a Cagliari
Viaggio nel contemporaneo con “Geografie umane”
di Sabrina Zedda
CAGLIARI. Ad attirare l’attenzione dei passanti, convincendoli a entrare, è l’espressione enigmatica di una donna che, trasformata nel viso e nei capelli, fa venire in mente una lontana civiltà...
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CAGLIARI. Ad attirare l’attenzione dei passanti, convincendoli a entrare, è l’espressione enigmatica di una donna che, trasformata nel viso e nei capelli, fa venire in mente una lontana civiltà tribale. Lei è Orlan, artista francese le cui performance passano per la modifica (anche chirurgica) del suo corpo e della sua identità. La sua opera “Self hybridation africaine” è l’immagine simbolo di “Geografie umane”, mostra con cui nei giorni scorsi l’Exma ha inaugurato la nuova stagione espositiva, che chiude il ciclo dedicato agli “Sguardi sul mondo attuale”. Un ciclo che vuole omaggiare la grande arte contemporanea internazionale mettendo in mostra pezzi appartenenti alla sterminata collezione di Antonio Manca.
Così se nel 2016 con “Estern eyes” si è partiti indagando i cambiamenti politici e sociali del mondo asiatico, e nel 2017 si sono percorse le Americhe con “Americas”, stavolta il tema è l’Europa. «Protagonisti di Geografie umane sono gli artisti europei che guardano e si interrogano sul loro continente – spiega la curatrice Simona Campus – .Quella che descrivono è una realtà attraversata da grandi metamorfosi, contaminata da altre culture e da altre civiltà».
Nella prima parte della mostra spetta al corpo manifestare le intenzioni dell’artista. Franko B lo fa facendosi fotografare nudo e con le braccia grondanti di sangue su una passerella per sfilate di moda: dietro di lui ci sono i luccichii, ma quello che rimanda è la drammaticità della solitudine umana. Sulla condizione dell’uomo riflette anche lo svizzero Daniele Buetti che, riferendosi alla comunicazione dei mass media e della pubblicità, rende manifesta la fragilità delle apparenze, soprattutto emotive, che dividono le pagine patinate da una realtà fatta di ansie e insicurezze. Un discorso proposto anche dalla raffinatezza formale dell’opera di Matteo Basilè, che guarda al digitale ma con un occhio anche alla tradizione barocca (in primis Caravaggio). Mentre body e borse riempiti con brodo di carne e di verdure indagano, nell’opera di Odinea Pamici, i temi del femminismo e delle nuove sensibilità espressive legate alle questioni di genere.
La seconda parte della mostra strizza invece l’occhio alla fotografia in contrappunto con altri linguaggi. Così da un omaggio a grandi maestri (Mario Fontana, Luigi Ghirri e Mario Giacomelli) si passa ai giovani Panamarneko, Tilman Hornig o Robert Gligorov. Di quest’ultimo, conosciuto per le sue collaborazioni coni Bluevertigo, è proposta un’allusiva gigantografia in cui gli altri gradi del Reich si riuniscono non più sotto le insegne di un’aquila nera ma quelle di un simbolo della pace.
Arricchiscono la mostra alcune opere di Paolo Navale, artista nuorese che ha vissuto e lavorato a Londra e Parigi e autore del “Manifesto dell’estetica surrazionale”. Da non dimenticare anche l’omaggio al tedesco Joseph Beuys. Tra i più rappresentativi artisti del Novecento a livello mondiale, Beuyes negli anni Ottanta venne in Italia per una performance dal titolo “Difesa della natura”: voleva sensibilizzare sul rispetto per l’ambiente.
“Geografie umane” sarà visitabile sino al 20 maggio.
Così se nel 2016 con “Estern eyes” si è partiti indagando i cambiamenti politici e sociali del mondo asiatico, e nel 2017 si sono percorse le Americhe con “Americas”, stavolta il tema è l’Europa. «Protagonisti di Geografie umane sono gli artisti europei che guardano e si interrogano sul loro continente – spiega la curatrice Simona Campus – .Quella che descrivono è una realtà attraversata da grandi metamorfosi, contaminata da altre culture e da altre civiltà».
Nella prima parte della mostra spetta al corpo manifestare le intenzioni dell’artista. Franko B lo fa facendosi fotografare nudo e con le braccia grondanti di sangue su una passerella per sfilate di moda: dietro di lui ci sono i luccichii, ma quello che rimanda è la drammaticità della solitudine umana. Sulla condizione dell’uomo riflette anche lo svizzero Daniele Buetti che, riferendosi alla comunicazione dei mass media e della pubblicità, rende manifesta la fragilità delle apparenze, soprattutto emotive, che dividono le pagine patinate da una realtà fatta di ansie e insicurezze. Un discorso proposto anche dalla raffinatezza formale dell’opera di Matteo Basilè, che guarda al digitale ma con un occhio anche alla tradizione barocca (in primis Caravaggio). Mentre body e borse riempiti con brodo di carne e di verdure indagano, nell’opera di Odinea Pamici, i temi del femminismo e delle nuove sensibilità espressive legate alle questioni di genere.
La seconda parte della mostra strizza invece l’occhio alla fotografia in contrappunto con altri linguaggi. Così da un omaggio a grandi maestri (Mario Fontana, Luigi Ghirri e Mario Giacomelli) si passa ai giovani Panamarneko, Tilman Hornig o Robert Gligorov. Di quest’ultimo, conosciuto per le sue collaborazioni coni Bluevertigo, è proposta un’allusiva gigantografia in cui gli altri gradi del Reich si riuniscono non più sotto le insegne di un’aquila nera ma quelle di un simbolo della pace.
Arricchiscono la mostra alcune opere di Paolo Navale, artista nuorese che ha vissuto e lavorato a Londra e Parigi e autore del “Manifesto dell’estetica surrazionale”. Da non dimenticare anche l’omaggio al tedesco Joseph Beuys. Tra i più rappresentativi artisti del Novecento a livello mondiale, Beuyes negli anni Ottanta venne in Italia per una performance dal titolo “Difesa della natura”: voleva sensibilizzare sul rispetto per l’ambiente.
“Geografie umane” sarà visitabile sino al 20 maggio.
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