La Nuova Sardegna

Quando i ragazzi assaltavano il cielo

di Paolo Curreli
Quando i ragazzi assaltavano il cielo

Presentato a Sassari il volume “I movimenti degli anni Settanta fra Sardegna e Continente”

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SASSARI. L’analisi di un decennio dalle sue radici fino agli esiti nella realtà contemporanea sono stati raccolti in un “racconto condiviso”, il libro “I movimenti degli anni Settanta tra Sardegna e continente” a cura di Federico Francioni e Loredana Rosenkranz presentato martedì alla Biblioteca Comunale di Sassari. Il volume, (edito da Condaghes, 252 pagine, 20 euro) è una raccolta di saggi e testimonianze dal convegno “Dai movimenti degli anni Settanta alla Sardegna di oggi. Ricordando Riccardo Lay”, tenuto all’Università di Sassari nel 2014.

Un’analisi storica scrupolosa, da parte dei molti protagonisti di quei giorni, oggi personalità affermate della società, ma anche un racconto del percorso intimo di relazioni e amicizie che nascevano dal sogno condiviso di un mondo più giusto, come si deduce dalla affettuosa dedica a un ragazzo impegnato nel “movimento” prematuramente e tragicamente scomparso. Già nella formula del volume la ricostruzione storica viaggia attraverso i ricordi personali dei protagonisti di quella temperie e l’incontro di Sassari si è rivelato molto di più di una semplice presentazione di un libro. I ragazzi di 40 anni fa si sono ritrovati per ricordare quei giorni e quelle lotte che percorsero come una scossa elettrica la città e l’intera isola. Il sogno verde dell’occupazione dell’Orto botanico di via Paoli, che vide i giovani del movimento insieme agli abitanti del quartiere. La nascita delle esperienze del teatro politico col gruppo “25 Aprile” fino alle più ardite sperimentazione del teatro S’Arja e la scuola popolare di musica Patatrac, il teatro in sardo con Pedru Zara, la ricerca drammaturgica di Leonardo Sole. In quei giorni mettono radici esperimenti che diventeranno un aspetto fondamentale della storia culturale della città, come il teatro per ragazzi de La Botte e il Cilindro. Ancora più importante la rivoluzione femminista, il concreto stravolgimento di uno status quo immobile da secoli, la nascita in città dei consultori ancora attivi.

Furono gli anni della comunicazione alternativa e delle radio libere, e i ragazzi che animarono quelle esperienze pionieristiche sono i nomi di primo piano del giornalismo di oggi. Anche la biblioteca dove si è svolto l’incontro nacque per l’impegno di quella generazione, come ha sottolineato Carmen Anolfo. Un sommovimento globale che non ha visto centro o periferia, così anche la provinciale Sassari, e tutta l’isola, vissero le episodi di lotta del tutto simili alle grandi città del Continente. Il “politico” che diventava “personale”, le rivendicazioni sul lavoro e nella scuola che mutavano, al contempo e profondamente, i costumi sociali e i diritti individuali. Da una parte quel “Mondo che non fu mai” (per citare il saggio di Butterworth sulla generazione di sognatori rivoluzionari di un secolo prima): la delusione per la mancata conquista del cielo, dall’altra la conferma che quelle gioventù, quelle tante vite e speranze non furono sprecate, che molte cose realizzate oggi sono il frutto di quell’impegno, nonostante il difficile scenario di quegli anni, tra i piani golpisti, la strategia della tensione e infine il colpo di grazia del terrorismo. A proposito di quelli che furono anche anni di piombo, Federico Francioni ha ricordato martedì al giovane liceale, oggi professionista affermato, la frase che disse il giorno del sequestro Moro davanti al liceo occupato: «Oggi il movimento è stato sconfitto».

È stata Elisabetta Addis, economista e autrice della postfazione del libro, a ripercorrere martedì, i flussi storici e le ragioni che stavano alla base di quelle idee. Un cammino che nasce dall’equivoco sull’imminente rivoluzione, sulla possibile presa di potere da parte della sinistra, in un mondo dove la diseguaglianza cresceva. Un’epoca di svolta che arriva dopo il sogno di un ipotetico benessere raggiungibile da tutti. Un percorso che parte dal ’68 e che, solo in Italia, si allunga coinvolgendo il decennio successivo. Ma come è stato precisato due movimenti che non si sovrappongono e che non sono filiazione di uno su l’altro, la costruzione di un mondo marxista leninista diviene nei ’70 il tentativo di realizzare un universo parallelo e alternativo, il rifiuto del lavoro e delle barriere di genere e identità sessuale: il “socialismo adesso e qui”. «La grammatica che legge il tempo è cambiata, non è più lineare – ha detto martedì Loredana Rosenkranz ripercorrendo quei giorni –: un realismo crudo impedisce di guardare al futuro emergono elementi nuovi che sono la scoperta o riscoperta del privato, dei bisogni, dell’invocazione alla libertà delle pulsioni, lo sdoganamento in politica del termine “desiderio”. Le donne del femminismo, con il loro il privato è politico compaiono nelle assemblee da protagoniste, come soggetto da imitare».

Dalle testimonianze emerge che l’avvento degli anni Ottanta non determinò l’arrivo finale e immediato del “riflusso”, il “grande freddo” non congelò il fiume tumultuoso dei movimenti, ma irrigò le esperienze della creatività, con i tanti gruppi di teatro e musicali, le fanzine, i nuovi movimenti artistici. La corrente continuò concretizzandosi anche nel cooperativismo, nel ritorno alla terra e nella riscoperta dell’identità sarda e nella lotta per i diritti civili.



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