La Nuova Sardegna

Addio a Stéphane Audran, musa di Chabrol

di Sante Maurizi
Addio a Stéphane Audran, musa di Chabrol

È morta l’attrice protagonista del “Pranzo di Babette” e del “Fascino discreto della borghesia”

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SASSARI. «Bisogna cercare delle donne di mondo, delle vere signore che si trasformino radicalmente in camera da letto. Se la seduzione è troppo evidente, non c’è più suspense». Alla descrizione di Hitchcock delle sue attrici corrispondeva perfettamente Stéphane Audran, morta ieri a 85 anni. Forse non a caso il marito Claude Chabrol aveva scritto con Rohmer nel 1957 una monografia sul “mago del brivido” che avrebbe influenzato in modo determinante la poetica della Nouvelle Vague. Chabrol sarebbe poi diventato il regista francese che più di ogni altro avrebbe perseguito un ideale hitchcockiano di narrazione, con Audran protagonista di ben 23 sue pellicole nelle quali la borghesia della provincia francese svela i suoi vizi attraverso reticenze e torbidi intrecci alla Simenon.

Così sarà l’omonima protagonista di “Stéphane, una moglie infedele” (1969), l’adultera che scopre suo malgrado la colpevolezza del marito. O la direttrice scolastica alla quale il macellaio del paese fa la corte nei giorni in cui si consumano gli omicidi di due ragazze (“Il tagliagole”, 1970). La ricca, annoiata e possessiva parigina al vertice di un drammatico triangolo (“Les biches”, Orso d’argento come migliore attrice al festival di Berlino 1968).

Nata Corneille Dacheville a Versailles nel 1932, dopo il liceo frequenta una scuola di teatro con Delphine Seyrig, Laurent Terzieff e Jean-Louis Trintignant, che sposa nel 1954. Gira alcuni cortometraggi fino all’incontro con Chabrol, che le assegna un piccolo ruolo in “Les cousins” (1959) per poi valorizzarla appieno l’anno seguente in “Les Bonnes Femmes”, in cui interpreta una commessa che sogna di diventare soubrette. Chabrol e Audran si sposano nel 1964: «Stéphane rappresenta un’idealizzazione – dichiarò Chabrol anni dopo –, corrispondeva bene a ciò che la classe dominante voleva mostrare di sé nell’era Pompidou». Bellezza sofisticata alla Dietrich (snella, occhi chiari, zigomi alti, neo sulla guancia) sarà la signora in fregola del “Fascino discreto della borghesia” di Buñuel, e saprà trovare nuovi stimoli anche dopo il sodalizio artistico-sentimentale con Chabrol, lavorando con Samuel Fuller , Bertrand Tavernier e Gabriel Axel, che le regalerà il ruolo della cuoca francese esule in Danimarca del “Pranzo di Babette” tratto da Karen Blixen, Oscar 1988.



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