Tra eros e avventura rivive la storia di Nausicaa
di Fabio Canessa
L’amore tra la principessa dei Feaci e Odisseo nelle tavole dell’autore cagliaritano
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Dal fumetto al film e ritorno. Dopo il successo del cortometraggio d’animazione “Nausicaa. L’altra Odissea” di Bepi Vigna torna in libreria. Alla sua origine, quella di graphic novel che era stata la base per la realizzazione del film disegnato presentato in anteprima all’ultima Mostra del cinema di Venezia. Una nuova edizione, pubblicata da Kleiner Flug (72 pagine, 17 euro), per la storia scritta dal grande sceneggiatore sardo (tra gli ideatori della serie Bonelli Nathan Never per citare solo uno dei suoi tanti lavori) che nella versione cartacea rispetto a quella cinematografica contiene più dettagli. Protagonista la principessa Nausicaa, desiderosa di conoscere il mondo e ciò che accade nelle terre oltre il mare che circonda la sua isola. Quando incontra Ulisse resta affascinata dai suoi racconti. L’uomo ha gioco facile nel sedurla, ma dopo averle fatto conoscere l’amore l’abbandona. Spinta anche dalla madre regina, Nausicaa va alla sua ricerca. Un viaggio che si trasformerà in un percorso di formazione, raccontato da Vigna attraverso le splendide illustrazioni di Andrea Serio.
«Ci siamo conosciuti grazie a un editore comune – spiega lo sceneggiatore – e quando si è concretizzata l’idea di lavorare insieme, ho pensato subito a una storia di carattere mediterraneo. Anche perché avevo visto in alcuni suoi disegni dei colori che secondo me andavano molto bene per un progetto di questo tipo».
Il Mediterraneo è uno dei temi che le stanno particolarmente a cuore. Dal lavoro con il Centro internazionale del fumetto e il festival Nues a storie radicate nelle culture mediterranee tra le quali rientra anche quella sarda.
«Sì. Sono convinto che in qualche modo esistano due Europe. E in quella mediterranea, di cui facciamo parte, mi piace metter anche il Nord Africa e il Medio Oriente. Quando mi è capitato di andare in quei Paesi ho provato sensazioni visive che sono più vicine al mio vissuto di bambino cresciuto a Baunei, in Ogliastra, rispetto agli scenari che si vedono quando si va nell’Europa del nord. E una comunanza di tradizioni che penso abbia origine nel sostrato matriarcale delle antiche culture mediterranee. Valori che si legano al femminile, come idea che non riguarda solo le donne ma anche gli uomini. Quell’insieme di valori che alcuni studiosi hanno identificato in una cultura più aperta alla conoscenza, alla diversità. Nella cultura greca c’era l’idea che se qualcuno arrivava dal mare era meglio trattarlo bene, perché poteva essere un dio ma anche perché portava notizie di terre lontane. Distinguevano quelli che erano evoluti, civilizzati, con chi mangiava carne arrostita e offriva un banchetto allo straniero. Tutti valori che secondo me potevano trovare riferimento in delle figure omeriche».
Perché ha scelto proprio Nausicaa?
«Innanzitutto tra Nausicaa e Ulisse c’è una storia d’amore, che narrativamente va sempre bene. A questo proposito Nausicaa è emblema anche di erotismo. La passione che si sviluppa tra i due è messa in evidenza con scene e inquadrature che danno al nostro racconto una certa carica erotica. Più in generale ho pensato che Nausicaa potesse essere il personaggio giusto per raccontare l’Odissea da una prospettiva differente, da una visione femminile. Smascherando anche quell’Ulisse che è un personaggio straordinario, ma al quale perdoniamo tante cose. Andando a vedere l'Odissea, si comporta a volte come cialtrone, altre come un criminale. Non ha nulla a che vedere con eroi come Achille ed Ettore. È un personaggio ambiguo».
Forse proprio per questo Ulisse è il più affascinante di tutti?
«Assolutamente sì, funziona per quello. È un personaggio perfetto per le sue imperfezioni. Ci affascina per le sue ambiguità. È intelligente, capace di vincere la forza bruta, come dimostra contro Polifemo, ma anche uno gaudente. L’episodio più significativo per capire Ulisse è l’incontro con le sirene. Ai suoi marinai fa turare le orecchie con la cera, ma lui non se si vuole perdere quelle fanciulle bellissime. Così si fa legare all’albero della nave: non intende rischiare, ma vuole anche godersi il piacere delle sirene. Rispecchia nel bene e nel male l’essere umano».
Anche con Nausicaa non si comporta bene. Lei come ne esce?
«L’idea era quella di ribaltare un po’ il mito, svelare i retroscena delle mirabolanti avventure di questo personaggio attraverso uno sguardo femminile. Che non giudica. Non volevo fare Nausicaa che abbandonata vuole vendicarsi, ma ho pensato a lei che utilizza l’abbandono come occasione per conoscere e acquisire maggiore consapevolezza di sé. Quindi il suo viaggio è un viaggio di formazione. Alla fine del suo percorso diventa una donna».
I viaggi nel Mediterraneo oggi fanno pensare ad altro, ai migranti.
«Questa storia vuole anche raccontare come uno scambio di culture nel Mediterraneo c’è sempre stato e forse il nostro sguardo oggi non capisce che dobbiamo vedere l’incontro, soprattutto con la gente del sud del Mediterraneo, in modo diverso da un semplice problema, da una seccatura».
Ma Nausicaa ha anche qualcosa di sardo?
«Credo che in lei si possa ritrovare qualcosa dello spirito della donna sarda, l’ho immaginata un po’ come una principessa nuragica. Intanto il periodo è quello, i poemi omerici sono ambientati nel periodo della civiltà nuragica. E poi ho pensato alle donne che conosciamo noi sardi, soprattutto quelli che come me hanno passato l’infanzia in un piccolo paese dove si vedeva ancora di più che in città quella matrice matriarcale. I padri al lavoro tutto il giorno, i bambini con le donne che avevano il controllo completo della vita familiare. Una forte componente femminile che andava valorizzata in una storia. E sto continuando a lavorare in questa direzione, con altri progetti su questa idea del Mediterraneo visto al femminile».
Progetti legati a storie da sviluppare attraverso il linguaggio del fumetto o con l’animazione, dopo il successo del cortometraggio tratto da “Nausicaa. L’altra Odissea”?
«In particolare all’animazione. Devo andare a breve a Palma di Maiorca a chiudere i contratti con una produzione che dopo aver visto e apprezzato molto il nostro cortometraggio mi ha contattato per la regia di un lavoro che si concentrerà su una sorta di sibilla maiorchina. Un film che sarà un po’ diverso nello stile da “Nausicaa”, meno statico e più animato».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
«Ci siamo conosciuti grazie a un editore comune – spiega lo sceneggiatore – e quando si è concretizzata l’idea di lavorare insieme, ho pensato subito a una storia di carattere mediterraneo. Anche perché avevo visto in alcuni suoi disegni dei colori che secondo me andavano molto bene per un progetto di questo tipo».
Il Mediterraneo è uno dei temi che le stanno particolarmente a cuore. Dal lavoro con il Centro internazionale del fumetto e il festival Nues a storie radicate nelle culture mediterranee tra le quali rientra anche quella sarda.
«Sì. Sono convinto che in qualche modo esistano due Europe. E in quella mediterranea, di cui facciamo parte, mi piace metter anche il Nord Africa e il Medio Oriente. Quando mi è capitato di andare in quei Paesi ho provato sensazioni visive che sono più vicine al mio vissuto di bambino cresciuto a Baunei, in Ogliastra, rispetto agli scenari che si vedono quando si va nell’Europa del nord. E una comunanza di tradizioni che penso abbia origine nel sostrato matriarcale delle antiche culture mediterranee. Valori che si legano al femminile, come idea che non riguarda solo le donne ma anche gli uomini. Quell’insieme di valori che alcuni studiosi hanno identificato in una cultura più aperta alla conoscenza, alla diversità. Nella cultura greca c’era l’idea che se qualcuno arrivava dal mare era meglio trattarlo bene, perché poteva essere un dio ma anche perché portava notizie di terre lontane. Distinguevano quelli che erano evoluti, civilizzati, con chi mangiava carne arrostita e offriva un banchetto allo straniero. Tutti valori che secondo me potevano trovare riferimento in delle figure omeriche».
Perché ha scelto proprio Nausicaa?
«Innanzitutto tra Nausicaa e Ulisse c’è una storia d’amore, che narrativamente va sempre bene. A questo proposito Nausicaa è emblema anche di erotismo. La passione che si sviluppa tra i due è messa in evidenza con scene e inquadrature che danno al nostro racconto una certa carica erotica. Più in generale ho pensato che Nausicaa potesse essere il personaggio giusto per raccontare l’Odissea da una prospettiva differente, da una visione femminile. Smascherando anche quell’Ulisse che è un personaggio straordinario, ma al quale perdoniamo tante cose. Andando a vedere l'Odissea, si comporta a volte come cialtrone, altre come un criminale. Non ha nulla a che vedere con eroi come Achille ed Ettore. È un personaggio ambiguo».
Forse proprio per questo Ulisse è il più affascinante di tutti?
«Assolutamente sì, funziona per quello. È un personaggio perfetto per le sue imperfezioni. Ci affascina per le sue ambiguità. È intelligente, capace di vincere la forza bruta, come dimostra contro Polifemo, ma anche uno gaudente. L’episodio più significativo per capire Ulisse è l’incontro con le sirene. Ai suoi marinai fa turare le orecchie con la cera, ma lui non se si vuole perdere quelle fanciulle bellissime. Così si fa legare all’albero della nave: non intende rischiare, ma vuole anche godersi il piacere delle sirene. Rispecchia nel bene e nel male l’essere umano».
Anche con Nausicaa non si comporta bene. Lei come ne esce?
«L’idea era quella di ribaltare un po’ il mito, svelare i retroscena delle mirabolanti avventure di questo personaggio attraverso uno sguardo femminile. Che non giudica. Non volevo fare Nausicaa che abbandonata vuole vendicarsi, ma ho pensato a lei che utilizza l’abbandono come occasione per conoscere e acquisire maggiore consapevolezza di sé. Quindi il suo viaggio è un viaggio di formazione. Alla fine del suo percorso diventa una donna».
I viaggi nel Mediterraneo oggi fanno pensare ad altro, ai migranti.
«Questa storia vuole anche raccontare come uno scambio di culture nel Mediterraneo c’è sempre stato e forse il nostro sguardo oggi non capisce che dobbiamo vedere l’incontro, soprattutto con la gente del sud del Mediterraneo, in modo diverso da un semplice problema, da una seccatura».
Ma Nausicaa ha anche qualcosa di sardo?
«Credo che in lei si possa ritrovare qualcosa dello spirito della donna sarda, l’ho immaginata un po’ come una principessa nuragica. Intanto il periodo è quello, i poemi omerici sono ambientati nel periodo della civiltà nuragica. E poi ho pensato alle donne che conosciamo noi sardi, soprattutto quelli che come me hanno passato l’infanzia in un piccolo paese dove si vedeva ancora di più che in città quella matrice matriarcale. I padri al lavoro tutto il giorno, i bambini con le donne che avevano il controllo completo della vita familiare. Una forte componente femminile che andava valorizzata in una storia. E sto continuando a lavorare in questa direzione, con altri progetti su questa idea del Mediterraneo visto al femminile».
Progetti legati a storie da sviluppare attraverso il linguaggio del fumetto o con l’animazione, dopo il successo del cortometraggio tratto da “Nausicaa. L’altra Odissea”?
«In particolare all’animazione. Devo andare a breve a Palma di Maiorca a chiudere i contratti con una produzione che dopo aver visto e apprezzato molto il nostro cortometraggio mi ha contattato per la regia di un lavoro che si concentrerà su una sorta di sibilla maiorchina. Un film che sarà un po’ diverso nello stile da “Nausicaa”, meno statico e più animato».
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