L’asinocrazia ha vinto la sua battaglia
A parlare per primo, nel 1968, dell’«avvento dell’asinocrazia» era stato Giovanni Sartori. Ma l’anno dopo l’espressione divenne il titolo d’un libro dello scrittore fascista Enzo Giudici, pubblicato...
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A parlare per primo, nel 1968, dell’«avvento dell’asinocrazia» era stato Giovanni Sartori. Ma l’anno dopo l’espressione divenne il titolo d’un libro dello scrittore fascista Enzo Giudici, pubblicato nelle militanti Edizioni del Borghese. Una formula impiegata ovviamente per attaccare il movimento studentesco del ’68, con l’obiettivo nemmeno troppo dissimulato di delegittimare la democrazia.
Nessuno avrebbe potuto pensare che, circa 50 anni dopo, la democrazia sarebbe morta proprio di «asinocrazia», regime non contemplato negli studi classici di filosofia politica, se è vero che, condizione per entrare a Palazzo Chigi, potrebbe essere presto il disconoscimento del congiuntivo o l’uso d’una lingua semplificata e brutale, che si ispiri il più possibile al raglio. La scuola italiana, del resto, sta lavorando benissimo in tal senso: l’ultimo concorso in Friuli per maestri d’infanzia registra, agli scritti, 3 bocciati su 4. Motivo? Errori nell’ortografia, nella consecutio e nelle concordanze. Una perla: «la strutura è importante; ma di più la didatica».
Tutto senza doppia t: perché, si sa, la didattica è importante. Gli asini, animali devoti e pazienti, pare non accettino più il termini asinocrazia: troppo offensivo il paragone con gli umani.
Nessuno avrebbe potuto pensare che, circa 50 anni dopo, la democrazia sarebbe morta proprio di «asinocrazia», regime non contemplato negli studi classici di filosofia politica, se è vero che, condizione per entrare a Palazzo Chigi, potrebbe essere presto il disconoscimento del congiuntivo o l’uso d’una lingua semplificata e brutale, che si ispiri il più possibile al raglio. La scuola italiana, del resto, sta lavorando benissimo in tal senso: l’ultimo concorso in Friuli per maestri d’infanzia registra, agli scritti, 3 bocciati su 4. Motivo? Errori nell’ortografia, nella consecutio e nelle concordanze. Una perla: «la strutura è importante; ma di più la didatica».
Tutto senza doppia t: perché, si sa, la didattica è importante. Gli asini, animali devoti e pazienti, pare non accettino più il termini asinocrazia: troppo offensivo il paragone con gli umani.
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