La Nuova Sardegna

Musica e immagini per celebrare il Sessantotto

di Andrea Massidda
Musica e immagini per celebrare il Sessantotto

Il 21 giugno a Sassari l’Orchestra jazz della Sardegna rilegge i classici del rock con i video dell’epoca 

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SASSARI. Le barricate degli studenti nel boulevard Saint-Michel, a Parigi. Oppure i disordini scoppiati a Chicago tra manifestanti e polizia durante la convention dei Democratici. E ancora il pugno alzato sul podio di Città del Messico dagli atleti Tommie Smith e John Carlos. Poi, naturalmente, l’assassinio di Martin Luther King, a Memphis, e quello di Bob Kennedy, a Los Angeles. Immagini ancora impresse nella memoria di chi c’era e persino di chi è nato dopo questi fatti. Frammenti di storia rubati al 1968, che – si sa – in tutto il mondo non fu un anno qualsiasi, al punto che declinandolo in lettere (Sessantotto) lo si fa giustamente durare ben più di dodici mesi. Scatti fotografici e videodocumenti che sembrano la perfetta colonna visiva al concerto dal titolo “Make music not war”, in programma la sera del 21 giugno (il giorno della Festa della Musica) ai giardini pubblici di Sassari, dove l’Orchestra jazz della Sardegna chiuderà la quindicesima edizione della rassegna “Jazz Op” con un’altra produzione originale: alcuni classici del rock arrangiati da Marco Tiso, direttore dell’Ojs, e affiancati dai video scelti e montati dal regista Sante Maurizi. Tutto per celebrare il cinquantesimo anniversario del ’68, appunto, anno delle grandi rivoluzioni sociali e musicali che hanno segnato l’inizio di una nuova era.

L’iniziativa – organizzata dall’Associazione Blue Note Orchestra con il contributo degli assessorati comunali e regionali alla Cultura del ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo e della Fondazione di Sardegna – è nata proprio da due distinte idee di Marco Tiso e Sante Maurizi, che poi si sono fuse. «Il progetto è costruito su musica e video e rilegge in chiave jazz alcuni grandi classici rock e funk con l’idea di mantenerne il sapore originale, senza "jazzificarli" troppo, spiega Gavino Mele. «Sono convinto che le caratteristiche particolari di un mondo sonoro – aggiunge Marco Tiso – vadano riconosciute e proposte senza essere snaturate, come abbiamo cercato di fare in questo progetto in cui brani rock e jazz sono stati arrangiati per l’organico di una big band: l’Orchestra Jazz della Sardegna».

Marco Tiso dirigerà la formazione sarda punteggiando in musica le fasi peculiari di un periodo denso di avvenimenti cruciali. A mezzo secolo di distanza “Make music, not war”, rievocando il celeberrimo slogan “make love not war”, ripercorre quei fatti con le immagini curate dal regista Sante Maurizi e una colonna sonora firmata da gruppi come i Blood Sweat and Tears, i Traffic, i Chicago, che accolsero con entusiasmo le possibilità infinite di contaminazione tra rock ed altri linguaggi, così come seppe indicare, tra tutti, Miles Davis.

«L’idea – precisa Sante Maurizi – è quella di provare a fare uno stile narrativo evitando tuttavia operazioni di tipo filologico e storico».

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