Vanessa Roggeri, la “sarda nuragica” innamorata dei libri
Alessandro Marongiu
Venerdì 20 aprile in edicola con il giornale “Fiore di fulmine” dodicesimo romanzo della collana “Scrittori di Sardegna”
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Non sappiamo se uno studio esista già ma, se non ci esistesse, bisognerebbe davvero che qualcuno si prendesse la briga di condurne uno. L’argomento? Le biografie degli autori in terza o quarta di copertina. Si potrebbe così godere ancora di quelle, esilaranti, che Paolo Villaggio redigeva su di sé per le raccolte di racconti di Fantozzi, mentre, in tempi più recenti, si troverebbero bizzarrie come quella dello scrittore che ci tiene a far sapere che è «visceralmente tifoso» (citiamo testualmente) della squadra della sua città, e note poco felici, come quella che un editore ha riservato a un’autrice del proprio catalogo, limitandosi in sostanza a dirne che è «la moglie di». La biografia di Vanessa Roggeri che accompagna le sue due opere pubblicate da Garzanti è molto interessante, per ciò che rivela di lei e dei motivi della sua ispirazione: «Vanessa Roggeri è nata e cresciuta a Cagliari, dove si è laureata in Relazioni Internazionali.
Ama definirsi una sarda nuragica, innamorata della sua isola così aspra e coriacea, ma anche fiera e indomita. La sua passione per la scrittura è nata fin da quando la nonna le raccontava favole e leggende sarde intrecciate alle proprie memorie d’infanzia. Queste storie di una Sardegna antica, magica e misteriosa l’hanno segnata profondamente facendole nascere il gusto per la narrazione e il desiderio di mantenere vivo il sottile filo che ci collega a un passato ormai perduto».
PECULIARITÀ. Ci sono in queste righe molte delle peculiarità delle prose della Roggeri, diventate tre con l’uscita nel 2017 de “La cercatrice di corallo” per Rizzoli, cui ne aggiungiamo giusto una ulteriore, ovvero l’attenzione preminente verso i caratteri femminili. Qualche altra indicazione sulla cagliaritana viene dalle sue dirette parole, tratte da un’intervista rilasciata al blog Uno Scaffale di Libri e ammantate da una discreta autoironia: «Sono una persona socievole, ma detesto le feste, specie i compleanni e i trenini di capodanno. Casa mia è sempre stata un rifugio per animali; dopo aver raccolto e salvato un po’ di tutto, dalle donnole ai pipistrelli, al momento ho sei gatti, tutti trovatelli, tutti molto amati. Ho una passione viscerale per i fossili e da bambina sognavo di diventare un’archeologa come Indiana Jones. Amo i misteri, gli enigmi e le indagini perché stuzzicano la mia fantasia e curiosità. Odio le ingiustizie, da qualunque parte provengano, specialmente se colpiscono i più deboli; i miei libri non a caso trattano anche questo tema».
Veniamo, dunque, ai suoi libri. L’esordio, “Il cuore selvatico del ginepro”, data 2013. Al centro ci sono le vicende degli Zara, ricchi abitanti di Baghintos (nome di fantasia, come da tradizione letteraria isolana), e in particolare di Lucia e della sorella minore Ianetta, settima delle sette figlie di Severino e Assunta, venuta alla luce settimina e per di più durante la notte del 31 di ottobre – durante, cioè, la notte delle anime. Non può che portare qualche genere di maledizione interiore ed esteriore, Ianetta: ecco infatti che i dentini che ha già in bocca e il principio di coda che le spunta alla base della schiena la fanno subito marchiare come “coga”, strega. La sua sorte sarebbe segnata se non fosse per Lucia, che la salva dall’abbandono deciso dai genitori e la riconduce a casa: «Lucia e Ianetta sono legate da un sentimento che è amore vero. Amore capace di resistere all’odio, alla distruzione, alla morte, proprio come la pianta di ginepro che vegeta anche dopo un incendio», ha detto la Roggeri al blog Liberi di scrivere. Il libro vanta una traduzione in tedesco, del 2015, per la dtv Verlagsgesellschaft.
LA SOPRAVVISSUTA. Nello stesso 2015 arriva “Fiore di fulmine”, il romanzo che i lettori de La Nuova troveranno venerdì in edicola con il quotidiano per il dodicesimo appuntamento con la collana “Scrittori di Sardegna”. L’inizio è di quelli che proiettano immediatamente dentro la narrazione: «La prima volta che Nora Mura morì, aveva undici anni e il coraggio più scellerato che la gente delle miniere di Monte Narba avesse mai visto». Colpita da una folgore discesa dal cielo, la piccola Nora è creduta morta, ma erroneamente: il fatto che sia sopravvissuta la rende temuta e sospetta, anche perché pare aver sviluppato la capacità di dialogare con i morti.
Il futuro per lei sarà forzatamente lontano dalla famiglia, in un istituto di suore a Cagliari, ma sarà da qui che la sua vita prenderà tutt’altra piega, grazie anche all’incontro con la facoltosa Donna Trinez.
LA TERZA FATICA. Ci vuole un altro paio di anni per la terza fatica, “La cercatrice di corallo”. Un sentimento originatosi durante l’infanzia stringe Achille e Regina, i quali devono però lottare per preservarlo: lui è figlio di Dolores, vedova di Attilio Derosas che, bisognosa di aiuto per mantenere la numerosa prole, si rivolge a un cugino del marito, Fortunato, cercatore di corallo nella Riviera algherese nonché padre di Regina. L’uomo rifiuta sdegnosamente ogni forma di sostegno, tirando in ballo un antico torto subito da Attilio, e Dolores gli giura allora vendetta: toccherebbe ad Achille, il primogenito, portarla a compimento, ma il rapporto con Regina gli imporrà di scegliere tra il richiamo del sangue e quello dell’amore.
Ama definirsi una sarda nuragica, innamorata della sua isola così aspra e coriacea, ma anche fiera e indomita. La sua passione per la scrittura è nata fin da quando la nonna le raccontava favole e leggende sarde intrecciate alle proprie memorie d’infanzia. Queste storie di una Sardegna antica, magica e misteriosa l’hanno segnata profondamente facendole nascere il gusto per la narrazione e il desiderio di mantenere vivo il sottile filo che ci collega a un passato ormai perduto».
PECULIARITÀ. Ci sono in queste righe molte delle peculiarità delle prose della Roggeri, diventate tre con l’uscita nel 2017 de “La cercatrice di corallo” per Rizzoli, cui ne aggiungiamo giusto una ulteriore, ovvero l’attenzione preminente verso i caratteri femminili. Qualche altra indicazione sulla cagliaritana viene dalle sue dirette parole, tratte da un’intervista rilasciata al blog Uno Scaffale di Libri e ammantate da una discreta autoironia: «Sono una persona socievole, ma detesto le feste, specie i compleanni e i trenini di capodanno. Casa mia è sempre stata un rifugio per animali; dopo aver raccolto e salvato un po’ di tutto, dalle donnole ai pipistrelli, al momento ho sei gatti, tutti trovatelli, tutti molto amati. Ho una passione viscerale per i fossili e da bambina sognavo di diventare un’archeologa come Indiana Jones. Amo i misteri, gli enigmi e le indagini perché stuzzicano la mia fantasia e curiosità. Odio le ingiustizie, da qualunque parte provengano, specialmente se colpiscono i più deboli; i miei libri non a caso trattano anche questo tema».
Veniamo, dunque, ai suoi libri. L’esordio, “Il cuore selvatico del ginepro”, data 2013. Al centro ci sono le vicende degli Zara, ricchi abitanti di Baghintos (nome di fantasia, come da tradizione letteraria isolana), e in particolare di Lucia e della sorella minore Ianetta, settima delle sette figlie di Severino e Assunta, venuta alla luce settimina e per di più durante la notte del 31 di ottobre – durante, cioè, la notte delle anime. Non può che portare qualche genere di maledizione interiore ed esteriore, Ianetta: ecco infatti che i dentini che ha già in bocca e il principio di coda che le spunta alla base della schiena la fanno subito marchiare come “coga”, strega. La sua sorte sarebbe segnata se non fosse per Lucia, che la salva dall’abbandono deciso dai genitori e la riconduce a casa: «Lucia e Ianetta sono legate da un sentimento che è amore vero. Amore capace di resistere all’odio, alla distruzione, alla morte, proprio come la pianta di ginepro che vegeta anche dopo un incendio», ha detto la Roggeri al blog Liberi di scrivere. Il libro vanta una traduzione in tedesco, del 2015, per la dtv Verlagsgesellschaft.
LA SOPRAVVISSUTA. Nello stesso 2015 arriva “Fiore di fulmine”, il romanzo che i lettori de La Nuova troveranno venerdì in edicola con il quotidiano per il dodicesimo appuntamento con la collana “Scrittori di Sardegna”. L’inizio è di quelli che proiettano immediatamente dentro la narrazione: «La prima volta che Nora Mura morì, aveva undici anni e il coraggio più scellerato che la gente delle miniere di Monte Narba avesse mai visto». Colpita da una folgore discesa dal cielo, la piccola Nora è creduta morta, ma erroneamente: il fatto che sia sopravvissuta la rende temuta e sospetta, anche perché pare aver sviluppato la capacità di dialogare con i morti.
Il futuro per lei sarà forzatamente lontano dalla famiglia, in un istituto di suore a Cagliari, ma sarà da qui che la sua vita prenderà tutt’altra piega, grazie anche all’incontro con la facoltosa Donna Trinez.
LA TERZA FATICA. Ci vuole un altro paio di anni per la terza fatica, “La cercatrice di corallo”. Un sentimento originatosi durante l’infanzia stringe Achille e Regina, i quali devono però lottare per preservarlo: lui è figlio di Dolores, vedova di Attilio Derosas che, bisognosa di aiuto per mantenere la numerosa prole, si rivolge a un cugino del marito, Fortunato, cercatore di corallo nella Riviera algherese nonché padre di Regina. L’uomo rifiuta sdegnosamente ogni forma di sostegno, tirando in ballo un antico torto subito da Attilio, e Dolores gli giura allora vendetta: toccherebbe ad Achille, il primogenito, portarla a compimento, ma il rapporto con Regina gli imporrà di scegliere tra il richiamo del sangue e quello dell’amore.
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