Orto dei Cappuccini Una nuova vita tra storia e natura
di Sabrina Zedda
Lo spazio restituito alla città tra agrumi, peschi, susini e tante fragole Un percorso naturale che congiungerà viale Sant’Ignazio a l’Anfiteatro
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Per quasi tre secoli è stato il grande laboratorio dove i frati Cappuccini facevano crescere le loro erbe medicamentose, coltivavano l’orto, le piante di agrumi e, pare, fossero dediti anche all’allevamento. Poi l’abbandono e l’oblio. Spezzati solo di recente da un fino lavoro di recupero che ha restituito il vecchio Orto dei Cappuccini alla città.
Ma il complesso vuole crescere ancora: gli otto mila ettari pianeggianti di frutteti, agrumeti, aree per i bambini e altre per il relax all’ombra degli olivastri potrebbero diventare solo una parte di un’area ancor più vasta che si ricongiunge ai vicini Anfiteatro romano e Orto botanico. Queste sono le intenzioni del Comune di Cagliari che, conscio del valore storico e naturalistico di questo polmone verde, punta adesso a un ulteriore recupero. «Grazie a un finanziamento di un milione di euro, potremo finalmente rendere fruibile un’altra parte – spiega l’assessore comunale alla Cultura e al Verde, Paolo Frau –. Si tratta dei costoni di roccia che portano fino al convento dei Cappuccini: saranno messi in sicurezza e ripuliti». Dati alla mano significa riportare il giardino a un’estensione di 12 mila ettari, con un accesso diretto in viale Sant’Ignazio, in un virtuoso incontro con l’Anfiteatro romano e l’Orto botanico. Ma il vantaggio non sarà solo quello di un grande percorso tra natura e archeologia nel cuore del capoluogo: «Una volta terminati i lavori – continua Paolo Frau – si vedranno meglio i disegni di quella che era la struttura originaria dell’orto. Un patrimonio di notevole pregio». Un prezioso tesoro datato 1595: è di quell’anno la fondazione, in viale sant’Ignazio, del primo convento dei Cappuccini in Sardegna. Contemporaneamente a questo, che nel giro di poco tempo crebbe sino a contare 65 celle per i frati, sorse anche l’orto. Un’area in cui si producevano i prodotti per la sussistenza non solo dei frati, ma anche dei tanti poveri di cui questi si occupavano. Nell’area i frati potevano contare su alcune antiche cave romane, che furono adibite a cisterne con un sistema d’irrigazione oggi ripristinato. Nel 1867 parte del convento e dell’orto passarono al Comune, e quella storia s’interruppe. Solo nel 2016 il giardino si è di nuovo aperto alla città.
Non prima però di un importante intervento di ripristino: «Un recupero essenzialmente filologico, perché fatto nel rispetto del disegno storico», spiega ancora l’assessore al Verde. Così le varie zone sono ancora separate da muretti a secco. Il frutteto è stato ricreato proprio lì dove era una volta. Lo stesso è stato fatto per l’agrumeto e le piante aromatiche. Il visitatore che decidesse di concedersi qui una pausa relax, non troverà solo panchine o tavoli per una merenda, ma sarà anche circondato dai profumi e dai colori della lavanda, del rosmarino, del mirto, della salvia. Nei periodi di maturazione, troverà anche melograne, arance, susine, pesche, meloni, pomodori. Sino a poco tempo fa era permesso a tutti raccogliere un po’ di questo ben di Dio.
Ma per colpa di qualcuno poco educato ora ci pensano i guardiani, che dividono tra i visitatori. L’unica concessione riguarda le fragole, ma le possono cogliere solo i più piccoli che nel farlo si divertono un mondo. Nel frattempo il Comune ha fatto anche altri passi: ha chiesto che l’Orto dei cappuccini sia inserito nella list degli Giardini storici della Sardegna. Un circuito virtuoso capace di muovere turismo e sensibilità.
Ma il complesso vuole crescere ancora: gli otto mila ettari pianeggianti di frutteti, agrumeti, aree per i bambini e altre per il relax all’ombra degli olivastri potrebbero diventare solo una parte di un’area ancor più vasta che si ricongiunge ai vicini Anfiteatro romano e Orto botanico. Queste sono le intenzioni del Comune di Cagliari che, conscio del valore storico e naturalistico di questo polmone verde, punta adesso a un ulteriore recupero. «Grazie a un finanziamento di un milione di euro, potremo finalmente rendere fruibile un’altra parte – spiega l’assessore comunale alla Cultura e al Verde, Paolo Frau –. Si tratta dei costoni di roccia che portano fino al convento dei Cappuccini: saranno messi in sicurezza e ripuliti». Dati alla mano significa riportare il giardino a un’estensione di 12 mila ettari, con un accesso diretto in viale Sant’Ignazio, in un virtuoso incontro con l’Anfiteatro romano e l’Orto botanico. Ma il vantaggio non sarà solo quello di un grande percorso tra natura e archeologia nel cuore del capoluogo: «Una volta terminati i lavori – continua Paolo Frau – si vedranno meglio i disegni di quella che era la struttura originaria dell’orto. Un patrimonio di notevole pregio». Un prezioso tesoro datato 1595: è di quell’anno la fondazione, in viale sant’Ignazio, del primo convento dei Cappuccini in Sardegna. Contemporaneamente a questo, che nel giro di poco tempo crebbe sino a contare 65 celle per i frati, sorse anche l’orto. Un’area in cui si producevano i prodotti per la sussistenza non solo dei frati, ma anche dei tanti poveri di cui questi si occupavano. Nell’area i frati potevano contare su alcune antiche cave romane, che furono adibite a cisterne con un sistema d’irrigazione oggi ripristinato. Nel 1867 parte del convento e dell’orto passarono al Comune, e quella storia s’interruppe. Solo nel 2016 il giardino si è di nuovo aperto alla città.
Non prima però di un importante intervento di ripristino: «Un recupero essenzialmente filologico, perché fatto nel rispetto del disegno storico», spiega ancora l’assessore al Verde. Così le varie zone sono ancora separate da muretti a secco. Il frutteto è stato ricreato proprio lì dove era una volta. Lo stesso è stato fatto per l’agrumeto e le piante aromatiche. Il visitatore che decidesse di concedersi qui una pausa relax, non troverà solo panchine o tavoli per una merenda, ma sarà anche circondato dai profumi e dai colori della lavanda, del rosmarino, del mirto, della salvia. Nei periodi di maturazione, troverà anche melograne, arance, susine, pesche, meloni, pomodori. Sino a poco tempo fa era permesso a tutti raccogliere un po’ di questo ben di Dio.
Ma per colpa di qualcuno poco educato ora ci pensano i guardiani, che dividono tra i visitatori. L’unica concessione riguarda le fragole, ma le possono cogliere solo i più piccoli che nel farlo si divertono un mondo. Nel frattempo il Comune ha fatto anche altri passi: ha chiesto che l’Orto dei cappuccini sia inserito nella list degli Giardini storici della Sardegna. Un circuito virtuoso capace di muovere turismo e sensibilità.
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