L’impegnativa professione del “giornalista di pace”
DI MANLIO BRIGAGLIA
Nel suo ultimo articolo lo storico analizza alcuni interrogativi di papa Francesco Dalle fake news dilaganti al concetto di verità. «Seguo le regole del buon lettore»
3 MINUTI DI LETTURA
Pubblichiamo l’ultimo pezzo di Manlio Brigaglia, apparso pochi giorni fa sul settimanale della diocesi di Sassari “Libertà.
* * *DI MANLIO BRIGAGLIA
Per la Giornata mondiale 2018 delle Comunicazioni sociali papa Francesco ha diffuso un messaggio dal titolo suggestivo, “La verità vi farà liberi (dal Vangelo secondo Giovanni 8,32). Fake news e giornalismo di pace”. Suggestivo perché, secondo lo stile cui ci ha abituati, il Papa mescola parole e pensieri antichi, propri della religione cristiana, e parole e pensieri del linguaggio più contemporaneo e, se si può dire, più “giovanile”.
Non sono un esperto, ma credo che sia la prima volta che l’espressione “fake news” entra in un testo papale. A questa modernità di linguaggio il messaggio deve molto della sua attrattiva. Francesco articola il messaggio intorno a due domande e due affermazioni. A queste quattro proposizioni provo a rispondere anch’io.
1. Che cosa c’è di falso nelle “notizie false?”
La mia risposta è che nella notizia falsa tutto è falso. Anche quando fosse costruita intorno a un nucleo autentico e certificato quanto a verità, l’intenzione che l’anima la falsifica tutta. Non ci si può mettere di fronte a qualunque mezzo di comunicazione con l’intenzione di ingannare chi riceve il messaggio senza porre la menzogna, la falsità, a principio e motore di tutta l’operazione. Semmai, può cambiare il grado di gravità del peccato, di questo “rendere falsa testimonianza”, e deriva dal tipo di impatto che esercita su chi la legge o la sente, e dunque dal tipo di danno che può produrre.
2. Come possiamo riconoscerle?
La mia risposta è che l’operazione è meno difficile di quanto si pensi. La falsità della notizia falsa si rivela nel fine che si propone: se c’è anche soltanto un accenno di voler ottenere qualcosa, la notizia, se non è proprio falsa, è comunque pericolosa. E dunque va trattata con il discernimento (è la parola di papa Francesco) e comunque, aggiungo io con le parole del papa, la determinazione di «non voler essere divulgatori inconsapevoli di disinformazione». Raccontano che in una grande città industriale del nord italiano, gli operai che prima di andare al lavoro compravano il quotidiano locale lo chiamavano già, sbrigativamente, “la bugiarda”. Dietro la penna del giornalista vedevano il volto del padrone-editore.
3. «La verità vi farà liberi» (Vangelo Giovanni 8,32)
Il richiamo alla parola antica rimette tutto a posto in una riga. Che non è solo la parola di Giovanni, ma quella più antica e confortante: “l’affermazione di Gesù: «Io sono la verità»”. Questa libertà è necessaria agli operatori dell’informazione quanto ai loro mille utenti se si vuol fare “un giornalismo di pace”, come lo chiama papa Francesco.
4. La pace è la vera notizia.
La costruzione di un giornalismo di pace è forse meno facile di quanto ci si possa immaginare. L’errore, anche pericoloso, è a volte lì, a portata di tasto: bisogna imparare a guardarsi dal suo fascino malefico (l’orgoglio dell’invenzione, la superbia della superiorità: “L’ha detto il giornale”, “L’ha detto la radio”, si diceva un tempo. Ci abbiamo guadagnato nel cambio del medium?).
Mi scuso con il lettore. Non ho detto nulla di più di quanto è detto nel messaggio papale: del resto non volevo fare nient’altro che quello che fa il buon lettore: dove c’è un punto interrogativo, prova a proporre la sua risposta.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
* * *DI MANLIO BRIGAGLIA
Per la Giornata mondiale 2018 delle Comunicazioni sociali papa Francesco ha diffuso un messaggio dal titolo suggestivo, “La verità vi farà liberi (dal Vangelo secondo Giovanni 8,32). Fake news e giornalismo di pace”. Suggestivo perché, secondo lo stile cui ci ha abituati, il Papa mescola parole e pensieri antichi, propri della religione cristiana, e parole e pensieri del linguaggio più contemporaneo e, se si può dire, più “giovanile”.
Non sono un esperto, ma credo che sia la prima volta che l’espressione “fake news” entra in un testo papale. A questa modernità di linguaggio il messaggio deve molto della sua attrattiva. Francesco articola il messaggio intorno a due domande e due affermazioni. A queste quattro proposizioni provo a rispondere anch’io.
1. Che cosa c’è di falso nelle “notizie false?”
La mia risposta è che nella notizia falsa tutto è falso. Anche quando fosse costruita intorno a un nucleo autentico e certificato quanto a verità, l’intenzione che l’anima la falsifica tutta. Non ci si può mettere di fronte a qualunque mezzo di comunicazione con l’intenzione di ingannare chi riceve il messaggio senza porre la menzogna, la falsità, a principio e motore di tutta l’operazione. Semmai, può cambiare il grado di gravità del peccato, di questo “rendere falsa testimonianza”, e deriva dal tipo di impatto che esercita su chi la legge o la sente, e dunque dal tipo di danno che può produrre.
2. Come possiamo riconoscerle?
La mia risposta è che l’operazione è meno difficile di quanto si pensi. La falsità della notizia falsa si rivela nel fine che si propone: se c’è anche soltanto un accenno di voler ottenere qualcosa, la notizia, se non è proprio falsa, è comunque pericolosa. E dunque va trattata con il discernimento (è la parola di papa Francesco) e comunque, aggiungo io con le parole del papa, la determinazione di «non voler essere divulgatori inconsapevoli di disinformazione». Raccontano che in una grande città industriale del nord italiano, gli operai che prima di andare al lavoro compravano il quotidiano locale lo chiamavano già, sbrigativamente, “la bugiarda”. Dietro la penna del giornalista vedevano il volto del padrone-editore.
3. «La verità vi farà liberi» (Vangelo Giovanni 8,32)
Il richiamo alla parola antica rimette tutto a posto in una riga. Che non è solo la parola di Giovanni, ma quella più antica e confortante: “l’affermazione di Gesù: «Io sono la verità»”. Questa libertà è necessaria agli operatori dell’informazione quanto ai loro mille utenti se si vuol fare “un giornalismo di pace”, come lo chiama papa Francesco.
4. La pace è la vera notizia.
La costruzione di un giornalismo di pace è forse meno facile di quanto ci si possa immaginare. L’errore, anche pericoloso, è a volte lì, a portata di tasto: bisogna imparare a guardarsi dal suo fascino malefico (l’orgoglio dell’invenzione, la superbia della superiorità: “L’ha detto il giornale”, “L’ha detto la radio”, si diceva un tempo. Ci abbiamo guadagnato nel cambio del medium?).
Mi scuso con il lettore. Non ho detto nulla di più di quanto è detto nel messaggio papale: del resto non volevo fare nient’altro che quello che fa il buon lettore: dove c’è un punto interrogativo, prova a proporre la sua risposta.
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