L'intruso. Gianmario Demuro: "Selling England, e i Genesis non si dimenticano"
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Gianmario Demuro, ordinario di Diritto costituzionale all'Università di CagliariUn disco è una parte della propria vita. Molti dischi rappresentano una vita intera. Per questo motivo la mia scelta ha oscillato a lungo tra “Remain in light” dei Talking Heads, “Rock’n roll animal”...
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Un disco è una parte della propria vita. Molti dischi rappresentano una vita intera. Per questo motivo la mia scelta ha oscillato a lungo tra “Remain in light” dei Talking Heads, “Rock’n roll animal” di Lou Reed, “Breakfast in America” dei Supertramp, “Darwin” del Banco del Mutuo Soccorso e molti altri ancora, tutti importanti ma tutti legati a momenti precisi della mia esistenza, nessuno permanente. Ma quando la puntina è ridiscesa su “Selling England by the pound” dei Genesis ogni ricordo è tornato con forza, davanti a me. Un disco, un tempo lontano ma onnipresente. Allora, era il 1973, a parte la radio il vinile era l’unico modo per ascoltare musica. Comprare un disco era un rito collettivo e i dischi si ascoltavano insieme ad altri sino a consumarli. Peter Gabriel, i Genesis, e questo disco in particolare, rappresentano la sintesi di tutto ciò che speravamo di non perdere da adolescenti: il tempo condiviso. Nulla è chiaro a quell’età, tutto è difficile, conflittuale: solamente la musica facilitava la comunicazione e teneva insieme tutti. Le discussioni, tuttavia, potevano durare delle ore sulla voce di Peter , sulla chitarra di Jimi Hendrix o sulle voci di Crosby, Stills, Nash & Young. Tuttavia, alla fine di ogni ascolto di “Selling England” tutti cantavano insieme “Aisle of plenty” ( la Navata dell’abbondanza) con un coro che portava tutti indietro, all’inizio del disco. In quell’istante Peter chiedeva: «Can you tell me where my country lies?» (Dov’è il mio paese?) La risposta era una serie di giochi parole, molto britannici, ma meravigliosamente sonori. Ecco il mio ricordo più intenso, questo è il disco che rappresenta la consapevolezza che con la musica si costruiscono immagini di parole. Le immagini erano già dipinte in copertina e preparavano tutti a un ascolto immaginario, più difficile perché l’inglese dei Genesis è letterario, difficile da tradurre. Con le parole dei Genesis era però facile ritrovare il cammino: «the path is clear» cantava Peter nella terza canzone del disco e il cammino era più semplice. Alla fine ciò che era per me, per tutti noi, era la voglia di stare insieme e di non sentirsi lontani. Alla fine il motivo per cui “Selling England” è il disco della vita è nelle ultime strofe di “Firth of Fith” che conducono al Fiume di costante cambiamento. Quel disco iniziato nell’adolescenza mi ha portato sino all’estate del 2004 quando Peter Gabriel ha tenuto un memorabile concerto a Cagliari. I Genesis non esistevano più, ma la loro immensa sonorità era arrivata sino alla mia età adulta, senza interruzioni.
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