Sono “stranieri” i figli della fecondazione eterologa in Italia
di Marco Vitali
Ovociti e gameti arrivano nella quasi totalità dall’estero
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I figli della fecondazione eterologa in Italia sono per almeno metà, ovvero da parte materna o paterna, “stranieri” geneticamente poiché ovociti e gameti sono nella quasi totalità dei casi di provenienza estera.
«Per questo, è necessario sensibilizzare in maniera importante per promuovere le donazioni nel nostro Paese». Lo afferma la Società Italiana di Riproduzione Umana (Siru), che a tal fine lancia il progetto ACQuOS (Audit Control Quality Oocyte and Spermatozoa): un’attività di valutazione indipendente dei gameti importati in Italia dalle banche estere nell’ambito della fecondazione eterologa.
Secondo i dati dell’Istituto Superiore della Sanità, infatti, per poter effettuare la fecondazione eterologa è importato il 95% degli ovociti, il 75% di liquido seminale e una quota significativa di cicli è effettuata con embrioni formati all’estero. Gli ovuli della donatrice vengono fatti fecondare dagli spermatozoi della coppia ricevente per dar vita a embrioni che, successivamente, vengono trasferiti nella ricevente.
A quasi quattro anni dallo “sdoganamento” della fecondazione eterologa quindi, a seguito della sentenza della Corte Costituzionale, il bilancio, affermano gli esperti, «non è ancora promettente: sebbene l’eterologa sia molto richiesta, mancano donatori sul territorio nazionale e si fa ancora ricorso quasi esclusivamente alle banche estere».
Il punto, afferma il presidente della Siru Antonino Guglielmino, è che «la sicurezza delle coppie che devono ricorrere alla donazione di gameti è una delle priorità della nostra Società Scientifica.
Per questo motivo, in seguito al rilevamento di alcune criticità evidenziate da diversi organi competenti e in collaborazione con gli organi ispettivi di sicurezza, la Siru ha dato il via a questa operazione i cui primi risultati saranno presentati in occasione del prossimo Congresso nazionale, il prossimo autunno a Catania». I requisiti di sicurezza e qualità stabiliti dalle normative europee saranno oggetto principale dell’audit (una valutazione indipendente volta a ottenere prove, relativamente a un determinato oggetto, e valutarle con obiettività) promosso dal progetto ACQuOS, che inizialmente partirà dal primo aprile su due banche greche e tre spagnole per poi allargarsi ad altri centri esteri da cui provengono i gameti.
Nello specifico, obiettivo delle valutazione di questo audit sarà la verifica di diversi criteri, tra i quali le procedure di selezione delle donatrici e donatori, procedure per il recupero dei gameti maschili e femminili, tracciabilità, requisiti ambientali e della strumentazione e i criteri di stoccaggio e modalità di trasporto dei gameti e/o embrioni.
«Per questo, è necessario sensibilizzare in maniera importante per promuovere le donazioni nel nostro Paese». Lo afferma la Società Italiana di Riproduzione Umana (Siru), che a tal fine lancia il progetto ACQuOS (Audit Control Quality Oocyte and Spermatozoa): un’attività di valutazione indipendente dei gameti importati in Italia dalle banche estere nell’ambito della fecondazione eterologa.
Secondo i dati dell’Istituto Superiore della Sanità, infatti, per poter effettuare la fecondazione eterologa è importato il 95% degli ovociti, il 75% di liquido seminale e una quota significativa di cicli è effettuata con embrioni formati all’estero. Gli ovuli della donatrice vengono fatti fecondare dagli spermatozoi della coppia ricevente per dar vita a embrioni che, successivamente, vengono trasferiti nella ricevente.
A quasi quattro anni dallo “sdoganamento” della fecondazione eterologa quindi, a seguito della sentenza della Corte Costituzionale, il bilancio, affermano gli esperti, «non è ancora promettente: sebbene l’eterologa sia molto richiesta, mancano donatori sul territorio nazionale e si fa ancora ricorso quasi esclusivamente alle banche estere».
Il punto, afferma il presidente della Siru Antonino Guglielmino, è che «la sicurezza delle coppie che devono ricorrere alla donazione di gameti è una delle priorità della nostra Società Scientifica.
Per questo motivo, in seguito al rilevamento di alcune criticità evidenziate da diversi organi competenti e in collaborazione con gli organi ispettivi di sicurezza, la Siru ha dato il via a questa operazione i cui primi risultati saranno presentati in occasione del prossimo Congresso nazionale, il prossimo autunno a Catania». I requisiti di sicurezza e qualità stabiliti dalle normative europee saranno oggetto principale dell’audit (una valutazione indipendente volta a ottenere prove, relativamente a un determinato oggetto, e valutarle con obiettività) promosso dal progetto ACQuOS, che inizialmente partirà dal primo aprile su due banche greche e tre spagnole per poi allargarsi ad altri centri esteri da cui provengono i gameti.
Nello specifico, obiettivo delle valutazione di questo audit sarà la verifica di diversi criteri, tra i quali le procedure di selezione delle donatrici e donatori, procedure per il recupero dei gameti maschili e femminili, tracciabilità, requisiti ambientali e della strumentazione e i criteri di stoccaggio e modalità di trasporto dei gameti e/o embrioni.
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