La pittura secondo Alberto Moravia
Che rinfrancante sorpresa è “Non so perché non ho fatto il pittore. Scritti d’arte 1934-1990”, pubblicato da Bompiani per la cura di Alessandra Grandelis, autrice anche dell’ottima prefazione, dove...
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Che rinfrancante sorpresa è “Non so perché non ho fatto il pittore. Scritti d’arte 1934-1990”, pubblicato da Bompiani per la cura di Alessandra Grandelis, autrice anche dell’ottima prefazione, dove lo scrittore mostra persino, talvolta, una certa insofferenza per la critica d’arte, che pare ritenere pleonastica, se non addirittura dannosa. Così nel 1969: «Sulla pittura non c’è niente da dire». Ci si potrebbe – dice – provare a restituire «quello che si prova davanti alla pittura». Epperò: «che c’entra quello che si prova davanti alla pittura con la pittura stessa?».
Moravia rifiuta un discorso sull’arte gergale e specialistico, subito pronto a concettualizzare, a oltrepassare insomma la materiale datità del quadro – i «quadri visti da vicino» (scriveva Luigi Baldacci con passione di collezionista e intenditore, prima che di critico)– in vista delle poetiche e delle ideologie.
Ma rifugge anche, con la stessa forza, dalla reazione emozionale, dall’impressionismo oracolare, dall’uso filosoficamente pretestuoso delle opere, magari in nome d’una religione della vita o dell’arte. La solita brusca semplicità delle sue domande radicale: che ti costringono, ogni volta, a fare i conti, in profondità, con ogni cosa la sua straordinaria curiosità sfiori.
Moravia rifiuta un discorso sull’arte gergale e specialistico, subito pronto a concettualizzare, a oltrepassare insomma la materiale datità del quadro – i «quadri visti da vicino» (scriveva Luigi Baldacci con passione di collezionista e intenditore, prima che di critico)– in vista delle poetiche e delle ideologie.
Ma rifugge anche, con la stessa forza, dalla reazione emozionale, dall’impressionismo oracolare, dall’uso filosoficamente pretestuoso delle opere, magari in nome d’una religione della vita o dell’arte. La solita brusca semplicità delle sue domande radicale: che ti costringono, ogni volta, a fare i conti, in profondità, con ogni cosa la sua straordinaria curiosità sfiori.
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