Location tra basi militari e la villa ufo di Antonioni
SASSARI. «Da dove viene la tua fascinazione per l’isola?» chiede a un certo punto del film Antonia a Eleonora. «Venivamo per le vacanze» risponde lei. Sono le parole anche di Marco Poloni perché con...
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SASSARI. «Da dove viene la tua fascinazione per l’isola?» chiede a un certo punto del film Antonia a Eleonora. «Venivamo per le vacanze» risponde lei. Sono le parole anche di Marco Poloni perché con la Sardegna il regista ha un rapporto personale. Le estati al mare da bambino restano indimenticabili.«Ho delle memorie molto precise – racconta – degli americani alla Maddalena, le loro navi ancorate nella base dove la Us Navy aveva uno dei suoi punti d’appoggio strategici nel Mediterraneo. E già da piccolo capisci che c’è un’imposizione esterna più complessa».
Argomento, quello della presenza militare nell’isola, che viene toccato in “Una Cuba mediterranea” girato in diversi parti della Sardegna. C’è fra i luoghi più riconoscibili Costa Paradiso, con la mitica Cupola che fu la casa di Michelangelo Antonioni. «Da una parte – spiega Poloni – ci sembrava off limits rispetto al vettore narrativo del film far entrare quella che era la villa delle vacanze di Antonioni, dall’altra poteva essere interessante articolarlo come un oggetto utopico, espressione di un’idea pura. Dentro il clima di quegli anni La difficoltà era come filmare nella casa evitando delle trappole e di fare del modernismo all’Antonioni, prendere una distanza critica, rendere omaggio al maestro e tentare una narrazione. Alla fine ci è sembrato giusto metterla, quasi come un ufo, un oggetto misterioso, nel film che non riesco ad articolare completamente a livello razionale. Ma forse proprio per questo ho trovato giusto lasciarlo».
La Cupola trova così spazio nel lavoro di Marco Poloni che per sua stessa ammissione si è ispirato nella realizzazione di “Una Cuba mediterranea” a Pier Paolo Pasolini: «Il riferimento principale – sottolinea – è “Appunti per un’Orestiade africana” girato nel 1970 da Pasolini come propedeutico a un film che non riuscì poi a realizzare. Le due ragazze come dicono all’amico sardo in macchina vengono in Sardegna a girare un film di appunti.
Poi un altro influsso, anche se indiretto, è quello che deriva da “Memorie del sottosviluppo” del regista cubano Tomás Gutiérrez Alea. Un film molto bello sulla transizione di una società.
Il personaggio principale, Sergio, è un intellettuale borghese secondo il quale tutto sta andando a rotoli dopo la rivoluzione e questo sguardo reazionario è contrastato dai punti di vista di altri tre personaggi». (f.c.)
Argomento, quello della presenza militare nell’isola, che viene toccato in “Una Cuba mediterranea” girato in diversi parti della Sardegna. C’è fra i luoghi più riconoscibili Costa Paradiso, con la mitica Cupola che fu la casa di Michelangelo Antonioni. «Da una parte – spiega Poloni – ci sembrava off limits rispetto al vettore narrativo del film far entrare quella che era la villa delle vacanze di Antonioni, dall’altra poteva essere interessante articolarlo come un oggetto utopico, espressione di un’idea pura. Dentro il clima di quegli anni La difficoltà era come filmare nella casa evitando delle trappole e di fare del modernismo all’Antonioni, prendere una distanza critica, rendere omaggio al maestro e tentare una narrazione. Alla fine ci è sembrato giusto metterla, quasi come un ufo, un oggetto misterioso, nel film che non riesco ad articolare completamente a livello razionale. Ma forse proprio per questo ho trovato giusto lasciarlo».
La Cupola trova così spazio nel lavoro di Marco Poloni che per sua stessa ammissione si è ispirato nella realizzazione di “Una Cuba mediterranea” a Pier Paolo Pasolini: «Il riferimento principale – sottolinea – è “Appunti per un’Orestiade africana” girato nel 1970 da Pasolini come propedeutico a un film che non riuscì poi a realizzare. Le due ragazze come dicono all’amico sardo in macchina vengono in Sardegna a girare un film di appunti.
Poi un altro influsso, anche se indiretto, è quello che deriva da “Memorie del sottosviluppo” del regista cubano Tomás Gutiérrez Alea. Un film molto bello sulla transizione di una società.
Il personaggio principale, Sergio, è un intellettuale borghese secondo il quale tutto sta andando a rotoli dopo la rivoluzione e questo sguardo reazionario è contrastato dai punti di vista di altri tre personaggi». (f.c.)
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