La Nuova Sardegna

«Vi racconto perché il mio sbirro è donna»

di Fabio Canessa
«Vi racconto perché il mio sbirro è donna»

Intervista con lo scrittore Piergiorgio Pulixi, oggi a Olbia e domani a Sassari ospite della rassegna letteraria “GialloNoir”

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SASSARI. Torna GialloNoir, rassegna della Libreria Azuni arrivata alla nona edizione. Ad aprire il ciclo di incontri sarà domani, alle 19, Piergiorgio Pulixi ormai diventato quasi un ospite fisso della manifestazione. Perché autore prolifico, praticamente ogni anno dà alle stampe un nuovo romanzo, ma soprattutto per il legame che l’autore cagliaritano ha instaurato con i lettori sassaresi e il libraio padrone di casa. Emiliano Longobardi, come sempre nei panni anche di moderatore in questi incontri, che è stato tra i primi – racconta lo stesso Pulixi – a credere nelle qualità dello scrittore formatosi con Massimo Carlotto. Un autore oggi riconosciuto come tra le voci più brillanti del noir italiano. Con il suo nuovo romanzo “Lo stupore della notte” appena pubblicato da Rizzoli (oggi lo presenterà a Olbia, alle 21 al politecnico Argonauti) racconta una storia che si muove tra il thriller e lo spionaggio. Protagonista un commissario donna, Rosa Lopez.

Pulixi, un noir al femminile è abbastanza insolito. Come mai questa scelta?

«Volevo proprio rompere la tradizione che vede nel noir sempre protagonisti maschili. Le donne di solito hanno il ruolo di femme fatale o in alcuni casi di eroina a tutti i costi, tanto per sopperire al fatto delle quote rosa. Io volevo creare un personaggio più completo, credibile. Una donna forte, dura e al tempo stesso fragile».

Perché l’ambientazione a Milano?

«Tutto nasce circa un anno e mezzo fa. Vivevo a Londra e mi è arrivata una soffiata per seguire una storia molto forte. Per farlo dovevo andare a Milano. E così ho fatto, seguendo l’insegnamento del mio maestro Massimo Carlotto che mi ha sempre detto: vai ovunque la storia ti chieda di essere portata. Mi sono quindi trasferito a Milano e messo a studiare, oltre a fascicoli e saggi, la città girandola in lungo e largo per catturarne il genius loci e trasferirlo nel romanzo».

La città diventa così grande protagonista?

«Assolutamente sì. Ho scoperto in Milano una scacchiera perfetta per un noir. Perché è una città bellissima, mi ha colpito per tanti aspetti, ma ha anche un’anima scura. Nel romanzo compaiono i quartieri più esclusivi e quelli più degradati. Ho cercato di creare una sorta di viaggio emozionale che portasse il lettore a spasso nella città».

Possibile obiettivo di un attentato jihadista, secondo uno degli spunti narrativi principali del romanzo.

«Le domande che mi hanno messo in moto riguardano questo tema. Perché l’Italia non è mai stata vittima di un attentato terroristico di matrice islamica? Quanto la popolazione può sacrificare della propria privacy in funzione della sicurezza? E poi mi interessava mettere in luce come l’Isis si muova secondo una tipica organizzazione criminale e come riesca a far breccia sui giovani immigrati di seconda generazione».

Tante tematiche, una commistione di generi. Una bella sfida come autore.

«Mi sono chiesto dove stiamo sbagliando noi romanzieri rispetto agli sceneggiatori delle serie tv americane. Il trucco che usano è in pratica quello di attingere da vari generi, prendendo tanti elementi narrativi per catturare lo spettatore e non perderlo più. In questo discorso si inserisce anche la scelta di pubblicare sui profili social miei e dell’editore le fotografie della città dove si svolgono scene del romanzo e di creare una playlist dedicata su Spotify. Tra i vari brani c’è anche “Se telefonando”, perché il titolo del libro deriva proprio dal primo verso di quella meravigliosa canzone».

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