Intrighi storici in una Sardegna che diventa Italia
di Alessandro Marongiu
Domani per la collana Scrittori di Sardegna “Il grande inganno” di Gianfranco Pintore
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Nel celebre “La svastica sul sole” del 1962, Philip K. Dick immagina un mondo in cui, dopo la vittoria dell’Asse nel Secondo conflitto, le due superpotenze Germania e Giappone si sono spartite gli Stati Uniti, l’una controllando la sponda atlantica, l’altro quella del Pacifico. Aiutata l’Italia a conquistare ampie porzioni dell’Africa del Nord, i tedeschi hanno prosciugato il Mediterraneo per farne campi da coltivare e si apprestano a varare missioni spaziali per colonizzare alcuni pianeti del nostro sistema solare. In “Il complotto contro l’America” del 2004, il suo conterraneo Philip Roth evoca un quadro (pseudo)storico ancora diverso: Lindbergh è divenuto Presidente nel 1940 e, da antisemita e filonazista qual è, ha stretto un patto di non belligeranza con Berlino, con la conseguenza che per gli ebrei a stelle e strisce, di cui la famiglia Roth protagonista del libro fa parte, il presente e il futuro appaiono ben poco rosei. Spostiamoci in Italia. Nel 1975 esce “Contro-passato prossimo” di Guido Morselli, nella cui finzione la Grande Guerra ha visto trionfare gli Imperi Centrali, grazie soprattutto al piano “Edelweiss Expedition” con cui l’Austria ha sbaragliato il nemico nella Penisola settentrionale; tra il 2009 e il 2012 è la volta della trilogia che costituisce l’Epopea Fantastorica Italiana di Enrico Brizzi, in cui il fascismo ha rotto l’alleanza con Hitler e ne ha contrastato le mire e, più avanti, nel 1960, i gerarchi del quasi ottantenne Mussolini si scontrano per la sua successione. Sono quattro esempi tra i tanti di un genere chiamato ucronia, imparentato a seconda dei casi con il romanzo storico o con quello fantascientifico, nel quale un autore modifica un dato evento storico e i suoi effetti per raccontare scenari alternativi a quelli reali: è a questa tipologia di opere, sul versante storico, che appartiene “Il grande inganno” di Gianfranco Pintore, pubblicato originariamente da Condaghes nel 2011 e da domani in edicola con La Nuova per l’undicesimo appuntamento con la collana “Scrittori di Sardegna” (a 6,70 euro oltre al prezzo del quotidiano).
BINARI PARALLELI. L’irgolese conduce la trama lungo due binari paralleli. Il primo, veicolato attraverso il diario privato del personaggio, segue le vicende di Austinu Moro che, dalla Sardegna, poco prima dell’Unità, si trasferisce a Torino per insegnare. Qui s’imbatte casualmente nel giovane prete Michele de Hondis, indicato come “Bodale” per salvaguardarne l’identità, che lavora per un importante monsignore, Ambrogio Camporeale, impegnato a fare la spola tra il Piemonte e il Vaticano per degli affari altamente riservati che riguardano l’atteggiamento della Santa Sede in vista di una potenziale decisione epocale: la trasformazione del Regno di Sardegna in Regno d’Italia. Per Bodale, riporta Austinu nelle sue pagine autografe, il rischio è che con tale trasformazione verrebbe «alimentato il sogno di Garibaldi e dei suoi accoliti di dare prima o poi l’assalto allo Stato della Chiesa col pretesto che esso è indubitabilmente nella penisola italica» e che all’unità completa mancherebbe «solo quel quadrilatero». E poi, ulteriore questione fondamentale: quale dovrebbe essere il ruolo dei preti e degli altri uomini al servizio della fede in una prevedibile, incombente consultazione alle urne? “Né eletti né elettori”, così come si sente dire in giro?
SARDEGNA CAPITALE. Il secondo binario narrativo de “Il grande inganno” è ambientato al giorno d’oggi. Il Belpaese si chiama Sardegna e non Italia, la capitale è Firenze e il territorio è diviso in prefetture e non in regioni. Perno dell’azione è un Austinu Moro discendente del suo omonimo che, in Toscana, sta concludendo un dottorato in Storia proprio su fatti che portarono all’Unità. Entrato in possesso dei diari del trisavolo, l’Austinu del 2011 si trova al centro di una complessa situazione politica e sociale e di non pochi intrighi, anche perché il caso ha voluto che sia straordinariamente simile nel fisico a Stefano Porro, leader di un movimento che si batte, a cavallo tra legalità e illegalità, per cambiare la denominazione dello Stato da Sardegna a Italia. Davvero una mera questione di termini?, domanda Austinu al suo sosia durante un faccia a faccia. «Abbi pazienza, amico mio» ‒ gli risponde quello – «si è mai visto che una parte sola dia il nome al tutto? La tua Sardegna contiene l’Italia, non è vero il contrario». Le cose si imbrogliano ancora di più per il protagonista quando l’ideologo del movimento, Candiano Lombardi, gli chiede di cercare dei riscontri storici concreti che avvalorino le rivendicazioni del movimento: e chissà che gli indizi più preziosi in merito non vengano proprio dai documenti ereditati dall’Austinu di un tempo.
LA PROSPETTIVA. Puntando su numerosi rovesciamenti di prospettiva, Gianfranco Pintore affronta nella sua ultima fatica letteraria molti dei temi che lo hanno visto spendersi come uomo politico nel corso di tutta una vita (temi raccolti nel volume “La sovrana e la cameriera” del 1996), non dimenticando di esprimersi sulla trasmissione della Storia – «tutto è spiegato con il risultato degli avvenimenti, non con il loro svolgersi» – e sui mali che, in un ambito così delicato, può generare il cattivo uso della rete.
BINARI PARALLELI. L’irgolese conduce la trama lungo due binari paralleli. Il primo, veicolato attraverso il diario privato del personaggio, segue le vicende di Austinu Moro che, dalla Sardegna, poco prima dell’Unità, si trasferisce a Torino per insegnare. Qui s’imbatte casualmente nel giovane prete Michele de Hondis, indicato come “Bodale” per salvaguardarne l’identità, che lavora per un importante monsignore, Ambrogio Camporeale, impegnato a fare la spola tra il Piemonte e il Vaticano per degli affari altamente riservati che riguardano l’atteggiamento della Santa Sede in vista di una potenziale decisione epocale: la trasformazione del Regno di Sardegna in Regno d’Italia. Per Bodale, riporta Austinu nelle sue pagine autografe, il rischio è che con tale trasformazione verrebbe «alimentato il sogno di Garibaldi e dei suoi accoliti di dare prima o poi l’assalto allo Stato della Chiesa col pretesto che esso è indubitabilmente nella penisola italica» e che all’unità completa mancherebbe «solo quel quadrilatero». E poi, ulteriore questione fondamentale: quale dovrebbe essere il ruolo dei preti e degli altri uomini al servizio della fede in una prevedibile, incombente consultazione alle urne? “Né eletti né elettori”, così come si sente dire in giro?
SARDEGNA CAPITALE. Il secondo binario narrativo de “Il grande inganno” è ambientato al giorno d’oggi. Il Belpaese si chiama Sardegna e non Italia, la capitale è Firenze e il territorio è diviso in prefetture e non in regioni. Perno dell’azione è un Austinu Moro discendente del suo omonimo che, in Toscana, sta concludendo un dottorato in Storia proprio su fatti che portarono all’Unità. Entrato in possesso dei diari del trisavolo, l’Austinu del 2011 si trova al centro di una complessa situazione politica e sociale e di non pochi intrighi, anche perché il caso ha voluto che sia straordinariamente simile nel fisico a Stefano Porro, leader di un movimento che si batte, a cavallo tra legalità e illegalità, per cambiare la denominazione dello Stato da Sardegna a Italia. Davvero una mera questione di termini?, domanda Austinu al suo sosia durante un faccia a faccia. «Abbi pazienza, amico mio» ‒ gli risponde quello – «si è mai visto che una parte sola dia il nome al tutto? La tua Sardegna contiene l’Italia, non è vero il contrario». Le cose si imbrogliano ancora di più per il protagonista quando l’ideologo del movimento, Candiano Lombardi, gli chiede di cercare dei riscontri storici concreti che avvalorino le rivendicazioni del movimento: e chissà che gli indizi più preziosi in merito non vengano proprio dai documenti ereditati dall’Austinu di un tempo.
LA PROSPETTIVA. Puntando su numerosi rovesciamenti di prospettiva, Gianfranco Pintore affronta nella sua ultima fatica letteraria molti dei temi che lo hanno visto spendersi come uomo politico nel corso di tutta una vita (temi raccolti nel volume “La sovrana e la cameriera” del 1996), non dimenticando di esprimersi sulla trasmissione della Storia – «tutto è spiegato con il risultato degli avvenimenti, non con il loro svolgersi» – e sui mali che, in un ambito così delicato, può generare il cattivo uso della rete.
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