La Nuova Sardegna

«Femminicidi così si imparano amore e rispetto»

di Monica De Murtas
«Femminicidi così si imparano amore e rispetto»

Incontro a Sassari per la Giornata della donna L’educazione come antidoto alla violenza 

4 MINUTI DI LETTURA





SASSARI. Quest’anno l’8 è durato quattro giorni con un programma serrato di attività propositive messo a punto in tutta Italia dagli organizzatori della “Corsa in rosa”. Perché un giorno non basta per riflettere sulle discriminazioni e le violenze di cui le donne sono ancora oggetto in tutte le parti del mondo. Spenti i riflettori sulla giornata internazionale della donna, sui cortei, le celebrazioni e le mimose spesso cala infatti l’attenzione dei media e dell’opinione pubblica su alcuni dati sconcertanti che hanno a che fare con la crescita esponenziale in Italia dei casi di violenza domestica e sul tasso di occupazione femminile, che sia pure in crescita, resta tra gli ultimi in Europa.

Sempre meno celebrativa e più propositiva la Giornata della donna ha registrato anche a Sassari una risposta entusiastica, da parte di donne e uomini, alle tante manifestazioni della Corsa in rosa organizzate da Luca Sanna. Exploit di adesioni agli incontri, suddivisi in tre macro aree tematiche principali: “La donna nella società e nell’ambito lavorativo”, “La donna come mamma” e “La donna nello sport".

Educare all’amore. L’opera di sensibilizzazione al crescente fenomeno della violenza sulle donne è fondamentale in particolare per far emergere il “sommerso”, ma in piazza d’Italia, allestita come un salotto-parco giochi per ospitare un colorato parterre composto da intere famiglie, sabato scorso non si è parlato di violenza ma di amore. Nell’incontro organizzato da Filomena Cau, dell’associazione culturale Nascita serena, si è deciso di parlare di violenza contro le donne partendo dalle radici del problema, dalle sue origini socioculturali, e di declinare il concetto guardando l’altra faccia della medaglia. «Dobbiamo educare i nostri figli al contatto – dice Cau – all’amore ed al rispetto. La donna come mamma ha una grande responsabilità che è al tempo stesso anche un privilegio perché fin dai primi giorni di vita dei propri figli ha la possibilità di piantare il seme infestante dell’amore in un terreno fertile. Il grande cambiamento per dire no alla violenza, per forgiare un domani in cui le donne non siano più vittime di violenza possiamo realizzarlo noi genitori tutti i giorni insegnando ai nostri figli il rispetto e l’amore . Anzi più che insegnarlo noi dobbiamo mostrare loro il rispetto con l’esempio in famiglia, riconoscendo i loro bisogni, fin da piccoli, usando sempre amore e mai violenza ne fisica ne verbale. Se educhiamo con la violenza cresceremo adulti che useranno questo strumento per far valere le proprie ragioni».

Affetto e ossitocina. Su questi temi si sono espresse anche Maria Grazia Leoni, pediatra, della commissione pari opportunità e Alessandra Bortolotti, psicologa ed esperta del periodo perinatale.«Viviamo in una società che, sempre più, tende a promuovere la cultura del distacco – dice Bortolotti– e della distanza. I bambini appena nati devono esser resi autonomi il più velocemente possibile, altrimenti potrebbero prendere delle abitudini sbagliate. Ci dicono che “prendono il vizio”, per questo li svezziamo e li facciamo dormire soli nella loro culla. La norma culturale, però, entra così in conflitto con la norma biologica. In natura, infatti, i cuccioli appena nati ricercano il contatto con la madre. La vicinanza della mamma, il suo odore, il suo respiro, fa sentire il cucciolo protetto e al sicuro. Ogni qualvolta si entra in conflitto con la norma biologica si creano delle aberrazioni. I bambini cercano il contatto non per vizio ma per natura, i cosiddetti capricci sono valenze educative che vanno codificate. Dentro di noi abbiamo l’ormone che può contrastare la violenza si chiama “ossitocina” ed è stimolata proprio dal contatto e dall’amore».

Educazione, arma della pace. A concludere l’incontro è stata Annalisa Perino, pedagogista e formatrice Montessoriana che nel suo intervento ha ribadito come l’educazione sia la vera arma della pace e del rispetto. «Bisogna formare un umanità nuova – dice Perino – per avere una nuova società. Educare all’attesa attendendo, all’ascolto ascoltando, alla gentilezza con la gentilezza, all’amore con l’amore». Poi citando Maria Montessori : «L’adulto passa accanto a questo mistico amore senza riconoscerlo: ma badate, quel piccino che vi ama crescerà e scomparirà. Noi ci “difendiamo” da quell’amore e non ne troveremo mai un altro uguale».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Il raid

Undici furgoni a fuoco nella notte: attentato contro un’azienda logistica del sud Sardegna – Le indagini

Le nostre iniziative