La Nuova Sardegna

L’economia disumanizzata secondo Richard H. Thaler

di Giuseppe Mussi
L’economia disumanizzata secondo Richard H. Thaler

Nel rivoluzionario volume "Misbehaving" lo studioso stravolge tutte le teorie dei colleghi Il libro, che gli è valso il Nobel, critica l’assunto che gli agenti economici siano razionali

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Richard H. Thaler, attualmente professore di Scienza ed Economia comportamentale nella prestigiosa Università di Chicago “Booth School of Business”, ha dedicato oltre quarant’anni allo studio di un’idea destinata a cambiare radicalmente la concezione stessa dell’economia. Lo ha fatto mettendo in dubbio uno dei più rigidi criteri di ogni teoria economica: la presunzione che quando si ragiona di sistemi monetari, di finanza o di risparmio, gli attori in gioco siano «individui razionali». Thaler si è subito reso conto – a partire dalla sua esperienza di insegnamento universitaria – che il condizionamento esterno (da cui scaturisce una certa prevedibilità o un’inclinazione all’errore), le distorsioni cognitive cui tutti siamo costantemente esposti e le ricorrenti circostanze di comportamenti «anomali» infrangono i fermi criteri di razionalità postulati da ogni teoria economica. La ricerca di Thaler – documentata scrupolosamente dal 1970 al 2015 – è confluita in un libro, oggi disponibile in traduzione italiana: “Misbehaving. La nascita dell’economia comportamentale” (Einaudi, pp. 474, 22 euro).

Il lavoro dell’autore ha avuto un impatto rivoluzionario, stravolgendo le regole e le teorie vigenti nell’intero mondo dell’economia: questo gli è valso il Premio Nobel 2017. La motivazione del premio riconosce come Thaler abbia «incluso ipotesi psicologicamente realistiche nelle analisi del processo decisionale economico. Esplorando le conseguenze di una “razionalità limitata”, di “preferenze sociali” e di “mancanza di autocontrollo”», dimostrando «come questi tratti umani influenzino sistematicamente le decisioni individuali e gli esiti del mercato». Il riconoscimento, da parte di Thaler, di una necessità del calare la teoria nella dimensione umana, inizialmente individuando alcuni fattori che si presumevano «irrilevanti», nasce anche dalla fortunata frequentazione degli «amici e mentori» Amos Tversky e Daniel Kahneman, pionieri sullo «studio del giudizio del processo decisionale» in psicologia, cui è dedicata la premessa dell’autore al volume. Una disposizione, quella «umana», che se travolge come si è detto il campo di ricerca dell’economista, non manca di influenzare in modo risolutivo persino la natura della sua scrittura. “Misbehaving” infatti «non è il tipo di libro che vi aspettereste da un professore di economia. Non è né un trattato né un saggio polemico. Ovviamente si parlerà di ricerca, ma ci saranno anche aneddoti e storie (si spera) divertenti.

È questa rigorosa coerenza nel consegnarsi parossisticamente all’imprevedibilità e alle imperfezioni della vita, che costeggia sempre, quando non si permette di insinuarsi dentro la stessa ricerca, a rendere il libro di Thaler un’opera importante oltre che estremamente gradevole. Non ci troviamo innanzi a una buona divulgazione, ma alla felice narrazione di un’esperienza di lavoro che vuole essere condivisa; e che in molti ambiti ci riguarda da vicino.

Il libro di Thaler ci consegna inoltre un preziosissimo monito: dovremmo fare attenzione a questa sete di scientifizzazione che ha ormai invaso ogni campo di studio (paradossalmente a imitazione del modello universitario americano cui l’autore appartiene), fino a investire le discipline umanistiche, ormai declinate in ogni loro espressione con una locuzione che premette la parola “scienza”. E non si giochi a giustificarsi con l’etimologia latina: il demone della teoria e del metodo, l’auspicio del lettore senza volto, il sogno dell’utente-automa sono delle realtà evidenti. Thaler lamenta che la «cecità indotta dalla teoria oggi colpisce quasi tutti coloro che conseguono un dottorato in economia», i quali contemplano un mondo in cui non c’è più «alcuno Human». E delle nostre care, vecchie Humanities, cosa rimarrà?

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