Concato: «Nel nuovo album le mie radici»
Monica De Murtas
Il tour sardo in due tappe del cantautore: il 15 al Comunale di Sassari e il giorno dopo a Cagliari
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SASSARI. Il jazz incontra la musica d’autore martedì 15 maggio alle 21 al Teatro Comunale nel secondo appuntamento della rassegna di produzioni originali “Jazz Op” organizzata dall’associazione Blue note orchestra. Ospite d’onore della serata sarà Fabio Concato uno dei più apprezzati cantautori italiani, amatissimo dal pubblico per il suo stile elegante e ironico dall’impronta inconfondibile.
Il progetto “OJS Meets Fabio Concato" presenterà composizioni del musicista milanese, arrangiate per l’Orchestra jazz della Sardegna (OJS), da Gabriele Comeglio, che sarà anche il direttore della formazione sarda sia nel concerto sassarese che nella replica che si terrà il 16 maggio al teatro Massimo di Cagliari. Il progetto mira a mettere in risalto le componenti jazz presenti in molte composizioni di Concato, con arrangiamenti che disegnano per ogni brano una veste nuova, fatta di pieni orchestrali e di un sound delicatamente rarefatto. Il viaggio musicale intriso dei ricordi del cantautore ripercorrerà una carriera artistica lunga 40 anni condensata in una scaletta di 18 brani da riscoprire. “Questo progetto -spiega Concato- nasce come evoluzione naturale del mio lavoro perché Il jazz fa parte da sempre del mio mondo artistico, è la prima musica che ho ascoltato, conosciuto ed amato”.
Con il suo ultimo album “Gigi” dedicato a suo padre ha voluto fare un omaggio a queste sue radici musicali?
« Sì, un omaggio a mio padre e all’eredità che mi ha trasmesso. Era un grande musicista, un autodidatta che suonava solo per passione, di mestiere faceva il rappresentante di occhiali, ma aveva davvero un tocco magico, un talento raro . Anche io ho imparato da solo a suonare, non ricordo a che età, quando ho avuto le mani abbastanza grandi per poter stringere il manico di una chitarra probabilmente. Guardavo mio padre e tentavo di riprodurre gli accordi, era complicato, a volte anche doloroso, c’è da spaccarsi le dita a fare certe cose (dice ridendo n.d.r) ma imparare in questo modo ha anche i suoi lati positivi, essere meno condizionato dalla tecnica ti aiuta a non cascare nei tranelli della musica. Anche se in fondo mi è sempre dispiaciuto non avere ricevuto un’educazione musicale tradizionale».
Che ricordi ha della sua infanzia e di questo “tirocinio” musicale?
«Ricordi molto allegri, la nostra era una famiglia “normale” soltanto quando mio padre era fuori per lavoro, ma appena rientrava da uno dei suoi viaggi e si sedeva al pianoforte o magari, a seconda dell’ispirazione del momento, prendeva la chitarra, la casa si riempiva di musica. Suonavamo tutti, e cantavamo tutti, anche mia madre aveva studiato pianoforte. Tra i talenti di famiglia ci sono anche due nonni cantanti lirici e uno zio contrabbassista. Quando a casa non si suonava era perché si ascoltavano i dischi di: Gerry Mulligan, Chet Baker, Miles Davis. E poi tanta bossa nova: João Gilberto, Jobim il loro repertorio è la “colonna sonora” della mia vita e non dico tanto per dire, li ascolto davvero sempre, ovunque».
Questa sua nuova fase artistica iniziata nel 2017 è molto apprezzata dal pubblico e dalla critica. Come si fa a fondere insieme canzone d’autore e jazz?
«Mi dicono che il mio repertorio si presta, che il jazz in qualche modo è già dentro le mie composizioni. Forse per i motivi che ho appena spiegato. Abbiamo creato nuovi arrangiamenti jazz per moltissimi brani da “Domenica Bestiale” a “Buonanotte a te”, “La mia macchina”, “Fiore di Maggio", "Guido piano", "Rosalina". L’esperienza live con ll trio jazz di Paolo Di Sabatino per me è davvero bellissima ma altrettanto entusiasmante è stato cantare accompagnato dalla big band diretta dal sassofonista Gabriele Comeglio».
Ed ora ripeterà l’esperienza cantando con l’Orchestra jazz della Sardegna.
«Sì, non vedo l’ora, quando mi hanno proposto questo progetto ho detto subito di si, non solo perché mi piace l’idea di confrontarmi ancora con le sonorità maestose di una big band ma anche perché so che l’ OJS è composta da musicisti bravissimi, questa formazione ha un’ ottima fama in tutta Italia. L’idea di stringere un legame artistico con la Sardegna è poi altrettanto stimolante è la prima volta che accade nonostante io da sempre frequenti molto l’isola, a cui mi legano dei bei ricordi, un amore e tante amicizie».
Il progetto “OJS Meets Fabio Concato" presenterà composizioni del musicista milanese, arrangiate per l’Orchestra jazz della Sardegna (OJS), da Gabriele Comeglio, che sarà anche il direttore della formazione sarda sia nel concerto sassarese che nella replica che si terrà il 16 maggio al teatro Massimo di Cagliari. Il progetto mira a mettere in risalto le componenti jazz presenti in molte composizioni di Concato, con arrangiamenti che disegnano per ogni brano una veste nuova, fatta di pieni orchestrali e di un sound delicatamente rarefatto. Il viaggio musicale intriso dei ricordi del cantautore ripercorrerà una carriera artistica lunga 40 anni condensata in una scaletta di 18 brani da riscoprire. “Questo progetto -spiega Concato- nasce come evoluzione naturale del mio lavoro perché Il jazz fa parte da sempre del mio mondo artistico, è la prima musica che ho ascoltato, conosciuto ed amato”.
Con il suo ultimo album “Gigi” dedicato a suo padre ha voluto fare un omaggio a queste sue radici musicali?
« Sì, un omaggio a mio padre e all’eredità che mi ha trasmesso. Era un grande musicista, un autodidatta che suonava solo per passione, di mestiere faceva il rappresentante di occhiali, ma aveva davvero un tocco magico, un talento raro . Anche io ho imparato da solo a suonare, non ricordo a che età, quando ho avuto le mani abbastanza grandi per poter stringere il manico di una chitarra probabilmente. Guardavo mio padre e tentavo di riprodurre gli accordi, era complicato, a volte anche doloroso, c’è da spaccarsi le dita a fare certe cose (dice ridendo n.d.r) ma imparare in questo modo ha anche i suoi lati positivi, essere meno condizionato dalla tecnica ti aiuta a non cascare nei tranelli della musica. Anche se in fondo mi è sempre dispiaciuto non avere ricevuto un’educazione musicale tradizionale».
Che ricordi ha della sua infanzia e di questo “tirocinio” musicale?
«Ricordi molto allegri, la nostra era una famiglia “normale” soltanto quando mio padre era fuori per lavoro, ma appena rientrava da uno dei suoi viaggi e si sedeva al pianoforte o magari, a seconda dell’ispirazione del momento, prendeva la chitarra, la casa si riempiva di musica. Suonavamo tutti, e cantavamo tutti, anche mia madre aveva studiato pianoforte. Tra i talenti di famiglia ci sono anche due nonni cantanti lirici e uno zio contrabbassista. Quando a casa non si suonava era perché si ascoltavano i dischi di: Gerry Mulligan, Chet Baker, Miles Davis. E poi tanta bossa nova: João Gilberto, Jobim il loro repertorio è la “colonna sonora” della mia vita e non dico tanto per dire, li ascolto davvero sempre, ovunque».
Questa sua nuova fase artistica iniziata nel 2017 è molto apprezzata dal pubblico e dalla critica. Come si fa a fondere insieme canzone d’autore e jazz?
«Mi dicono che il mio repertorio si presta, che il jazz in qualche modo è già dentro le mie composizioni. Forse per i motivi che ho appena spiegato. Abbiamo creato nuovi arrangiamenti jazz per moltissimi brani da “Domenica Bestiale” a “Buonanotte a te”, “La mia macchina”, “Fiore di Maggio", "Guido piano", "Rosalina". L’esperienza live con ll trio jazz di Paolo Di Sabatino per me è davvero bellissima ma altrettanto entusiasmante è stato cantare accompagnato dalla big band diretta dal sassofonista Gabriele Comeglio».
Ed ora ripeterà l’esperienza cantando con l’Orchestra jazz della Sardegna.
«Sì, non vedo l’ora, quando mi hanno proposto questo progetto ho detto subito di si, non solo perché mi piace l’idea di confrontarmi ancora con le sonorità maestose di una big band ma anche perché so che l’ OJS è composta da musicisti bravissimi, questa formazione ha un’ ottima fama in tutta Italia. L’idea di stringere un legame artistico con la Sardegna è poi altrettanto stimolante è la prima volta che accade nonostante io da sempre frequenti molto l’isola, a cui mi legano dei bei ricordi, un amore e tante amicizie».
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