Canopoleno, quattro secoli di cultura
Tra i benefattori della città di Sassari spicca Antonio Canopolo, e tra i numerosi doni che ha lasciato resta il “Canopoleno” che, in origine seminario, trasformandosi e mantenendosi in vita per...
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Tra i benefattori della città di Sassari spicca Antonio Canopolo, e tra i numerosi doni che ha lasciato resta il “Canopoleno” che, in origine seminario, trasformandosi e mantenendosi in vita per quattro secoli è arrivato a noi come moderno e vitale istituto laico di istruzione. Tutto questo è raccontato e documentato nel volume – ricco anche di illustrazioni – intitolato appunto “Il Convitto nazionale Canopoleno di Sassari”, appena edito, sempre a Sassari, da Carlo Delfino (334 pagine, 60 euro). Ne è autore Marcello Derudas che, esperto di archivi e di libri, ne è stato in questi ultimi anni bibliotecario e archivista. Apre la narrazione, sempre molto ricca di dati e di riferimenti precisi, con il quadro della cultura a Sassari tra Cinquecento e Seicento, per passare subito all’iniziativa di Canopolo che, pur essendo arcivescovo di Oristano, aveva a cuore soprattutto la sua città natale, dove si preoccupò anche di introdurre l’arte della stampa.
Nelle pagine introduttive Attilio Mastino definisce il volume «incredibile e inatteso»; Pietro Meloni sostiene che «attraverso il ricordo della gloriosa istituzione» ricostruisce «il tessuto della storia culturale di Sassari e della Sardegna»; Pier Paolo Nieddu che «si presenta chiaro nei contenuti fin dal titolo».
Nelle pagine introduttive Attilio Mastino definisce il volume «incredibile e inatteso»; Pietro Meloni sostiene che «attraverso il ricordo della gloriosa istituzione» ricostruisce «il tessuto della storia culturale di Sassari e della Sardegna»; Pier Paolo Nieddu che «si presenta chiaro nei contenuti fin dal titolo».
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