Archi, pianoforte e un corno Il Trio di Parma suona Brahms
di Monica De Murtas
Domani al Verdi nuovo appuntamento coi “Grandi interpreti della musica” Ospite in qualità di solista Guglielmo Pellarin dell’Accademia Santa Cecilia
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SASSARI. Prosegue al teatro Verdi la stagione “I grandi interpreti della musica”, organizzata al dalla Cooperativa Teatro e/o Musica, che ospita domani sera alle 21 il Trio di Parma, formazione di spicco del concertismo internazionale. L’ensemble aveva presentato nella passata edizione la prima parte del progetto “Brahms e i trii per pianoforte e archi” esibendosi con il primo clarinetto dell’Accademia di Santa Cecilia: Alessandro Carbonare. Quest’anno la formazione chiude il ciclo dei trii di Brahms salendo sul palco con un altro ospite d’eccezione, Guglielmo Pellarin, primo corno dell’Accademia di Santa Cecilia. Nel 2000 il Trio di Parma è stato scelto per partecipare all’“Isaac Stern Chamber Music Workshop” al Carnegie Hall di New York, vincitore del “Premio Abbiati” quale miglior complesso cameristico l'ensemble collabora con nomi di prima grandezza del panorama mondiale, in questi anni ha realizzato registrazioni radiofoniche e televisive per la Rai e per numerose emittenti estere.
«Avere la possibilità di approfondire in un unico progetto – dice Enrico Bronzi, violoncellista del trio – l’intero arco compositivo di un autore geniale come Brahms è appagante per l’esecutore quanto coinvolgente per l’ascoltatore. Si ha l’occasione di comprendere a fondo il suo percorso musicale in una visione più ampia, storica e culturale». In particolare i Trii approfonditi in questi anni dalla formazione vanno dal “Trio in si maggiore op. 8”, composizione giovanile che Brahms ha ripreso e profondamente rivisto nell’ultimo periodo della sua vita, al “Trio per clarinetto op. 114” che può essere considerato il suo testamento cameristico. «I percorsi monografici hanno il vantaggio di stabilire un contatto più intimo con l’autore – prosegue Bronzi – anche con un autore come Brahms che conosciamo bene e abbiamo sempre frequentato nella nostra carriera. L’immersione nella sua opera ci ha fatto scoprire nuove chiavi di lettura, spunti che sviluppa nell’arco di un’intera vita, la sua logica, le sue ossessioni. Succede anche quando si approfondisce la conoscenza dell’opera di uno scrittore o di un pittore. Quanti dipinti ispirati alla “Natura morta” ha realizzato Cezanne? Ogni opera è indipendente dalle altre, ma tutte insieme costituiscono l'universo artistico del pittore».
Il lavoro sull’integrale ha portato in questi anni a diversi sodalizi artistici, tra cui quello con la star del concertismo Alessandro Carbonare e con l’affermato Guglielmo Pellarin. «Avevo invitato e diretto Guglielmo – conclude Bronzi – quando collaboravo con l’orchestra sinfonica della Valle d’Aosta. Poi abbiamo parlato di lui con Alessandro Carbonare, con il quale progettavamo questa integrale, decidendo insieme di coinvolgerlo. Con il nostro progetto portiamo la musica da camera in giro per il mondo e riscontriamo sempre maggiore interesse da parte del pubblico per questo repertorio che richiama l’attenzione sull’essenzialità del fare musica».
Grande passione per la musica da camera anche per il cornista Pellarin, che da qualche anno si è immerso con entusiasmo nel progetto del trio di Parma. «Vengo da una famiglia di musicisti – dice Pellarin – e sin da piccolo mi hanno insegnato ad amare questo repertorio. La musica da camera è il mio elemento ideale e anche quando suono in una grande orchestra cerco di utilizzare gli strumenti che ho appreso suonando in formazione cameristica. Cerco cioè in qualche modo l’intesa con gli altri musicisti. Per questo motivo suonare con il trio di Parma è per me un’esperienza unica e stimolante che mi sta arricchendo di nuova consapevolezza. Il trio ha raggiunto una sintonia esecutiva perfetta i loro tre strumenti creano un'unica melodia eppure mi hanno accolto con un approccio ispirato alla condivisione che non mi fa sentire mai il solista ospite, ma un membro dell’ensemble, spero che questo si percepisca anche nei nostri concerti».
«Avere la possibilità di approfondire in un unico progetto – dice Enrico Bronzi, violoncellista del trio – l’intero arco compositivo di un autore geniale come Brahms è appagante per l’esecutore quanto coinvolgente per l’ascoltatore. Si ha l’occasione di comprendere a fondo il suo percorso musicale in una visione più ampia, storica e culturale». In particolare i Trii approfonditi in questi anni dalla formazione vanno dal “Trio in si maggiore op. 8”, composizione giovanile che Brahms ha ripreso e profondamente rivisto nell’ultimo periodo della sua vita, al “Trio per clarinetto op. 114” che può essere considerato il suo testamento cameristico. «I percorsi monografici hanno il vantaggio di stabilire un contatto più intimo con l’autore – prosegue Bronzi – anche con un autore come Brahms che conosciamo bene e abbiamo sempre frequentato nella nostra carriera. L’immersione nella sua opera ci ha fatto scoprire nuove chiavi di lettura, spunti che sviluppa nell’arco di un’intera vita, la sua logica, le sue ossessioni. Succede anche quando si approfondisce la conoscenza dell’opera di uno scrittore o di un pittore. Quanti dipinti ispirati alla “Natura morta” ha realizzato Cezanne? Ogni opera è indipendente dalle altre, ma tutte insieme costituiscono l'universo artistico del pittore».
Il lavoro sull’integrale ha portato in questi anni a diversi sodalizi artistici, tra cui quello con la star del concertismo Alessandro Carbonare e con l’affermato Guglielmo Pellarin. «Avevo invitato e diretto Guglielmo – conclude Bronzi – quando collaboravo con l’orchestra sinfonica della Valle d’Aosta. Poi abbiamo parlato di lui con Alessandro Carbonare, con il quale progettavamo questa integrale, decidendo insieme di coinvolgerlo. Con il nostro progetto portiamo la musica da camera in giro per il mondo e riscontriamo sempre maggiore interesse da parte del pubblico per questo repertorio che richiama l’attenzione sull’essenzialità del fare musica».
Grande passione per la musica da camera anche per il cornista Pellarin, che da qualche anno si è immerso con entusiasmo nel progetto del trio di Parma. «Vengo da una famiglia di musicisti – dice Pellarin – e sin da piccolo mi hanno insegnato ad amare questo repertorio. La musica da camera è il mio elemento ideale e anche quando suono in una grande orchestra cerco di utilizzare gli strumenti che ho appreso suonando in formazione cameristica. Cerco cioè in qualche modo l’intesa con gli altri musicisti. Per questo motivo suonare con il trio di Parma è per me un’esperienza unica e stimolante che mi sta arricchendo di nuova consapevolezza. Il trio ha raggiunto una sintonia esecutiva perfetta i loro tre strumenti creano un'unica melodia eppure mi hanno accolto con un approccio ispirato alla condivisione che non mi fa sentire mai il solista ospite, ma un membro dell’ensemble, spero che questo si percepisca anche nei nostri concerti».
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