla ratifica dell'intesa.



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