La Nuova Sardegna

Fonte e Rohrwacher, Cannes è italiana

di Alessandra Magliaro
Fonte e Rohrwacher, Cannes è italiana

Migliore attore per “Dogman” e migliore sceneggiatura per “Lazzaro felice”. Palma d’oro al giapponese Koreeda

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CANNES. Due premi all’Italia con “Dogman di Matteo Garrone” e “Lazzaro felice” di Alice Rohrwacher, l’allegria di Benigni, l’incredulità sul palco del protagonista del film di Garrone, Marcello Fonte, l’irruenza di Asia Argento che ha denunciato lo stupro subito da Weinstein. L’Italia è stata protagonista alla cerimonia di chiusura del festival di Cannes che ha assegnato la Palma d’oro al giapponese “Un affaire de famille” di Kore-eda Hirokazu e una Palma speciale al grande vecchio Jean Luc Godard per “Le livre d’image”. Ma a non volerla mettere sul provincialismo, oltre l’Italia è stata la politica a guidare la sceneggiatura della serata. Non a caso, le note reggae di “Message in a bottle”, cantate da Sting con Shaggy con un imprevisto e inusuale breve concerto in cima alla Montée des Marches, hanno chiuso il festival e richiamato fuori la sala, come il canto delle sirene, la giuria guidata da Cate Blanchett con tutti i premiati del palmarés 2018. E i pugni alzati al cielo di Spike Lee e della giurata del Burundi Kadhja Nin.

Il #metoo che era stato un tema forte di tutta questa prima edizione ribattezzata dell’era post Weinstein ha dilagato durante la cerimonia con Asia Argento, attivista del movimento a gridare: «Nel 1997 fui stuprata da Weinstein proprio qui a Cannes. Avevo 22 anni e ebbi una premonizione: che mai un Weinstein avrebbe avuto futuro», ha detto l’attrice rivolgendosi alla platea.

Roberto Benigni ha accompagnava la moglie Nicoletta Braschi, tra i protagonisti di “Lazzaro felice” di Alice Rohrwacher (premio sceneggiatura ex aequo con “3 Faces” di Jafar Panhai). Dopo aver saltellato da folletto come d’abitudine («Ho voglia di abbracciare tutto il mondo, ho il cuore in tempesta»), Benigni ha chiamato sul palco, aprendo la busta con il premio per la migliore interpretazione maschile, Marcello Fonte in “Dogman”. «Marcellooo», ha detto Benigni, come la Anita Ekberg della “Dolce vita”. Fonte, che pure sapeva di essere in odore di palmarés, per l’emozione è rimasto senza parole. Piccolo, con la vocina, ha ricordato: «Da piccolo, quando ero a casa mia e pioveva sulle lamiere, chiudevo gli occhi e mi sembrava di sentire gli applausi; adesso è vero, ed è come essere in famiglia. Siete la mia famiglia, mi date calore, qui mi sento a casa, questa sabbia di Cannes è importante per me». «Grazie a Matteo – ha detto poi rivolgendosi a Garrone, che dalla sala applaudiva felice il suo protagonista – che ha avuto coraggio e si è fidato di me».

Molto applaudita Nadine Labaki, che con “Cafarnao” ha vinto il Premio della giuria, rischiando fino all’ultimo di essere la seconda Palma d’oro femminile della storia del festival. La migliore regia è andata a Pawel Pawlikowki per “Cold War”. Migliore attrice, Samal Yeslaymova per “Ayka” di Sergey Dvortsevoy. Infine, Spike Lee, premiato con il secondo premio, il Grand Prix per il suo film “Blackkklansman” che in Usa uscirà per l’anniversario dei moti di Charlottesville ad agosto. «Dedico il premio agli afro-americani. Il mio film dice quello che penso di Donald Trump».



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