La magia di Baratz, l’unico lago naturale della Sardegna
di Salvatore Tola
Cinquanta ettari immersi nella macchia mediterranea della Nurra Due sentieri portano alla spiaggia di Porto Ferro e all’Arca di Noè
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Oggi la Sardegna è disseminata di laghi: càpita spesso, mentre si viaggia, di sfiorarne le rive. Sono artificiali, costruiti dove era possibile per trattenere le acque e utilizzarle per produrre energia, per irrigare i campi e rifornire gli acquedotti. Ben diversa la situazione in passato, quando di lago ce n’era uno solo, quello di Baratz, l’unico naturale. Si trovava – e si trova – nella Nurra, nel territorio di Sassari al confine con quello di Alghero. La sua presenza stupiva tanto i nostri antenati, anche perché non c’è emissario ad alimentarlo, che si diedero vita a una leggenda per spiegarne l’origine.
È la leggenda della città di Barace, che sorgeva in quel punto, e del suo re Cesare Barcellone. Chiamato in aiuto dal conte di Villanova, Cesare accorse prontamente, convinto di poter avere in cambio il mitico cavallo verde di Monteleone, il più bello e veloce di cui si avesse notizia. Combatterono e vinsero, ma non ebbe il compenso sul quale faceva conto. Tornò infuriato a Barace, fece abbattere le chiese e proibì agli abitanti di prestare aiuto a chiunque. Portò la comunità così lontano dai buoni principi che Cristo, giunto in visita in incognito, ne sancì la condanna: mentre dal cielo cadeva una pioggia mista a rane e vipere le acque del mare si gonfiarono e sommersero la città, dando origine al lago. Di forma grosso modo circolare, lo specchio d’acqua si è mantenuto sino ai nostri giorni, anche se, alimentato come è da qualche sorgente e dalle piogge, gode di uno scarso ricambio; le acque sono poco limpide e di tanto in tanto si impoveriscono di ossigeno e rendono difficile la vita ai pesci che le popolano. In compenso sono frequentate da volatili di pregio, e intorno si stende una pregevole area verde.
Per raggiungere la località bisogna portarsi, arrivando da Sassari o da Alghero, al villaggio di Santa Maria La Palma; da qui si continua in direzione di Porto Conte e dopo tre chilometri si svolta a destra; poi, accompagnati dai segnali, dopo altri 4 km si è a destinazione. Non appena in vista del lago si trova la sede del Ceas, Centro per l’Educazione Ambientale e la Sostenibilità creato dal Comune di Sassari per favorire la conoscenza di questo compendio naturalistico. All’interno degli edifici libri e altre strumentazioni didattiche, all’esterno un sentiero attrezzato lungo il quale crescono, presentate da altrettante targhe illustrative, le varietà della macchia mediterranea.Poco oltre si apre una comoda area di parcheggio dalla quale, attraversando un tratto di bosco, si raggiunge il lago. Esteso cinquanta di ettari, ha forma grosso modo circolare. Nei pressi della riva si individua il sentiero che ne segue tutta la circonferenza; ed è bene percorrerlo rivolgendo lo sguardo un po’ verso le acque un po’ verso il bosco. Si potranno così riconoscere i volatili che frequentano la località, dalle folaghe agli aironi cinerini, dai gabbiani ai gruccioni. Vicino all’acqua crescono giunchi e tamerici, mentre tra la vegetazione che si stende tutt’intorno dominano i pini di rimboschimento, ma restano tracce della vegetazione originaria, costituita da qualche leccio, cisti e palme nane.
Come indicato nei pannelli esposti nel parcheggio, oltre a questo sentiero intorno al lago se ne possono percorrere altri due: uno conduce attraverso il bosco sino alla spiaggia di Porto Ferro; l’altro continua lungo la costa, verso sud, fino a penetrare nel parco noto come “Arca di Noè”.
È la leggenda della città di Barace, che sorgeva in quel punto, e del suo re Cesare Barcellone. Chiamato in aiuto dal conte di Villanova, Cesare accorse prontamente, convinto di poter avere in cambio il mitico cavallo verde di Monteleone, il più bello e veloce di cui si avesse notizia. Combatterono e vinsero, ma non ebbe il compenso sul quale faceva conto. Tornò infuriato a Barace, fece abbattere le chiese e proibì agli abitanti di prestare aiuto a chiunque. Portò la comunità così lontano dai buoni principi che Cristo, giunto in visita in incognito, ne sancì la condanna: mentre dal cielo cadeva una pioggia mista a rane e vipere le acque del mare si gonfiarono e sommersero la città, dando origine al lago. Di forma grosso modo circolare, lo specchio d’acqua si è mantenuto sino ai nostri giorni, anche se, alimentato come è da qualche sorgente e dalle piogge, gode di uno scarso ricambio; le acque sono poco limpide e di tanto in tanto si impoveriscono di ossigeno e rendono difficile la vita ai pesci che le popolano. In compenso sono frequentate da volatili di pregio, e intorno si stende una pregevole area verde.
Per raggiungere la località bisogna portarsi, arrivando da Sassari o da Alghero, al villaggio di Santa Maria La Palma; da qui si continua in direzione di Porto Conte e dopo tre chilometri si svolta a destra; poi, accompagnati dai segnali, dopo altri 4 km si è a destinazione. Non appena in vista del lago si trova la sede del Ceas, Centro per l’Educazione Ambientale e la Sostenibilità creato dal Comune di Sassari per favorire la conoscenza di questo compendio naturalistico. All’interno degli edifici libri e altre strumentazioni didattiche, all’esterno un sentiero attrezzato lungo il quale crescono, presentate da altrettante targhe illustrative, le varietà della macchia mediterranea.Poco oltre si apre una comoda area di parcheggio dalla quale, attraversando un tratto di bosco, si raggiunge il lago. Esteso cinquanta di ettari, ha forma grosso modo circolare. Nei pressi della riva si individua il sentiero che ne segue tutta la circonferenza; ed è bene percorrerlo rivolgendo lo sguardo un po’ verso le acque un po’ verso il bosco. Si potranno così riconoscere i volatili che frequentano la località, dalle folaghe agli aironi cinerini, dai gabbiani ai gruccioni. Vicino all’acqua crescono giunchi e tamerici, mentre tra la vegetazione che si stende tutt’intorno dominano i pini di rimboschimento, ma restano tracce della vegetazione originaria, costituita da qualche leccio, cisti e palme nane.
Come indicato nei pannelli esposti nel parcheggio, oltre a questo sentiero intorno al lago se ne possono percorrere altri due: uno conduce attraverso il bosco sino alla spiaggia di Porto Ferro; l’altro continua lungo la costa, verso sud, fino a penetrare nel parco noto come “Arca di Noè”.
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