La Nuova Sardegna

La signora dei coltelli: l'artigiana Maria Rosaria Deroma

di Luca Fiori
La signora dei coltelli: l'artigiana Maria Rosaria Deroma

A Pattada nascono dalle sue mani capolavori di acciaio e pazienza

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La parola fretta da queste parti è sconosciuta. Nel piccolo laboratorio di via Vittorio Emanuele, nel centro di Pattada, il tempo scorre alla velocità che mani esperte impongono alla forgia, alla morsa e agli altri attrezzi che danno vita a creazioni uniche e inimitabili. Ogni coltello è diverso dall’altro, ma tutti sono pregiati e ricercatissimi dai collezionisti di tutto il mondo.

Maria Rosaria Deroma, 57 anni, di Pattada, si muove con disinvoltura e senza fretta tra lame d’acciaio da affilare alla perfezione e ruvide corna di montone da modellare con il calore del fuoco e anni e anni di stagionatura. Un lavoro paziente e meticoloso, fatto senza mai guardare orologio e calendario. Un lavoro che richiede rigorosamente l’uso delle mani, quelle dell’unica coltellinaia d’Italia.

Il maestro Fogarizzu. I coltelli che realizza Maria Rosaria escono dalla piccola bottega solo dopo aver passato il severo controllo dei suoi occhi e di quelli di suo marito Salvatore Giagu che da 33 anni lavora al suo fianco. «Il tempo d’attesa per uno dei nostri pezzi numerati e certificati – raccontano con orgoglio davanti al banco di lavoro – al momento è di cinque anni». Se passate a Pattada e prenotate oggi una “Resolza” marchiata Giagu dovrete tornare a ritirarla non prima del 2023. Era il 1984 invece quando, con in tasca un diploma da ragioniera e la certezza di non voler passare la vita dietro una scrivania, Maria Rosaria si lasciò incuriosire da un corso regionale tenuto da un vecchio artigiano del paese, mastru Barore Fogarizzu. Fu lei a trascinare nella bottega dell’anziano maestro anche Salvatore, che all’epoca era ancora il suo fidanzato. «Lo convinsi che poteva essere la nostra strada – racconta la coltellinaia – ed effettivamente scoprimmo entrambi di essere portati per questo lavoro». Rubati i segreti del mestiere al maestro Fogarizzu, Maria Rosaria e Salvatore mettono su famiglia e bottega quasi contemporaneamente.

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Dopo gli inizi dell’attività nel 1985 all’interno di un vecchio garage di famiglia, un anno più tardi arriva anche il matrimonio. E insieme ai quattro figli – a cui trasmettono l’amore per l’arte del coltello fatto a mano – i due coltellinai vedono crescere giorno dopo giorno anche la loro azienda a conduzione familiare. In questo laboratorio che si affaccia sul corso principale di Pattada – piccolo centro del Monteacuto di circa 3000 abitanti famoso in tutto il mondo proprio per il coltello – sono passati negli anni cardinali, politici, artisti e proprietari di compagnie aeree. Tutti sono rimasti a bocca aperta guardando le teche in cui sono esposti, come gioielli preziosi, i coltelli fatti a mano. E tutti sono andati via soddisfatti. Oggi le ordinazioni dei coltelli Giagu arrivano da tutto il mondo. Dall’Australia al Giappone, dall’Inghilterra alla Nuova Zelanda sono sempre in aumento i collezionisti disposti ad aspettare anche cinque lunghi anni per assicurarsi un coltello a serramanico che nessuna macchina industriale potrà mai riprodurre uguale a questi nati nel laboratorio pattadese. Il prezzo può variare da un minimo di 210 euro e può arrivare anche a 7mila, a seconda delle esigenze del cliente.

Corna di montone. «Ricerchiamo la perfezione con le nostre mani e la nostra esperienza» racconta con orgoglio “la signora dei coltelli”, mentre mostra le corna di montone arrivate dall’Argentina e dall’Australia per essere lavorate e trasformate in manici affidabili e indistruttibili. «Un tempo si usavano quelle dei montoni sardi – spiega la coltellinaia – ma oggi non se ne trovano più».

In questa bottega dove il tempo si è fermato c’è spazio anche per la sperimentazione di materiali alternativi, come l’avorio, il damasco, il corallo e la filigrana d’oro. «Siamo stati i pionieri a Pattada per la produzione esclusiva di coltelli» spiega Maria Rosaria, che non sa bene se definirsi artista o artigiana, ma che sulla carta d’identità, accanto alla voce professione, ha fatto scrivere senza titubare “coltellinaia”. «I coltelli in passato venivano realizzati da sos frailalzos, i fabbri, loro si occupavano genericamente della lavorazione del ferro e quindi il coltello era una delle tante attività della bottega. Noi abbiamo scelto per primi – puntualizza con fierezza Maria Rosaria – di essere solo coltellinai». Una passione così grande che nel 2011 li ha portati ad aprire il museo “Culter”, di fatto la prima esposizione permanente in Italia che racconta la storia dei coltellinai, dei materiali utilizzati per la produzione e tecniche e metodi di lavorazione dei coltelli di tutto il mondo. «L'idea ha cominciato a farsi strada nel 1995 – racconta la coltellinaia – in occasione della “Prima Mostra Internazionale Del Coltello Custom” che io e mi marito organizzammo in occasione del decimo anniversario della nascita dell’azienda Coltelli Giagu».

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Viaggio nel passato.  Oggi il museo Culter, che si trova accanto alla bottega di Maria Rosaria Deroma e del marito, si articola in un percorso che, partendo dall’esposizione della coltelleria moderna, con spazi espositivi e allestimenti appositamente dedicati alle realizzazioni degli artigiani più rinomati a livello internazionale, si sviluppa mostrando coltelli antichi, di varia foggia, con specifici riferimenti alle diverse origini. Un viaggio nel passato in grado di testimoniare l’abilità e l’ingegno di quell’homo sapiens che anche in Sardegna ha lasciato, ovviamente non solo nella coltelleria, segni tangibili del suo passaggio. «Abbiamo circa 3000 visitatori l’anno – spiega ancora Maria Rosaria – questo spazio è il frutto di un progetto mirato a valorizzare principalmente la produzione contemporanea del coltello internazionale fatto a mano e la sua storia fin dalle origini comuni». Da qualche anno Maria Rosaria e il marito Salvatore hanno trovato nei quattro figli un valido supporto per la produzione artigianale. Il loro contributo è stato fondamentale per ridurre i tempi d’attesa della lunga lista di ordinazioni che fino a qualche anno fa era di sette anni.

Aurelia, Adriano, Letizia e il piccolo Gabriele, appena 17enne, hanno sempre frequentato il laboratorio di famiglia e con gli anni hanno trasformato la curiosità iniziale nella possibilità concreta di modellare la materia e creare coltelli con le proprie mani. Imparando ad affinare le loro doti gli eredi di Maria Rosaria e Salvatore hanno deciso, insieme ai genitori, di inserire nella produzione dell’azienda di famiglia il modello di coltello classico Corinna che con il passare del tempo era stato messo in secondo piano, sostituito dalla più famosa Resolza. «La passione con cui i nostri figli stanno portando avanti questo progetto – sorride Maria Rosaria – ci fa ben sperare per il futuro. L’arte di affilare lame, forgiare corna e ricamare sa piccadura, l’anello in ottone decorato che unisce lama e manico del coltello, è in ottime mani. Col tempo arriverà anche la pazienza, quella con cui la “signora dei coltelli” da più di trent’anni rende unici i suoi capolavori.
 

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