Il profumo del pane sfornato e del legno aromatico
«Da uno dei forni esce fumo bianco, e riempie l’aria con l’aroma tipico di tutti i luoghi in cui si usa riscaldare e accendere il fuoco per la cucina con legname e fogliame di macchia. Avvertiamo...
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«Da uno dei forni esce fumo bianco, e riempie l’aria con l’aroma tipico di tutti i luoghi in cui si usa riscaldare e accendere il fuoco per la cucina con legname e fogliame di macchia. Avvertiamo quell’aroma in tutte le isole del Mediterraneo, ogni volta diverso a secondo di come è composto il materiale da ardere, ma sempre con un sentore d’incenso, e sempre tale da evocare per incantesimo il ricordo di lieti giorni di sole».
Così scrive Ernest Junger, nel suo “Terra sarda”. Fumo aromatico e profumo di pane esce dal forno di campagna di Gianfranca Dettori, quando per pura passione cuoce con legno aromatico e sforna il pane che ha plasmato e modellato con impasto di semola e lievito madre. Le sue creature le chiama "miracolo della vita". Gianfranca a Sennori, fin da piccola è affascinata da quella manualità che crea pane. La magia accadeva quando la nonna, mamma e zia, vestite con candidi grembiuli, attorno a sa mesa, impastavano grandi masse di impasto. Un composto che veniva plasmato con eleganza e che durante la lievitazione cresceva e prendeva rassicuranti forme. Il primo incarico è stato quello di impastare sa pasta violada per creare sas tericas. Una prova emozionante. Il premio era quello di entrare a far parte delle persone degne di sedersi e lavorare attorno a quell’intoccabile “altare”. Piano piano, sino a quando è riuscita ad avviare il forno a legna e cuocere il fragrante pane quotidiano e cerimoniale.
Giovanni Fancello
Così scrive Ernest Junger, nel suo “Terra sarda”. Fumo aromatico e profumo di pane esce dal forno di campagna di Gianfranca Dettori, quando per pura passione cuoce con legno aromatico e sforna il pane che ha plasmato e modellato con impasto di semola e lievito madre. Le sue creature le chiama "miracolo della vita". Gianfranca a Sennori, fin da piccola è affascinata da quella manualità che crea pane. La magia accadeva quando la nonna, mamma e zia, vestite con candidi grembiuli, attorno a sa mesa, impastavano grandi masse di impasto. Un composto che veniva plasmato con eleganza e che durante la lievitazione cresceva e prendeva rassicuranti forme. Il primo incarico è stato quello di impastare sa pasta violada per creare sas tericas. Una prova emozionante. Il premio era quello di entrare a far parte delle persone degne di sedersi e lavorare attorno a quell’intoccabile “altare”. Piano piano, sino a quando è riuscita ad avviare il forno a legna e cuocere il fragrante pane quotidiano e cerimoniale.
Giovanni Fancello
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