L'intruso. Luigi Datome: «Elif Shafak e la rivelazione del derviscio»
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Luigi Datome, olbiese, campione di basketLe 40 porte, di Elif Shafak, è un romanzo nel romanzo. Ella Rubistan è una donna sposata, appena entrata nei 40, con una vita intera dedicata alla propria famiglia, alla propria casa e al proprio...
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Le 40 porte, di Elif Shafak, è un romanzo nel romanzo. Ella Rubistan è una donna sposata, appena entrata nei 40, con una vita intera dedicata alla propria famiglia, alla propria casa e al proprio matrimonio. La quotidianità l’ha condotta ad una routine sentimentalmente piatta, tanto da diventare insensibile ai vari tradimenti del marito. Per cercare nuovi stimoli accetta un incarico letterario come redattrice di romanzi, ma non sa che il primo designatole le stravolgerà la vita. Nasce un intreccio temporale tra l’occidente ai giorni nostri (in Massachusetts) e l’Anatolia (Konya) del XIII secolo.
Il libro da recensire(“La dolce eresia”) parla del poeta Rumi, fondatore della confraternita Sufi dei “dervisci erranti”, teologo riconosciuto e rispettato dalla comunità, che si limita però più a sciorinare versi del Corano che a guardare l’animo delle persone. Solo l’incontro con il derviscio Shams-i Tabriz gli aprirà gli occhi sulla potenza dell’amore e della spiritualità, raggiungibile esclusivamente dopo essere passati attraverso le sue 40 regole e aver toccato con mano il disagio sociale degli ubriaconi delle taverne o quello morale delle meretrici di strada. Shams è il vero protagonista del romanzo, colui le cui gesta ispirano sia Rumi, sia a secoli di distanza una donna del mondo occidentale. Ogni sua azione è ispirata e spinta dall’amore. Il suo è un amore ponderato, assimilato e condiviso. Un sentimento che ti fa capire di essere sempre dalla parte della ragione. Un motore che ti guida a compiere del bene fine a se stesso, non come le religioni che lo indicano come mezzo per la beatitudine eterna. Ne è consapevole il derviscio, che nonostante sia a conoscenza del suo triste destino(una visione gli rivelerà la sua imminente morte) continua a combattere l’odio e i pregiudizi, in missione contro la corrente delle abitudini e dei luoghi comuni, a costo di incrinare i rapporti più intimi di chi si imbatte nel suo percorso. Sa bene che ne vale la pena. La quarantenne americana rimarrà impressionata dal fascino del cambiamento e dalla forza dei valori trasmessi dal derviscio, tanto da sentire il bisogno di contattare l’autore del libro. Nascerà un rapporto epistolare che si avvicinerà al platonico. Trascinata dagli eventi, Ella arriva quasi a dimenticarsi della famiglia, a mentire con facilità al marito, pur di seguire quello che lei riconosce come un amore grande, di quelli che non poteva neanche immaginare.
Il tentativo di scardinare la struttura delle religioni è tanto coraggioso quanto è intrigante confrontarle con la spiritualità. Possono coesistere? Si alimentano a vicenda o si limitano l’un l’altra? Il lettore è messo di fronte ad una scelta: temere il cambiamento o affrontarlo senza pregiudizi. «Come puoi sapere se il lato a cui sei abituato sia migliore di quello che ti si presenta?».
Il libro da recensire(“La dolce eresia”) parla del poeta Rumi, fondatore della confraternita Sufi dei “dervisci erranti”, teologo riconosciuto e rispettato dalla comunità, che si limita però più a sciorinare versi del Corano che a guardare l’animo delle persone. Solo l’incontro con il derviscio Shams-i Tabriz gli aprirà gli occhi sulla potenza dell’amore e della spiritualità, raggiungibile esclusivamente dopo essere passati attraverso le sue 40 regole e aver toccato con mano il disagio sociale degli ubriaconi delle taverne o quello morale delle meretrici di strada. Shams è il vero protagonista del romanzo, colui le cui gesta ispirano sia Rumi, sia a secoli di distanza una donna del mondo occidentale. Ogni sua azione è ispirata e spinta dall’amore. Il suo è un amore ponderato, assimilato e condiviso. Un sentimento che ti fa capire di essere sempre dalla parte della ragione. Un motore che ti guida a compiere del bene fine a se stesso, non come le religioni che lo indicano come mezzo per la beatitudine eterna. Ne è consapevole il derviscio, che nonostante sia a conoscenza del suo triste destino(una visione gli rivelerà la sua imminente morte) continua a combattere l’odio e i pregiudizi, in missione contro la corrente delle abitudini e dei luoghi comuni, a costo di incrinare i rapporti più intimi di chi si imbatte nel suo percorso. Sa bene che ne vale la pena. La quarantenne americana rimarrà impressionata dal fascino del cambiamento e dalla forza dei valori trasmessi dal derviscio, tanto da sentire il bisogno di contattare l’autore del libro. Nascerà un rapporto epistolare che si avvicinerà al platonico. Trascinata dagli eventi, Ella arriva quasi a dimenticarsi della famiglia, a mentire con facilità al marito, pur di seguire quello che lei riconosce come un amore grande, di quelli che non poteva neanche immaginare.
Il tentativo di scardinare la struttura delle religioni è tanto coraggioso quanto è intrigante confrontarle con la spiritualità. Possono coesistere? Si alimentano a vicenda o si limitano l’un l’altra? Il lettore è messo di fronte ad una scelta: temere il cambiamento o affrontarlo senza pregiudizi. «Come puoi sapere se il lato a cui sei abituato sia migliore di quello che ti si presenta?».
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