La Nuova Sardegna

In mostra le “città invisibili” di Renato Fancellu

di Grazia Brundu
In mostra le “città invisibili” di Renato Fancellu

Sino a domani nei vicoli di Sassari l’artista espone i suoi lavori ispirati al celebre romanzo di Calvino

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SASSARI. Che gusto c’è a starsene sempre ben piantati per terra, senza mai cedere alla tentazione di guardare il mondo a testa in giù? O senza azzardare una scalata al cielo su impalcature fragili e tenaci come i sogni? Nessuno, secondo Renato Fancellu. Per esempio lui, artista dal tratto inconfondibile – svelto, elegante, solo in apparenza svagato – se potesse vivere in una delle “città invisibili” raccontate da Calvino, sceglierebbe Zenobia, quella che gli somiglia di più. Perché, dice, «sorge su un terreno stabile, non ha problemi di fondamenta, eppure i suoi abitanti hanno edificato le case su palafitte». In un moto perenne tra la terra e il cielo. Come i mistici o gli artisti, che a volte si equivalgono.

Alla città sui trampoli e alle sue sorelle immaginifiche Fancellu ha dedicato una bella serie di lavori intitolata come il romanzo pubblicato da Calvino nel 1972. La si può ammirare nella mostra “Frammenti” fino a domani alla Domo de Arte di via Capo d’Oro, lo spazio aperto lo scorso settembre, tra i vicoli del centro storico di Sassari, da Francesco Zolo, artista a sua volta. E adesso anche gallerista con una duplice missione: portare l’arte in queste strade spesso trascurate e alternare artisti affermati con nomi poco noti.

Renato Fancellu, sassarese, classe 1953, appartiene da tempo al primo gruppo. Ha esposto in molti spazi importanti, da Milano a Parigi e Dublino, e l’anno venturo farà una mostra anche a Tokio. Dove, a onor del vero, ha già sparso tracce e quadri, durante un viaggio di qualche mese fa, in locali frequentati un tempo dal regista Akira Kurosawa e dallo scrittore Yushio Mishima. La mostra in via Capo d’Oro riunisce lavori di serie diverse, realizzate in periodi diversi. Dalle Ziqqurat ai Pulcini, passando per i Bulls, i Tori, ispirati dalle protomi taurine delle necropoli sarde. La serie più recente è però quella de “Le città invisibili”, realizzata con colori a tempera su carta. Linee delicate, essenziali, e colori vivi ma mai chiassosi, nelle sfumature attraenti del verde, del giallo limone, del malva e dell’azzurro reinterpretano i luoghi fantastici nati dalla penna di Calvino.

La città di Ottavia sospesa indolente a testa in giù e quella di Despina caracollante a dorso di cammello. E poi, tra molte altre, Anastasia circondata dall’acqua e sorvolata da mille aquiloni, e Zenobia sospesa su lunghi trampoli che sembrano zampe.

È difficile sottrarsi al fascino di questi paesaggi, che Fancellu immerge nel silenzio e spopola da qualsiasi presenza umana. Al contrario di quanto accade nella serie delle Ziqqurat, animata da figurine stilizzate ma vicina alle “Città invisibili” per quanto riguarda la riflessione sui temi sociali e ambientali. Nell’una e nell’altra serpeggia un’inquietudine sottile, difficile da mettere a fuoco, suggerita più che raccontata. Un po’ come succede nei sogni o nelle premonizioni. Nella grande Ziqqurat che occupa un’intera parete della mostra, a fare scattare l’allarme sono i colori, golosi come quelli di certe caramelle alla frutta piene di coloranti e tossici come alcuni funghi bellissimi e velenosi. La riflessione sull’ambiente si fa più esplicita in “Fukushima”, uno dei quadri della serie dei Pulcini, nata prima del nuovo millennio e molto amata dai collezionisti di Fancellu per la capacità di veicolare, attraverso immagini infantili considerazioni di volta in volta ecologiste, filosofiche o sociali. Le costanti di questi lavori sono una grande lavagna nera e uno o due pulcini gialli muniti di gessetto: un immagine surreale che arriva dalle memorie d’infanzia, quando, ricorda divertito Fancellu, «la maestra mi chiamava alla lavagna e mi faceva disegnare per tenere a bada i compagni riottosi».

Completa la mostra, visitabile fino a domani, la serie “Bulls” dedicata alla protomi taurine, rielaborate attraverso eleganti stilizzazioni per dare un senso di sardità senza cadere nella faciloneria o nel folklore a tutti i costi.

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