L'intruso. Elias Vacca: «Il primo amore e i primi accordi grazie a Rimmel»
di Elias Vacca
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Elias Vacca, avvocato ed ex deputatoNella mia famiglia i creativi, gli artisti, detengono la maggioranza assoluta del patrimonio genetico. Pure in quelli che, come me del resto, hanno scelto di fare un altro mestiere, perché di...
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Nella mia famiglia i creativi, gli artisti, detengono la maggioranza assoluta del patrimonio genetico. Pure in quelli che, come me del resto, hanno scelto di fare un altro mestiere, perché di qualcosa bisogna pur vivere.
Se a dieci anni hai un amico un po’ più grande che suona la chitarra e ha una sorella con i capelli rossi e le lentiggini che canta “Buonanotte Fiorellino”, sei davanti a un bivio: impari a suonare la chitarra o sei Charlie Brown. Ecco appunto. Vai da tuo padre, che già la suona, e gli dici «vorrei andare a lezione di chitarra». Poi per il compleanno a mamma chiedi “Rimmel”, di De Gregori, dove c’è appunto il valzer che piace tanto alla ragazzina con i capelli rossi. Va da sé che quando “Buonanotte fiorellino” l’hai imparata bene, e non è affatto facile suonarla in tonalità originale, alla ragazzina piace “Pablo”, che piace moltissimo anche a te ma è mooolto difficile, anche da capire. Anche se chi l’ha scritta dice che “non c’è niente da capire”. E speri che lei non vada in fissa con “Piccola mela”, che è una dichiarazione in piena regola e non ti senti pronto.
Poi viene anche la politica ne “Le storie di ieri”. Che «a giocare col nero perdi sempre»... e un arpeggio complicato e quell’assolo sconclusionato di sax in chiusura. Si è sempre attribuito a De Gregori un profilo politico, ben oltre le sue intenzioni. C’era dibattito.
Ma “Piano Bar” è davvero dedicata ad Antonello Venditti? Cioè Venditti e De Gregori erano prima amici/colleghi e poi hanno litigato? Per la politica? Era un argomento molto in auge nel dibattito giovanil-cantautorale.
La canzone che dà il titolo all’album, cioè “Rimmel”, invece non mi ha conquistato subito. L’ho capita dopo. Solo che dopo non me la sono più tolta dalla testa e dal repertorio. È magicamente evocativa. Sai com’è, cantare «...uno zingaro e un trucco e un futuro invadente, fossi stato un po’ più giovane, l’avrei distrutto con la fantasia...» viene anche meglio alla mezza età che alle medie.
Poi “Pezzi di vetro” e “Quattro cani”, se ti piace suonare la chitarra sono perfette. L’album “Rimmel” è rimasto nella classifica dei più venduti per oltre un anno, la storia con la ragazzina dai capelli rossi è andata avanti almeno per due. Non ci siamo baciati mai, ma se ancora oggi dove finiscono le mie dita comincia in qualche modo una chitarra lo devo un po’ anche a Rimmel. E a lei.
Se a dieci anni hai un amico un po’ più grande che suona la chitarra e ha una sorella con i capelli rossi e le lentiggini che canta “Buonanotte Fiorellino”, sei davanti a un bivio: impari a suonare la chitarra o sei Charlie Brown. Ecco appunto. Vai da tuo padre, che già la suona, e gli dici «vorrei andare a lezione di chitarra». Poi per il compleanno a mamma chiedi “Rimmel”, di De Gregori, dove c’è appunto il valzer che piace tanto alla ragazzina con i capelli rossi. Va da sé che quando “Buonanotte fiorellino” l’hai imparata bene, e non è affatto facile suonarla in tonalità originale, alla ragazzina piace “Pablo”, che piace moltissimo anche a te ma è mooolto difficile, anche da capire. Anche se chi l’ha scritta dice che “non c’è niente da capire”. E speri che lei non vada in fissa con “Piccola mela”, che è una dichiarazione in piena regola e non ti senti pronto.
Poi viene anche la politica ne “Le storie di ieri”. Che «a giocare col nero perdi sempre»... e un arpeggio complicato e quell’assolo sconclusionato di sax in chiusura. Si è sempre attribuito a De Gregori un profilo politico, ben oltre le sue intenzioni. C’era dibattito.
Ma “Piano Bar” è davvero dedicata ad Antonello Venditti? Cioè Venditti e De Gregori erano prima amici/colleghi e poi hanno litigato? Per la politica? Era un argomento molto in auge nel dibattito giovanil-cantautorale.
La canzone che dà il titolo all’album, cioè “Rimmel”, invece non mi ha conquistato subito. L’ho capita dopo. Solo che dopo non me la sono più tolta dalla testa e dal repertorio. È magicamente evocativa. Sai com’è, cantare «...uno zingaro e un trucco e un futuro invadente, fossi stato un po’ più giovane, l’avrei distrutto con la fantasia...» viene anche meglio alla mezza età che alle medie.
Poi “Pezzi di vetro” e “Quattro cani”, se ti piace suonare la chitarra sono perfette. L’album “Rimmel” è rimasto nella classifica dei più venduti per oltre un anno, la storia con la ragazzina dai capelli rossi è andata avanti almeno per due. Non ci siamo baciati mai, ma se ancora oggi dove finiscono le mie dita comincia in qualche modo una chitarra lo devo un po’ anche a Rimmel. E a lei.
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