La Nuova Sardegna

Addio a uno dei maestri del cinema italiano

di Fabio Canessa
Addio a uno dei maestri del cinema italiano

Protagonista, insieme con il fratello Paolo, di una grande stagione creativa. La Palma d’oro a Cannes con “Padre padrone”

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SASSARI. Quattro occhi, ma un solo sguardo. Stessa visione del cinema, e della vita, che ha fatto dei fratelli Taviani una delle coppie di registi simbolo della settima arte. Vittorio, nato due anni prima di Paolo (nel settembre del 1929), se n’è andato dopo una lunga malattia. Condizioni fisiche che gli avevano impedito di girare, con il fratello, il recente “Una questione privata” uscito nelle sale lo scorso autunno.

Un film comunque creato, scritto insieme dalla coppia. Così come gli altri realizzati nel corso di una carriera che trova massima espressione, volendo scegliere un solo titolo, in un lungometraggio girato in Sardegna: “Padre padrone”. Il trionfo a Cannes nel 1977 con la vittoria della Palma d’oro e l’importanza del lungometraggio consolidata dal giudizio critico nel tempo (oltre all’enorme diffusione, si conta sia stato visto da due miliardi di spettatori nel mondo) fanno del film tratto dal romanzo di Gavino Ledda il primo titolo che viene in mente quando si pensa ai fratelli Taviani. La storia del riscatto del giovane pastore che, per necessità, era stato strappato alla scuola da bambino dal dispotico padre, rivista anche oggi non perde la sua forza. Quella di un racconto dal carattere universale, sostenuto da una regia che al marcato realismo accompagna una ricerca lirica e anche dalle indimenticabili interpretazioni dei protagonisti. A cominciare da quella di Omero Antonutti come padre padrone, ruolo che all’inizio sembrava dover andare a Gian Maria Volonté. Con il quale la carriera dei Taviani si era già incrociata. Fondamentale per l’attore e per i registi “Un uomo da bruciare” del 1962, primo ruolo da protagonista al cinema per Volonté e primo lungometraggio di finzione, dopo alcuni documentari, per i fratelli di San Miniato che nell’occasione dividono la regia con Valentino Orsini.

Ancora insieme a Volonté sette anni dopo per l’originale “Sotto il segno dello scorpione”, il loro primo lungometraggio a colori, secondo in autonomia (senza Orsini) dopo “I sovversivi”. Seguono, nella prima metà degli anni Settanta, “San Michele aveva un gallo”, adattamento di un racconto di Tolstoj, e “Allonsanfan” con protagonista Marcello Mastroianni e indimenticabile colonna sonora firmata da Ennio Morricone. Dopo il successo di “Padre padrone” arriva il poco conosciuto “Il prato”, mentre gli anni Ottanta sono aperti da un altro grande successo: “La notte di San Lorenzo”, ispirato a un episodio della Resistenza nella campagna toscana nel 1944, che vince il Grand Prix Speciale della Giuria a Cannes oltre ai più importanti riconosciment in Italia (cinque David di Donatello e due Nastri d’argento). Seguono “Kaos”, tratto da alcune novelle di Pirandello e ricordato anche per la presenza di Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, e “Good Morning Babilonia”.

Nel mezzo un grande riconoscimento come il Leone d’oro alla carriera alla Mostra del cinema di Venezia del 1986. Una carriera che negli anni Novanta prosegue tra sceneggiature originali, “Fiorile”, e ancora storie ispirate alla grande letteratura: “Il sole anche di notte”, tratto liberamente da un racconto di Tolstoj, “Le affinità elettive”, dal romanzo di Goethe, “Tu ridi” ancora basato su personaggi delle novelle di Pirandello. Nei primi anni Duemila realizzano anche due prodotti per la televisione, le miniserie “Resurrezione”, nuovamente partendo dall’amato Tolstoj, e “Luisa Sanfelice”, dal romanzo di Dumas. Un adattamento letterario, dall’omonimo libro di Antonia Arslan, è anche il film che segna il ritorno al cinema nel 2007: “La masseria delle allodole”. Lungomentraggio presentato al festival di Berlino dove tornano nel 2012 vincendo l’Orso d’oro con “Cesare deve morire” che racconta la messa in scena della tragedia “Giulio Cesare” di Shakespeare nel carcere di Rebibbia da parte dei detenuti diretti dal regista teatrale Fabio Cavalli. Nel 2015 esce “Meraviglioso Boccaccio”, adattamento di cinque novelle del “Decamerone”. Lavorano quindi alla sceneggiatura di “Una questione privata”, dal romanzo di Fenoglio, che Paolo Taviani sarà costretto a girare da solo per i problemi di salute del fratello.



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