Vita e miracoli di Arbore, giornalista sassarese premiato a Cattolica
Roberto Sanna
Riconoscimento della critica alla biografia scritta da Gianni Garrucciu
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Intellettuale o anti-intellettuale che sia, Renzo Arbore resta uno dei nomi di punta del mondo dello spettacolo italiano. E la sua biografia, scritta dal giornalista della Rai Gianni Garrucciu, continua ad affascinare: dopo il grande successo di vendite e le grandi passerelle (come quella con Fabio Fazio a “Che tempo che fa”) nei giorni scorsi è arrivato l’ennesimo riconoscimento col premio della critica al Premio internazionale Città di Cattolica. “Renzo Arbore - Vita opere e (soprattutto) miracoli”, edito da Rai-Eri e uscito nel 2013, si conferma così qualcosa in più della solita biografia: «Nel corso degli anni sono stati scritti altri libri su Renzo Arbore – commenta Gianni Garrucciu – ma questo premio della critica a Cattolica evidentemente vuole sottolineare che abbiamo aggiunto una visione differente».
IL PERSONAGGIO. Renzo Arbore non può essere descritto in poche righe e anche riuscire a farlo con un libro è complicato. La sua è la storia di un ragazzo della provincia del Sud Italia che sente di avere qualcosa dentro e si ribella all’idea di trascorrere gli anni più belli passeggiando su e giù per il corso di Foggia. Quello “struscio” non fa per lui e decide così di andare alla scoperta del mondo, affascinato dallo swing, dagli americani, dalla musica, dalla vita d’artista. Il prossimo giugno compirà 81 anni e si può ben dire che ha provato tutto, sempre con successo: è stato disc-jockey (uno dei primi in Italia), autore, cantante, conduttore radiofonico e televisivo, regista, attore, ha inventato trasmissioni cult alla radio e alla tv e con la sua Orchestra italiana ha portato in giro per il mondo la canzone melodica italiana. Lo scorso anno, a dispetto dell’età, ha nuovamente sbancato in tv con le due puntate celebrative di “Indietro tutta”, che a trent’anni di distanza ha ribadito la sua formula vincente. La storia di uno così grande non può che essere affascinante da ascoltare e leggere, per quanto complicata da raccontare.
IL LIBRO. Per scrivere il libro Gianni Garrucciu si è letteralmente insediato a casa di Renzo Arbore: «Sono stato diversi mesi a Roma e ogni giorno andavo a casa sua per chiacchierare e prendere appunti. È stata un’esperienza affascinante, ho imparato a conoscerlo in tutte le sue sfaccettature e lui mi ha portato alla scoperta del suo mondo. La sua casa è incredibile, è un grande collezionista e ha una stanza per ciascuna delle sue passioni: la stanza degli occhiali, per esempio, dove ci sono tremila occhiali. E quella dei dischi, poi quella dei juke- box, altra sua mania. Una volta che abbiamo cominciato a conoscerci bene, ha voluto svelarmi qualcuno dei suoi segreti. Come i mercatini nei quali va a cercare gli oggetti per le sue collezioni, mi ha portato in giro per le strade di Roma a cercare occhiali nei posti più strani che uno possa immaginare ed è stato molto divertente». Il libro è diviso in due parti: «Nella prima racconto la storia di Renzo Arbore dagli anni di Foggia a quel concorso in Rai che lui fece per caso e dove, sempre casualmente, si trovò come compagno di banco un tale Gianni Boncompagni. Un incontro che ha cambiato la loro storia personale e professionale e anche quello della radio e della televisione italiana. Un racconto che propone anche molte parti inedite, mai emerse nel corso degli anni. Nella seconda sezione invece io mi faccio da parte e lascio parlare alcuni dei suoi più grandi amici e altri personaggi del mondo dello spettacolo che hanno avuto la fortuna di lavorare con lui e frequentarlo da vicino». L’elenco è lungo e i nomi sono importanti, da Benigni a Pupi Avati, a Tullio De Mauro. La chiusura è poi affidata allo stesso Renzo Arbore, che si racconta cercando di dare un senso al suo successo che è passato attraverso tante generazioni, di fatto dal dopoguerra e gli anni del boom a oggi.
GLI AMICI. Gianni Garrucciu ha impiegato mesi a raccogliere le testimonianze degli amici. Uno al quale Arbore teneva di più era Benigni: «Lo contattai e mi disse che non c’erano problemi, anzi. Poi letteralmente scomparve nel nulla. Arbore ci rimase male, diceva che da lui non se lo aspettava, poi improvvisamente Benigni ricomparve alla sua maniera: con un’Ode che lo portò alle lacrime dopo averla letta. Ode che è sistemata in apertura del libro». La prefazione è invece a cura di Sergio Zavoli e anche qui c’è un curioso retroscena da raccontare : «Mi ripromettevo sempre di chiamarlo e poi c’era sempre un motivo per cui non riuscivo a farlo, i tempi si sono allungati e onestamente non sapevo come uscire dall’impasse alla fine si è fatto vivo lui quasi d’imperio: “Ho saputo del tuo libro su Renzo Arbore, voglio toglierti dall’imbarazzo: ti sto mandando la prefazione”. E anche quella parte del libro è stata sistemata».
IL PERSONAGGIO. Renzo Arbore non può essere descritto in poche righe e anche riuscire a farlo con un libro è complicato. La sua è la storia di un ragazzo della provincia del Sud Italia che sente di avere qualcosa dentro e si ribella all’idea di trascorrere gli anni più belli passeggiando su e giù per il corso di Foggia. Quello “struscio” non fa per lui e decide così di andare alla scoperta del mondo, affascinato dallo swing, dagli americani, dalla musica, dalla vita d’artista. Il prossimo giugno compirà 81 anni e si può ben dire che ha provato tutto, sempre con successo: è stato disc-jockey (uno dei primi in Italia), autore, cantante, conduttore radiofonico e televisivo, regista, attore, ha inventato trasmissioni cult alla radio e alla tv e con la sua Orchestra italiana ha portato in giro per il mondo la canzone melodica italiana. Lo scorso anno, a dispetto dell’età, ha nuovamente sbancato in tv con le due puntate celebrative di “Indietro tutta”, che a trent’anni di distanza ha ribadito la sua formula vincente. La storia di uno così grande non può che essere affascinante da ascoltare e leggere, per quanto complicata da raccontare.
IL LIBRO. Per scrivere il libro Gianni Garrucciu si è letteralmente insediato a casa di Renzo Arbore: «Sono stato diversi mesi a Roma e ogni giorno andavo a casa sua per chiacchierare e prendere appunti. È stata un’esperienza affascinante, ho imparato a conoscerlo in tutte le sue sfaccettature e lui mi ha portato alla scoperta del suo mondo. La sua casa è incredibile, è un grande collezionista e ha una stanza per ciascuna delle sue passioni: la stanza degli occhiali, per esempio, dove ci sono tremila occhiali. E quella dei dischi, poi quella dei juke- box, altra sua mania. Una volta che abbiamo cominciato a conoscerci bene, ha voluto svelarmi qualcuno dei suoi segreti. Come i mercatini nei quali va a cercare gli oggetti per le sue collezioni, mi ha portato in giro per le strade di Roma a cercare occhiali nei posti più strani che uno possa immaginare ed è stato molto divertente». Il libro è diviso in due parti: «Nella prima racconto la storia di Renzo Arbore dagli anni di Foggia a quel concorso in Rai che lui fece per caso e dove, sempre casualmente, si trovò come compagno di banco un tale Gianni Boncompagni. Un incontro che ha cambiato la loro storia personale e professionale e anche quello della radio e della televisione italiana. Un racconto che propone anche molte parti inedite, mai emerse nel corso degli anni. Nella seconda sezione invece io mi faccio da parte e lascio parlare alcuni dei suoi più grandi amici e altri personaggi del mondo dello spettacolo che hanno avuto la fortuna di lavorare con lui e frequentarlo da vicino». L’elenco è lungo e i nomi sono importanti, da Benigni a Pupi Avati, a Tullio De Mauro. La chiusura è poi affidata allo stesso Renzo Arbore, che si racconta cercando di dare un senso al suo successo che è passato attraverso tante generazioni, di fatto dal dopoguerra e gli anni del boom a oggi.
GLI AMICI. Gianni Garrucciu ha impiegato mesi a raccogliere le testimonianze degli amici. Uno al quale Arbore teneva di più era Benigni: «Lo contattai e mi disse che non c’erano problemi, anzi. Poi letteralmente scomparve nel nulla. Arbore ci rimase male, diceva che da lui non se lo aspettava, poi improvvisamente Benigni ricomparve alla sua maniera: con un’Ode che lo portò alle lacrime dopo averla letta. Ode che è sistemata in apertura del libro». La prefazione è invece a cura di Sergio Zavoli e anche qui c’è un curioso retroscena da raccontare : «Mi ripromettevo sempre di chiamarlo e poi c’era sempre un motivo per cui non riuscivo a farlo, i tempi si sono allungati e onestamente non sapevo come uscire dall’impasse alla fine si è fatto vivo lui quasi d’imperio: “Ho saputo del tuo libro su Renzo Arbore, voglio toglierti dall’imbarazzo: ti sto mandando la prefazione”. E anche quella parte del libro è stata sistemata».
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