La Nuova Sardegna

Hollywood premia “La forma dell’acqua”

di Fabio Canessa

Agli Oscar trionfa la pellicola di Del Toro. Statuetta a James Ivory per la sceneggiatura di “Chiamami col tuo nome”

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SASSARI. Tutto o quasi come previsto. Nessuna grande sorpresa rispetto ai pronostici della vigilia. Così va in archivio la novantesima edizione degli Academy Awards che ha visto trionfare nella categoria più ambita, quella di miglior film, “La forma dell’acqua”. Dal Leone d’oro a Venezia all’Oscar. Un percorso di premi davvero esagerato quello della fiaba di Guillermo Del Toro. Una storia in stile la bella e la bestia che, a parte l’interessante e politico discorso sulla diversità, e certi gustosi omaggi al cinema, risulta abbastanza scontata nello svolgimento e con personaggi stereotipati.

La rivoluzione messicana. Quattro nel complesso le statuette per “La forma dell’acqua”. A quella di miglior film bisogna aggiungere i premi alla scenografia, alla colonna sonora e soprattutto alla regia dove sarebbe stata bella una vittoria di Paul Thomas Anderson alla sua ennesima nomination con “Il filo nascosto”. Invece la statuetta è andata ancora una volta a un regista messicano, così come quattro volte nelle ultime cinque edizioni: una con Cuaron, due con Inarritu e adesso con Del Toro.

Attrici e attori. Da Venezia è passato anche “Tre manifesti a Ebbing, Missouri” del regista inglese Martin McDonagh, vincitore di due Oscar. Senza discussione quello alla protagonista Frances McDormand, cazzuta nel film così come sul palco nel suo discorso rivolto alle donne per garantire gli stessi diritti anche sul set. Tra gli attori non protagonisti erano candidati ben due interpreti dello stesso film e a spuntarla è stato Sam Rockwell, su Woody Harrelson e gli altri in nomination. A completare il quadro degli Oscar dedicati alla recitazione il telefonato premio come miglior attore a Gary Oldman, trasformato anche fisicamente con il trucco (altro premio al film) per l’interpretazione di Churchill in “L’ora più buia”, e quello come attrice non protagonista ad Allison Janney grazie al ruolo della madre della pattinatrice Harding in “Tonya”.

Anche un po’ di italia. “Chiamami col tuo nome” di Luca Guadagnino si presentava con quattro nomination. Alla fine ha vinto un Oscar. Quello più prevedibile, per la sceneggiatura non originale scritta da James Ivory partendo dal romanzo di André Aciman. Un riconoscimento significativo per come nella storia ha un peso l’atmosfera, l’ambiente nel quale si svolge il film girato tra Crema, Bergamo, il lago di Garda, la campagna lodigiana. Un po’ di Italia si può ritrovare anche nella vittoria di “Dear Basketball” come miglior corto d’animazione perché firmato insieme a Glen Keane da Kobe Bryant, un mito del basket che è cresciuto in Italia (dove giocava il padre) e dal palco ha fatto una dedica d’amore in italiano alla moglie.

Soliti e ignoti. Per il resto da segnalare la nuova, scontata affermazione della Pixar tra i lungometraggi animati con “Coco” diretto da Lee Unkrich e Adrian Molina (il film ha trionfato anche per la miglior canzone) e la vittoria per la miglior sceneggiatura originale, questa sì un po’ a sorpresa, di Jordan Peele che con il suo “Scappa - Get Out” è diventato il primo afroamericano a ricevere questo riconoscimento. Menzione speciale poi per il direttore della fotografia Roger Deakins che al quattordicesimo tentativo si porta a casa l’Oscar, per “Blade Runner 2049” (film premiato anche per gli effetti speciali). Due statuette anche a “Dunkirk”, montaggio e sonoro, e una per “Il filo nascosto”, i costumi. Miglior film straniero il cileno “Una donna fantastica”.

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