La Nuova Sardegna

Sabrina Ferilli su Raitre racconta il mondo trans

di Elisabetta Stefanelli
Sabrina Ferilli su Raitre racconta il mondo trans

Al via da domani “Storie del genere” sul disagio (ma anche la gioia) di chi ha scelto di cambiare sesso

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ROMA. Il disagio di un corpo che non senti tuo, di un ruolo sociale che non ti appartiene e poi le difficoltà, il rifiuto, il dolore, la gioia e la determinazione che una scelta come quella di cambiare sesso comporta. Ma soprattutto «persone umane» che cercano la verità più intima, al di là del genere che li “ospita” dalla nascita. Le loro vicende sono raccontate nel nuovo coraggioso programma di Raitre, “Storie del genere” – da domani alle 23 per otto puntate – con una conduzione d’eccezione, quella di Sabrina Ferilli, la star più “normale” del cinema italiano che anche questa volta non si tira indietro e sfodera la grinta dietro al sorriso.

«Le cose difficili mi piacciono – dice con la verve e la dolcezza che la contraddistinguono – e anche questa volta a guidarmi è stata soprattutto la curiosità. Sono rimasta affascinata dalla sfida perché, pur leggendo e informandomi molto su questo tipo di scelta, ne sapevo in fondo poco e avevo tante domande, spesso anche scomode, da fare. Mi piaceva l'idea insomma, semplicemente». In ognuna delle puntate, infatti, Sabrina è la composta padrona di casa di un salotto luminoso dove si incrociano le storie di tre persone che a un certo punto della loro vita hanno deciso di cambiare sesso.

«Le storie che mi hanno colpito di più? Quella di Daniela che ha oltre 60 anni e un figlio, e ha deciso di diventare da padre madre, per avere, come dice lei, “una vita all’insegna della verità”. O quella di Maikol, nata come Masha, che prima di decidere di cambiare si è sposata con tanto di abito bianco e ha tre bambine piccole. Mi hanno colpito le vicende che coinvolgono così da vicino la famiglia, i bambini, le madri e anche loro sono venuti in studio a raccontare il loro punto di vista. Mi ha colpito quando questa necessità va oltre quello che ti circonda al punto da non curarti dei danni che potresti provocare. Non mi sono mai tirata indietro nelle domande e sono arrivata a chiedere se ci fosse anche una forma di egoismo in tutto questo».

I percorsi delle persone coinvolte nelle storie sono tutti scelti nell’ambito del protocollo di una struttura sanitaria come la Saifip del San Camillo-Forlanini di Roma. Uomini che si sentono donna, donne che si sentono uomini, giovani e no, qualcuno sposato con figli, altri vengono seguiti proprio nei momenti determinanti da “Storie del genere”, che è al lavoro sin dallo scorso agosto.

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