il concerto
di Dario Budroni
INVIATO ALLA MADDALENA. Sotto il chiarore delle stelle la Maddalena saluta le voci di maggio che cantano a giugno. Il concerto finale è da applausi. Tocca ancora agli Istentales accendere la notte...
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INVIATO ALLA MADDALENA. Sotto il chiarore delle stelle la Maddalena saluta le voci di maggio che cantano a giugno. Il concerto finale è da applausi. Tocca ancora agli Istentales accendere la notte della festa. E questa volta, dopo lo scambio di microfoni e melodie con Roberto Vecchioni, sul palco ci salgono i Nomadi di Beppe Carletti. Con loro le emozioni si diffondono nella piazza. La gente canta a memoria. Tastiere, violino, chitarre. Il concerto dei Nomadi comincia con “Noi non ci saremo” e finisce con un tris immortale: “Canzone per un’amica”, “Dio è morto” e “Io Vagabondo”. Un finale di livello per questa edizione numero 18 di “Voci di maggio”, il festival ideato dagli Istentales di Gigi Sanna che, per la prima volta, ha fatto tappa alla Maddalena per una riuscitissima tre giorni sul mare.
Un lungo amore. Beppe Carletti, tastierista e fondatore dei Nomadi insieme ad Augusto Daolio, unico superstite della formazione originaria, non ricorda quante volte ha suonato in Sardegna. Per scoprirlo bisognerebbe sfogliare le pagine di un archivio lungo più di 50 anni. «Però ricordo la prima volta. Suonammo a Ittiri, era il Capodanno del 1967 – racconta Carletti –. E abbiamo continuato a suonarci praticamente tutti gli anni tranne il 1992, anno in cui morì Augusto. Sì, con la Sardegna c’è davvero un bel legame. Io qui ho addirittura una casa, a Capo Coda Cavallo. Noi vogliamo bene ai sardi e i sardi vogliono bene a noi. Pure questa volta, per esempio, mi hanno riempito di regali e ricordi».
Un legame con l’isola rafforzato dalla amicizia con gli Istentales. «Con loro ci conosciamo molto bene – sorride Carletti –. Comunque non è la prima volta che partecipiamo al loro festival. Tra noi c’è una bella amicizia che riusciamo a coltivare nel tempo. Ed è stato davvero bello tornare alla Maddalena, erano 20 anni che non suonavamo qui».
Per sempre nomadi. Tra i brani più applauditi di ieri, “Io vagabondo” a parte, sicuramente quelli scritti da Francesco Guccini. «Con Francesco non ci vediamo spesso, le nostre strade sono ormai diverse, però ci siamo incontrati da poco a teatro – racconta il leader dei Nomadi –. Continuiamo a essere grandi amici, perché nessuno ha mai avuto l’ambizione di mettere in ombra l’altro». Beppe Carletti, classe 1946, ha visto tantissimi musicisti alternarsi al suo fianco nei Nomadi. «Con loro il rapporto è sempre bello – continua Carletti tra un autografo e l’altro –. L’importante, da noi, è saper essere Nomadi. Non basta essere bravi, serve anche sapersi divertire ed entrare nello spirito giusto». Beppe Carletti, uomo con oltre 50 anni di carriera alle spalle, è uno che guarda sempre con un certo interesse a ciò che succede nel mondo della musica. «Purtroppo, però, oggi ci sono tante meteore. E non è sempre colpa loro – spiega –. Come accade per molti rapper italiani, che diventano famosi per poi venire quasi dimenticati. Ma ai ragazzi piacciono e tutto ciò va quindi rispettato».
Super istentales. Gigi Sanna e suoi Istentales anche ieri hanno regalato al pubblico della Maddalena un po’ dei loro brani più famosi. Il leader della band etno-rock, che sabato si era mascherato da Garibaldi, ieri si è travestito semplicemente da Gigi Sanna. Il gruppo inventore di “Voci di maggio”, con al seguito un pubblico sempre più fedele, sul palco, prima ancora dei Nomadi, ha nuovamente ospitato Giulio Golia delle Iene, che ha dimostrato di essere anche un ottimo cabarettista. Poco prima delle 23 è poi arrivato il turno dei Nomadi, che hanno chiuso la 18esima edizione di un festival che anche quest’anno ha messo insieme tanti elementi. Piazza Comando, nel centro storico della Maddalena, da venerdì a ieri sera ha ospitato decine di stand di produttori sardi e di altre regioni del meridione.
E poi processioni in costume, sfilate in maschera, rievocazioni di antichi mestieri. Uno dei capitoli più importanti di questa kermesse lo ha però scritto il gemellaggio tra la Sardegna e la comunità di Cascia, suggellato dall’arrivo alla Maddalena della reliquia e della statua di Santa Rita. Applausi anche per tutti gli altri artisti che, presentati uno dopo l’altro da Giuliano Marongiu, si sono esibiti sul palco di piazza Comando. Una grande festa quest’anno dedicata alla raccolta fondi #iostoconpaolo per finanziare la ricerca sulla sla.
Un lungo amore. Beppe Carletti, tastierista e fondatore dei Nomadi insieme ad Augusto Daolio, unico superstite della formazione originaria, non ricorda quante volte ha suonato in Sardegna. Per scoprirlo bisognerebbe sfogliare le pagine di un archivio lungo più di 50 anni. «Però ricordo la prima volta. Suonammo a Ittiri, era il Capodanno del 1967 – racconta Carletti –. E abbiamo continuato a suonarci praticamente tutti gli anni tranne il 1992, anno in cui morì Augusto. Sì, con la Sardegna c’è davvero un bel legame. Io qui ho addirittura una casa, a Capo Coda Cavallo. Noi vogliamo bene ai sardi e i sardi vogliono bene a noi. Pure questa volta, per esempio, mi hanno riempito di regali e ricordi».
Un legame con l’isola rafforzato dalla amicizia con gli Istentales. «Con loro ci conosciamo molto bene – sorride Carletti –. Comunque non è la prima volta che partecipiamo al loro festival. Tra noi c’è una bella amicizia che riusciamo a coltivare nel tempo. Ed è stato davvero bello tornare alla Maddalena, erano 20 anni che non suonavamo qui».
Per sempre nomadi. Tra i brani più applauditi di ieri, “Io vagabondo” a parte, sicuramente quelli scritti da Francesco Guccini. «Con Francesco non ci vediamo spesso, le nostre strade sono ormai diverse, però ci siamo incontrati da poco a teatro – racconta il leader dei Nomadi –. Continuiamo a essere grandi amici, perché nessuno ha mai avuto l’ambizione di mettere in ombra l’altro». Beppe Carletti, classe 1946, ha visto tantissimi musicisti alternarsi al suo fianco nei Nomadi. «Con loro il rapporto è sempre bello – continua Carletti tra un autografo e l’altro –. L’importante, da noi, è saper essere Nomadi. Non basta essere bravi, serve anche sapersi divertire ed entrare nello spirito giusto». Beppe Carletti, uomo con oltre 50 anni di carriera alle spalle, è uno che guarda sempre con un certo interesse a ciò che succede nel mondo della musica. «Purtroppo, però, oggi ci sono tante meteore. E non è sempre colpa loro – spiega –. Come accade per molti rapper italiani, che diventano famosi per poi venire quasi dimenticati. Ma ai ragazzi piacciono e tutto ciò va quindi rispettato».
Super istentales. Gigi Sanna e suoi Istentales anche ieri hanno regalato al pubblico della Maddalena un po’ dei loro brani più famosi. Il leader della band etno-rock, che sabato si era mascherato da Garibaldi, ieri si è travestito semplicemente da Gigi Sanna. Il gruppo inventore di “Voci di maggio”, con al seguito un pubblico sempre più fedele, sul palco, prima ancora dei Nomadi, ha nuovamente ospitato Giulio Golia delle Iene, che ha dimostrato di essere anche un ottimo cabarettista. Poco prima delle 23 è poi arrivato il turno dei Nomadi, che hanno chiuso la 18esima edizione di un festival che anche quest’anno ha messo insieme tanti elementi. Piazza Comando, nel centro storico della Maddalena, da venerdì a ieri sera ha ospitato decine di stand di produttori sardi e di altre regioni del meridione.
E poi processioni in costume, sfilate in maschera, rievocazioni di antichi mestieri. Uno dei capitoli più importanti di questa kermesse lo ha però scritto il gemellaggio tra la Sardegna e la comunità di Cascia, suggellato dall’arrivo alla Maddalena della reliquia e della statua di Santa Rita. Applausi anche per tutti gli altri artisti che, presentati uno dopo l’altro da Giuliano Marongiu, si sono esibiti sul palco di piazza Comando. Una grande festa quest’anno dedicata alla raccolta fondi #iostoconpaolo per finanziare la ricerca sulla sla.
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