IL FILM DELLA SETTIMANA
La vera storia di Tonya pattinatrice scorretta
di Fabio Canessa
Ad aprire il film, sullo schermo ancora nero, una frase che aiuta a inquadrare il modo in cui è stata costruita la storia: «Tratto da interviste assolutamente vere, totalmente contraddittorie e prive...
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Ad aprire il film, sullo schermo ancora nero, una frase che aiuta a inquadrare il modo in cui è stata costruita la storia: «Tratto da interviste assolutamente vere, totalmente contraddittorie e prive di qualsiasi ironia con Tonya Harding e Jeff Gillooly». L’intervistatore è Steven Rodgers, sceneggiatore del film “Tonya”, diretto da Craig Gillespie, andato direttamente alla fonte per sentire dagli stessi protagonisti la (loro) versione su una vicenda dai contorni contrastanti, uno degli scandali sportivi più grandi della storia degli Stati Uniti. Quello che portò alla squalifica a vita della pattinatrice Tonya Harding (interpreta da Margot Robbie), la prima atleta americana a eseguire un triplo axel, uno dei salti più complessi.
Nel 1994 ai campionati nazionali che precedono il grande appuntamento delle Olimpiadi di Lillehammer, la sua principale rivale, Nancy Kerrigan, viene colpita brutalmente alla gamba da uno sconosciuto. Le indagini porteranno a scoprire dietro l’aggressione il coinvolgimento del marito della Harding con il placet della stessa pattinatrice. Prima di raccontare questa parte della sua storia, il film si concentra sul percorso dell’atleta. Un biopic atipico. Su un personaggio sportivo, ma senza quell’epica sportiva che caratterizza il genere. Si concentra sul privato: dal rapporto con la madre (interpreta da Allison Janney, Oscar come miglior attrice non protagonista) a quello con il marito Jeff Gillooly (Sebastian Stan). Nella seconda parte vira anche sulla black comedy, alla fratelli Coen per i personaggi strampalati, e in generale dipinge un ritratto dell’America che vuole sempre qualcuno da amare e da odiare. Riuscito.
Nel 1994 ai campionati nazionali che precedono il grande appuntamento delle Olimpiadi di Lillehammer, la sua principale rivale, Nancy Kerrigan, viene colpita brutalmente alla gamba da uno sconosciuto. Le indagini porteranno a scoprire dietro l’aggressione il coinvolgimento del marito della Harding con il placet della stessa pattinatrice. Prima di raccontare questa parte della sua storia, il film si concentra sul percorso dell’atleta. Un biopic atipico. Su un personaggio sportivo, ma senza quell’epica sportiva che caratterizza il genere. Si concentra sul privato: dal rapporto con la madre (interpreta da Allison Janney, Oscar come miglior attrice non protagonista) a quello con il marito Jeff Gillooly (Sebastian Stan). Nella seconda parte vira anche sulla black comedy, alla fratelli Coen per i personaggi strampalati, e in generale dipinge un ritratto dell’America che vuole sempre qualcuno da amare e da odiare. Riuscito.
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