La Nuova Sardegna

Enzo Favata 

Il sassofono che gira il mondo

di Andrea Massidda
Il sassofono che gira il mondo

In tempi di continue tensioni internazionali parlare di Iran senza associarci termini come “accordo nucleare” o “escalation militare” è di grande sollievo. Ancor di più se l’occasione arriva grazie a...

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In tempi di continue tensioni internazionali parlare di Iran senza associarci termini come “accordo nucleare” o “escalation militare” è di grande sollievo. Ancor di più se l’occasione arriva grazie a un musicista algherese, Enzo Favata, che armato soltanto di sassofono e clarinetto ha conquistato la Persia in pochi mesi. Il suo ultimo album “Secret Window”, inciso per la prestigiosa etichetta Hermes Records, con sede a Teheran, è infatti il primo disco di un artista italiano a essere stato prodotto in Iran. Ma c’è di più: anche gli altri due musicisti che suonano nella registrazione – il chitarrista Marcello Peghin e il contrabbassista Salvatore Maiore – sono sardi. L’opera, composta da tredici tracce in acustico, risulta molto gradevole: dai primi brani (“Waves and Wind”, “Tema”, “Blue Dancer”) sino a “Le Voyage”, “Carrela” e a quello che le dà il titolo, “Secret Window”, appunto. Uscito in Iran agli inizi dell’anno, il lavoro di Favata in questi giorni sarà reperibile anche per il mercato europeo e nord americano.

Il percorso che porta il sassofonista algherese in Iran, e da lì alla più vasta scena asiatica, parte dal 2015. «In quel periodo – racconta lui stesso – fui invitato a Teheran per suonare con il violinista Soheil Shayesteh e il pianista Adib Gorbani, entrambi molto conosciuti nell’attuale panorama musicale persiano. Già quella volta ad accompagnarmi fu Marcello Peghin. Dopo il primo concerto – continua Favata – sono ritornato spesso, collaborando anche con altri musicisti della scena locale e partecipando al Fajr Music Festival, il più importante festival musicale iraniano» .

La verità è che il produttore Ramin Sedighi, stimatissimo a livello internazionale (tra le sue produzioni più famose c’è anche un disco con il virtuoso del duduk Djivan Gasparyan) si è letteralmente innamorato del suono dei tre musicisti sardi. E in particolare di questo disco, di cui dice un gran bene: «La genialità di “Secret Window” – spiega Sedighi – è che non c’è nessuno strumento principale, non si percepiscono assoli nella forma tradizionale, ma piuttosto una circolarità continua come veicolo in evoluzione della musica. Questo lavoro è di un livello artistico straordinario».

Secret Window sin dal titolo si preannuncia come un viaggio tra musica e immagini mentali che conduce in Oriente partendo dalla Sardegna e passando per la Spagna, l’Africa e persino il Brasile. «Il repertorio – spiega Enzo Favata – è in effetti una navigazione sonora verso distanti continenti musicali, differenti rotte che convergono nella nostra musica». L’inconfondibile voce strumentale del sax soprano e del clarinetto basso di Enzo Favata, unita al timbro corposo e profondo del contrabbasso di Salvatore Maiore, dove convergono esperienze classiche e folcloriche insieme al mondo sonoro del jazz europeo, risulta perfetta affiancata alle architetture e alla spazialità delle armonie prodotte dalle chitarre di Marcello Peghin. La terra madre dei tre artisti emerge chiaramente in un pezzo ispirato dai Gosos, mentre l’Andalusia esplode nella traccia intitolata, manco a dirlo, “Sevilla”. Poi ovviamente non mancano le melodie del radif iraniano.

Favata, che a fine novembre presenterà il disco a Teheran, parla della scena musicale persiana. «La capitale è una metropoli in grande crescita – racconta – ma bisogna ancora attendere qualche cambiamento. Per esempio, per tenere concerti in teatri e festival non istituzionali c’è bisogno del parere della polizia. Si sa quanto il passato regime di Ahmadinejad sia stato anti-occidentale e qualche strascico di quei tempi è rimasto. Così niente Rolling Stones e John Coltrane nelle trasmissioni televisive o radiofoniche. Del resto – continua – l’ayatollah Khamenei si è spesso scagliato contro la musica come stile di vita traviante per i giovani iraniani»

Tuttavia ora le cose stanno cambiando. «Mi trovavo a Teheran proprio durante le scorse elezioni politiche – conclude il musicista algherese – e il partito della Rivoluzione, quello di Khomeini, intendo, ha preso una percentuale molto bassa e le elezioni sono state vinte dai progressisti: sono molto fiducioso, lentamente stanno nascendo persino festival di musica elettronica. Poi Ramin Sedighi, molto conosciuto in tutto l’Iran, è anche promotore di un festival internazionale con musicisti che arrivano da tutto il mondo e la sua etichetta Hermes Records è davvero molto seguita».

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