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“Tito e gli alieni” In sala da giovedì il nuovo film con Mastandrea

ROMA. Un piccolo film indipendente italiano pieno di poesia e creatività con protagonista un perfetto e disincantato Valerio Mastandrea nei panni di uno scienziato studioso degli alieni. Ma “Tito e...

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ROMA. Un piccolo film indipendente italiano pieno di poesia e creatività con protagonista un perfetto e disincantato Valerio Mastandrea nei panni di uno scienziato studioso degli alieni. Ma “Tito e gli alieni” della regista milanese Paola Randi, già passato al Festival di Torino (Festa Mobile) e in sala da giovedì, è soprattutto una favola che racconta il mondo dei bambini, il loro immaginario e l’importanza del ricordo. «Gli alieni? Gradirei non avere rapporti con loro finché sono in vita – dice Mastandrea –. Uso il termine alieni solo quando incontro quelle persone umane non omologate, molto pure e buone. Sono loro i veri marziani di questa terra».

Tutto si svolge nel Nevada dove il mite e silenzioso professore (Mastandrea), da quando ha perso l’amata moglie, vive isolato nel deserto accanto alla famosa Area 51 (enorme zona militare a 150 km a nord-ovest di Las Vegas). Il professore è un bravo scienziato e dovrebbe lavorare a un progetto segreto per il governo degli Stati Uniti, ma in realtà passa le sue giornate su un divano rosso ad ascoltare messaggi dallo spazio. Il suo solo contatto con il mondo è Stella (Clemence Poesy), stralunata ragazza che organizza matrimoni per i turisti a caccia di alieni. Un giorno però arriva un video-messaggio da Napoli. È suo fratello (Gianfelice Imparato) che sta morendo e che gli affida i suoi figli: Anita (Chiara Stella Riccio), 16 anni, e Tito (Luca Esposito), 7 anni. Ora i due ragazzini si aspettano Las Vegas, la sognata America vista nei film e invece si ritrovano in mezzo al nulla, nelle mani di uno zio confuso e pigro. E questo in un luogo strano e misterioso dove si dice che vivano anche gli alieni. «Interpreto uno scienziato – continua l’attore – che, dopo la morte della moglie, non riesce più a vivere il presente. È uno che dorme finché viene svegliato da questi due ragazzini che vengono da Napoli e che gli insegnano a volersi bene e ad essere amato». Spiega la regista Paola Randi: «Il film ha del personale. Mio padre, nell’ultima parte della vita, aveva perso la memoria e guardava il ritratto di mia madre morta per conservarne il ricordo. E così ho immaginato un uomo che cercava la voce di sua moglie nell’universo».

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