«Noi esistiamo per sciogliere l’antico voto»
di Alessandra Sallemi
Oggi il gran giorno. Confratelli e consorelle rilanciano il senso del loro impegno: «Il Santo è un vero compagno di vita»
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Sant’Efisio chiama e la gente viene. Dicono questo gli abitanti di Stampace, il quartiere dove sorge la chiesetta costruita sopra il carcere in cui era stato rinchiuso il siriano convertito al cristianesimo. «Un extracomunitario - commenta Francesco Cacciuto, presidente dell’Arciconfraternita che da 362 anni cura il rito dello scioglimento del voto della municipalità cagliaritana - ed è per lui che pensiamo a quello che sta succedendo in Siria, ci riguarda». Maria Antonietta Murtas è la priora dell’Arciconfraternita, viene dal colloquio con una signora che chiedeva come portare i fiori a Sant’Efisio senza creare disturbo. Il figlio di 24 anni, ricoverato in Rianimazione, quando si è svegliato dal coma alla madre ha detto «devo portare fiori rossi a Sant’Efisio». Il giovane è andato nella Penisola per la riabilitazione, la madre ha promesso che i fiori li avrebbe portati lei. Alla priora ha detto che il figlio in ospedale ormai lo chiamano il miracolato di Sant’Efisio. E’ vasta la raccolta di storie della priora. Una turista torinese quest’anno seguirà la processione fino a Pula perché in occasione di una vacanza a Cagliari era capitata nella chiesetta, si era sentita avvolta da una sensazione di pace, le era venuto spontaneo chiedere qualcosa al Santo e adesso vuole ringraziare per il dono ricevuto. «E’ un santo attivo - commenta la priora - e muove tante cose. Per me è un compagno di vita, lo senti che c’è. E noi lavoriamo per dare Sant’Efisio a tutti».
Con la chiesa aperta, quando sarà possibile col museo dai pezzi pregiati quali il pendente donato da una principessa d’Austria, ma soprattutto col pellegrinaggio fino a Pula e il magico rientro a mezzanotte del quarto giorno, il momento in cui si scioglie il voto, «la ragione per cui esistiamo», sottolinea Cacciuto. «Capita che ci chiedano se nell’edizione ci saranno novità. Ecco - dice - bisogna fare in modo che non ce ne siano. Tutto è com’era». I turisti sono i benvenuti, ma per assistere a questo secolare incontro dei credenti con i laici, legati tutti da un voto mai interrotto. A Sant’Efisio i partecipanti indossano abiti della tradizione, nessuno li chiama costumi, e non ci si incammina per una sfilata, ma per una processione. E’ così che va, da 362 anni.
Con la chiesa aperta, quando sarà possibile col museo dai pezzi pregiati quali il pendente donato da una principessa d’Austria, ma soprattutto col pellegrinaggio fino a Pula e il magico rientro a mezzanotte del quarto giorno, il momento in cui si scioglie il voto, «la ragione per cui esistiamo», sottolinea Cacciuto. «Capita che ci chiedano se nell’edizione ci saranno novità. Ecco - dice - bisogna fare in modo che non ce ne siano. Tutto è com’era». I turisti sono i benvenuti, ma per assistere a questo secolare incontro dei credenti con i laici, legati tutti da un voto mai interrotto. A Sant’Efisio i partecipanti indossano abiti della tradizione, nessuno li chiama costumi, e non ci si incammina per una sfilata, ma per una processione. E’ così che va, da 362 anni.
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