Il "Mastru de cusinzos" Franco Corrias: ha fatto gli scarponi anche per il Papa
L'artigiano di Oliena che ha rinverdito la tradizione dei maestri pellettieri: calzature e zaini per pastori diventano trendy
OLIENA. Chi è in grado con il suo estro di regalare emozioni è pronto a riceverle. Così Franco Corrias, 52 anni, di Oliena, mastru de cusinzos – le indistruttibili scarpe da campagna che realizzò nel 2013 anche per Papa Francesco – ha avuto l’onore di vedere il suo musicista preferito, Mark Knopfler, tenere a tracolla la chitarra con una cintura in pelle da lui realizzata con le classiche incisioni e i motivi della tradizione. Nella bella casa-laboratorio dell’artigiano, ristrutturata con cura e con attenzione all’architettura del passato c’è – assieme alle scarpe che lo hanno reso celebre – una foto incorniciata del leader carismatico dei Dire Straits con la cintura made in Oliena.
La tracolla di Knopfler. «Nel 2011 mio figlio Fabio mi regalò per il compleanno il biglietto del concerto di Knopfler, il mio cantante preferito, che si esibiva con Bob Dylan a Milano. Mi sembrava brutto non portargli nulla. Allora realizzai la cintura che a fine dello spettacolo lasciai al personale del suo staff. Lo feci con tante riserve perché avevo dei dubbi che il regalo gli venisse consegnato. Sei mesi dopo invece qualcuno mi segnalò quella foto su internet. E fu una grandissima soddisfazione». A parte i sogni, che comunque aiutano a stare bene, Franco Corrias è uno con i piedi ben piantati per terra. Modesto e riservato, non ama la luce dei riflettori. Preferisce quella magica della sua bottega di via Gian Battista Melis (rione S’Ortu e su re, in pieno centro) quando con le dite fasciate e protette da strisce di cuoio (poddihales in olianese) impugna l’ago e cuce, quasi in una dimensione fuori dal tempo. Ex barman in Costa Smeralda e poi nella sua Oliena dove aprì il celebre Bar Martini, chi lo conosce bene lo descrive già da allora troppo avanti.
«Il bar era bello ma totalizzante. Stavamo per avere il nostro primogenito e assieme a mia moglie Dorotea ci siamo detti che sarebbe stato opportuno dedicare più tempo a Fabio che stava arrivando. Così abbiamo deciso di cedere il locale e di prendere altre strade che ci consentissero di coniugare il lavoro con gli affetti. Anche perché dopo Fabio, che ora ha 26 anni, è arrivato anche Mattia, oggi diciannovenne». L’arte di forgiare cusinzos l’ha incontrata per passione oltre quattro lustri fa, rinunciando a due impieghi a tempo indeterminato. «Avevo vinto nel giro di pochi mesi, il concorso da autista dell’Arst e quello da vigile del fuoco. Ero giovane ma avevo già iniziato a lavorare nella bottega di mio suocero, tziu Bore Licheri. È stato lui il vero maestro che mi ha insegnato i segreti del mestiere. Poi la manualità che acquisivo mi gratificava e ho scelto di stare qui facendo comunque un lavoro che giorno dopo giorno mi stava conquistando». Da anni ormai i clienti non mancano e le richieste giungono davvero da tutto il mondo. La giornata è orientata alla produzione di nuovi modelli, anche se un giorno alla settimana è riservato alle riparazioni. Grazie alla presenza turistica che raggiunge con continuità la Barbagia, e anche ai social network che accorciano le distanze e facilitano la comunicazione, molti passi in avanti sono stati fatti.
Tradizione e nuove idee. Anche perché l’artigiano ha avuto il merito e la capacità di non fermarsi esclusivamente a un prodotto tradizionale, ma si è aperto alle novità realizzando scarpe con linee classiche, comode e funzionali. Interamente fatte a mano e su misura. E inserendo una serie di accessori in pelle, colorati e coordinati tra loro, che hanno ampliato decisamente l’offerta dei prodotti e favorito la sinergia con altri artigiani del paese e del territorio. Tra questi le abili ricamatrici che intervengono rendendo una cintura, una bisaccia o gli zaini sas tasheddas, un prodotto inimitabile. «I cusinzos, fatti con materiali morbidi e la suola liscia e leggera, rimangono l’articolo più richiesto. Ne facciamo diverse versioni con alcune differenze in base alla provenienza geografica, ma piace molto anche la rivisitazione moderna, morbidi e con lacci colorati. Per il pellame si usa la vacchetta rovesciata e l’anfibio di vitello conciato con materiali di derivazione chimica. Hanno un ulteriore vantaggio – sottolinea l’artigiano sorridendo – quello di non lasciare impronte grazie alla suola liscia senza disegni». Corrias, che fa le scarpe a pastori, contadini e professionisti, alcuni anni fa ha anche avuto l’onore di realizzarle per Papa Francesco. «Fui incaricato dalla Regione e fu anche quella una bella soddisfazione e un riconoscimento per il mio lavoro. In quell’occasione decisi poi di fare al pontefice un regalo tutto mio donando un messale in pelle con all’interno un ricamo di un fiore che rappresenta la resurrezione. Una copia simile la donai anche alla chiesa di Oliena. Sia noi che lui abbiamo una chiara impronta gesuitica e mi sembrava opportuno rimarcarlo». In quel messale volato fino al Vaticano i ricami li realizzò Cia (Zia) Mariedda Congiu, una delle anziane che a Oliena ha saputo interpretare al meglio l’arte per fortuna ancora viva del ricamo.
Diritto alla comodità. A casa Corrias c’è una sorta di democraticità della clientela. La committenza ha uguali diritti a prescindere dal censo, dalla professione e dalla provenienza. «È fondamentale prendere le misure e capire esattamente la fisionomia dei piedi, poi costruire la forma. Alla fine quello che andiamo a realizzare, dopo un attento studio, è un prodotto che va indossato probabilmente per molte ore al giorno e che deve garantire comodità e affidabilità». È sempre il cliente a spiegare le sue esigenze. Ma è anche vero che una volta in bottega anche chi arriva con certezze granitiche può cambiare idea.
«Può capitare che arrivi con l’idea dello scarpone e poi invece richieda una scarpa da trekking. Insomma passiamo dai cusinzos alle infradito, che non sono una ciabatta da spiaggia ma una vera e propria scarpa realizzata con un tessuto certificato in lino o lana grezza da abbinare con un abito elegante – spiega Corrias –. Ma sono molto ricercati anche gli stivali e i cambales». Sui costi si parte dai 180 euro per i cusinzos fino ad arrivare agli 800 per gli stivali. La materia prima da utilizzare – tutta di primissima qualità – ci pensa lo stesso artigiano a sceglierla di persona. «Mi rifornisco in Toscana. Lì trovo quello che mi serve per le mie collezioni e dopo aver visionato di persona ordino quantitativi e tipologie con un occhio anche alle tendenze del momento», spiega Corrias. Ormai si pensa anche ai piedi della donna: è ancora un target di clientela minoritaria, ma comunque interessante e in ascesa. Le scarpe del costume di Oliena sono poi una vera e propria opera d’arte, non a caso più volte esposte in musei e nella vetrina della bottega.
«Ci adattiamo alle richieste e cerchiamo di rispondere al meglio. Recentemente ho realizzato una pochette con pelle di pitone. Anche gli sposi ordinano diversi elementi coordinati per la famosa data», racconta Franco Corrias che per ritemprarsi dalle fatiche la domenica assieme alla moglie cammina sui sentieri calcarei del Supramonte. «Viviamo in uno splendido territorio. Mi auguro che sempre più giovani, inclusi i miei figli, rimangano e si impegnino a valorizzarlo con il loro lavoro».
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